salvatore rossi

"Vorrei fare una battuta se non ci fossero di mezzo eventi tragici". Così in un'intervista al Corriere della Sera, il direttore generale della Banca d'Italia e presidente dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni Salvatore Rossi ha risposto alla domanda se siano stati venduti prodotti inadatti ai risparmiatori. "Prodotti inadatti e figli della cultura finanziaria anglosassone sono quelli che hanno dato luogo nel 2007 alla più grande crisi dal ‘29 a oggi – ha aggiunto – La verità è che il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in tempi non sospetti ha chiesto di arrivare a vietare la vendita di obbligazioni subordinate agli sportelli in modo che solo investitori istituzionali potessero acquistarli e non i semplici risparmiatori". Secondo Rossi, non si può "vietare di vendere questo o quel prodotto. Non abbiamo poteri così ampi. E ricordo che a vigilare sulla sollecitazione al risparmio è preposta un’altra autorità".

Sulle "accuse dell'Europa", il direttore di Bankitalia vuole "evitare di entrare nel solito gioco Italia contro l’Europa, è innegabile però che ci sia stata una diversità di vedute tra autorità italiane, il governo in primis ma anche noi, e Bruxelles, o meglio la Direzione generale alla concorrenza". È quest’ultima, ha aggiunto, "che ci ha di fatto spinto a seguire la strada oggi criticata che ha portato al salvataggio di Banca Marche, Carife, CariChieti ed Etruria". Rossi ha spiegato che le alternative date da Bruxelles erano tre, e "la prima prevedeva la liquidazione delle banche", che significa che "oltre a mettere in gioco fino a 12 miliardi contro gli 800 milioni di oggi, azionisti, obbligazionisti di tutte le categorie e persino i depositanti sarebbero stati coinvolti. Non solo. Quando una banca fallisce chi ha chiesto un prestito o un mutuo viene chiamato a restituirlo immediatamente. Pensi cosa sarebbe accaduto alle migliaia di imprese clienti di quelle 4 banche…". Circa le altre due alternative, "una è quella che è stata adottata, l’altra è quella che prevedeva l’intervento delle altre banche italiane tramite il Fondo interbancario di garanzia, ma ci è stato di fatto impedito" perché "ci hanno detto che se l’avessimo fatto l’Italia avrebbe dovuto subire una procedura di infrazione per Aiuti di Stato. Nonostante il Fondo sia privato e pagato da privati quali sono le banche italiane".

Alla domanda se non senta come Vigilanza una responsabilità, Rossi ha risposto che i risultati del suo Istituto "vanno misurati sull'intero sistema. In questi ultimi sette anni di crisi prima finanziaria, poi del debito sovrano ed economica, il numero e la dimensione delle crisi bancarie in Italia sono state una frazione rispetto a quanto accaduto in Spagna, Germania, Francia e Olanda. Madrid ha speso 60 miliardi dati dall’Europa (ai quali abbiamo contribuito come Italia per 8 miliardi per inciso). Certo, gli altri sono stati più rapidi di noi". Se di ritardo si è parlato, non è stato della Vigilanza: "Si è trattato di interventi di governo. In quegli anni tra il 2010 e il 2011 avevamo problemi di bilancio pesanti e probabilmente i governi dell’epoca non se la sono sentita".

Circa l'obiezione sul ritardo nel segnalare le criticità le Salva Banche, il direttore di Bankitalia ha spiegato che "il decreto che permetteva di varare l’operazione è stato recepito dal Parlamento il 16 novembre scorso, 72 ore dopo abbiamo varato il provvedimento". Le difficoltà sono state segnalate, "molti pensano che la Banca d’Italia abbia poteri di vigilanza, magistratura, polizia e via dicendo. Non è così, non possiamo fare interrogatori, perquisire. Possiamo chiedere, fare ispezioni e dire alla magistratura quello che non va". Per far sì che non si verifichino situazioni come quella attuale, ha spiegato Rossi, "dovremmo avere un ispettore in ogni filiale per scoprire quelli che vogliono comportarsi in modo fraudolento. Mi permetta di dire che mentre discutiamo di questi eventi tragici, altre situazioni dal Veneto alla Toscana sono state affrontate. E anche lì c’erano ben più di qualche migliaio di cittadini e imprese da tutelare".