Introdotto a marzo, rinnovato a maggio e prorogato – in forma diversa – ad agosto: il blocco dei licenziamenti è una delle misure adottate dal governo per contenere gli effetti dell’emergenza Coronavirus dal punto di vista occupazionale. Una novità assoluta, che ha ricevuto anche aspre critiche, ma che è servita per evitare i licenziamenti durante il lockdown e non è comunque basta per evitare il calo degli occupati che si è registrato negli ultimi mesi. Il divieto è stato introdotto con il decreto Cura Italia fino al 17 maggio, poi rinnovato con il decreto Rilancio fino al 17 agosto e, infine, modificato – diventando “mobile” – con il decreto Agosto.

Come funziona il blocco ‘mobile’ dei licenziamenti

Finora era previsto un termine fisso per il divieto. Ma da agosto questa scadenza è stata sostituita da una “mobile”, che è legata agli ammortizzatori sociali che le aziende possono utilizzare fino al 31 dicembre e per massimo 18 settimana e anche alle agevolazioni contributive per un massimo di quattro mesi, sempre fino al 31 dicembre. Si può quindi ricorrere al licenziamento solamente dopo aver usufruito di tutto il periodo di cassa integrazione o di agevolazioni, con tempi che possono essere diversi in base all’attivazione delle misure di sostegno. Il divieto di licenziamento, inoltre, non vale più per tutti i lavoratori come avveniva finora. Esistono, infatti, tre deroghe certe più alcune – interpretative e quindi non ancora ufficiali – che devono ancora essere formalizzate. Le tre eccezioni riguardano: la cessazione definitiva dell’attività con messa in liquidazione, la stipula di un accordo collettivo aziendale che permette ai lavoratori licenziati di percepire la Naspi, il fallimento dell’attività con cessazione totale. In questi tre casi è possibile licenziare.

Fino a quando è valido il divieto di licenziamento

Per quanto riguarda la validità del blocco dei licenziamenti, le tempistiche si possono definire sulla base degli ammortizzatori sociali e delle agevolazioni di cui usufruiscono le aziende. Come detto, per sbloccare i licenziamenti le aziende devono prima terminare il periodo di cassa integrazione aggiuntiva, ovvero 18 settimane da conteggiare a partire dal 13 luglio. Il che vuol dire che il blocco resterà in campo fino alla metà di novembre. Tempi simili anche per chi usufruire delle agevolazioni, con un tempo di quattro mesi, scaduto il quale si potrà di nuovo licenziare. Per alcune aziende che non hanno fatto ricorso alla cassa integrazione in un primo momento, il via libera ai licenziamenti potrebbe arrivare anche prima, non dovendo aspettare la fine degli ammortizzatori sociali. Di fatto, il blocco dei licenziamenti sparirà in linea di massima da metà novembre (ma per tante aziende anche dopo, in base a quando è iniziato il periodo di Cig).

Blocco dei licenziamenti, difficile una proroga

Al momento non si parla di eventuali ulteriori proroghe al blocco dei licenziamenti. Le ultime regole sono quelle riguardanti il divieto flessibile e sembra che non ci debbano essere nuove misure e ulteriori rinvii. Ad agosto si era anche presa in considerazione l’ipotesi di uno scenario catastrofico, con una nuova impennata dei contagi e una possibile proroga da pensare per il futuro. Scenario che, però, sembra essere escluso. O, quantomeno, è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ad assicurare che non ci sarà un nuovo lockdown. Il che vorrà dire che non sarà necessario ricorrere a un nuovo blocco dei licenziamenti totale, non venendosi a creare situazioni come quelle della primavera con la chiusura generalizzata.

Il calo degli occupati nonostante il blocco dei licenziamenti

Il blocco dei licenziamenti non è bastato, però, a evitare un calo degli occupati. Pur sembrando un controsenso, in realtà, il mercato del lavoro ha risentito soprattutto della mancata stipula di nuovi contratti e del mancato rinnovo di tanti altri. Al momento è difficile prevedere quanti posti di lavoro verranno persi in seguito all’emergenza Covid. Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, aveva previsto uno scenario con un calo tra i 900mila e il milione di posti di lavoro, dopo la fine del blocco dei licenziamenti.

I dati già disponibili riguardano invece i mesi precedenti. In pieno lockdown si è registrato un calo della disoccupazione, ma non perché siano aumentati gli occupati, bensì solamente perché molti disoccupati hanno smesso di cercare lavoro. Andando così ad aumentare il dato sull’inattività. Non a caso si è registrata una riduzione delle ore lavorate. I dati Istat sul secondo trimestre del 2020 fanno segnare la disoccupazione all’8,3%, in calo rispetto al primo trimestre del 2020 ma anche rispetto al secondo trimestre del 2020. Una riduzione, come detto, legata alla maggiore inattività: gli inattivi sono infatti aumentati del 5,5% rispetto al primo trimestre del 2020 e del 10% rispetto al trimestre precedente, superando quota 14 milioni.

La perdita del lavoro ha colpito soprattutto chi aveva contratti brevi, magari non superiori ai sei mesi, che non sono stati rinnovati. A rimetterci maggiormente sono stati i giovani, gli under 34. Altro dato che ha pesato parecchio riguarda la mancanza di nuove attivazioni: nei primi mesi dell’anno hanno iniziato a lavorare 400mila persone in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. La riduzione degli occupati nel secondo trimestre del 2020 rispetto ai primi tre mesi dell’anno è di 470mila unità. Calo ancora più marcato rispetto al secondo trimestre del 2019: -841mila unità. E, come sottolineato, il calo riguarda soprattutto i lavoratori a termine (-677mila) e quelli indipendenti (-219mila). E con la fine del blocco dei licenziamenti, atteso per i prossimi mesi, il peggio devo ancora venire.