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Perché l’Italia non sanziona mai Israele per la pulizia etnica in Cisgiordania?

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Dodici Paesi occidentali hanno annunciato sanzioni contro Israele per i nuovi insediamenti illegali e la violenza contro i Palestinesi in Cisgiordania. Anche l’Italia aveva condannato con loro, ma nel momento di imporre sanzioni si tira sempre indietro.

Francia, Regno Unito e Canada. E poi Finlandia, Danimarca, Svezia, Norvegia, Irlanda, Islanda, Polonia, Spagna e Portogallo. Manca qualcuno? Esatto, tra i Paesi che hanno deciso di smettere di importare beni dalla Cisgiordania, per fermare l’espansionismo e le violenze dei coloni israeliani,manchiamo noi. Ed è un’assenza, questa, che non ci fa onore. Perché mostra ancora una volta, se possibile, l’indifferenza italiana nei confronti della sofferenza del popolo palestinese, che dopo Gaza sta subendo, sono parole del ministro degli esteri britannico Ed Miliband, un’altra “puliza etnica”.

Vale la pena di ricordarlo, ai più distratti, cosa sta accadendo in Cisgiordania. Che , in teoria, dovrebbe essere territorio amministrato dall’Autorità Nazionale Palestinese, stando agli accordi di Oslo del settembre 1993. In pratica è un pezzo di terra che gli israeliani chiamano Giudea e Samaria e che hanno deciso progressivamente di occupare, incentivando gli insediamenti di 500mila coloni circa. Coloni che a loro volta hanno un atteggiamento estremamente aggressivo nei confronti degli abitanti palestinesi, costretti a subire continue vessazioni, dalla distruzione dei campi coltivati e degli ulivi, fino alla demolizione di interi villaggi.Il tutto, sotto la protezione della polizia e dell’esercito israeliano. Il tutto, col malcelato scopo di spingerli ad andarsene, ad abbandonare la loro terra per diventare profughi.

Buon ultimo, il parlamento israeliano, spinto dai partiti di estrema destra guidati dai coloni cisgiordani Itmar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, ha deciso la costruzione di una nuova colonia, chiamata in gergo tecnico E1, che finirebbe per tagliare in due la Cisgiordania, facendo perdere continuità territoriale agli insediamenti palestinesi. Con l’obiettivo, esplicito, di uccidere in culla ogni possibile progetto di uno Stato palestinese.

Domanda: di fronte a tutto questo, perché l’Italia non fa nulla? Che valutazioni ci sono alla base per non sanzionare Israele per questo progetto del tutto illegale nella forma, e disumano nei fatti? Quali motivazioni oltre al solito diritto di Israele a esistere, come se fossero i palestinesi a metterne a rischio la sopravvivenza, e non il contrario? Mistero.

Eppure, se non ricordiamo male anche l’Italia, a differenza ad esempio degli Stati Uniti d’America,  aveva condannato il progetto della colonia E1. Sarebbe interessante sapere come mai la condanna sia rimasta appesa e perché Israele, a differenza della Russia, sia costantemente esente da sanzioni da parte nostra. Anche quando perpetra genocidi come a Gaza. E pulizie etniche, come in Cisgiordania.

Tanto più se, come è emerso proprio ieri grazie a un’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, Netanyahu fu avvertito in anticipo degli attacchi del 7 ottobre dal presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed, e non passò – chissà perché – questa informazione ai servizi segreti israeliani.

Anche di questo, il governo Meloni chiederà mai conto a Netanyahu? Qualcosa ci fa pensare che no, non accadrà mai.

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