
Meno male che c’è Ignazio La Russa. Anni a discutere di crisi climatica, anni a studiare gli effetti dell’innalzamento delle temperature, anni a pensare a come provare a evitare che superino i due gradi di aumento medio, a immaginare alternative agli idrocarburi e a un modello economico basato sullo spreco e sull’abuso di risorse finite, anni a cercare un consenso multilaterale su questi temi per decidere chi e come debba pagare i costi della transizione. E poi arriva lui, il genio di Palazzo Madama, la seconda carica dello Stato Italiano, con la soluzione pronta: “I Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico.”
E che gli vuoi dire, al nostro vice Mattarella? Che ha detto quel che tutti a destra pensano? Che pur di non far danno ai loro potentissimi amici petrolieri e ai loro potentissimi amici proprietari di colossi energivori, e ai loro potentissimi amici cementificatori, che tutto deve restare com’è, che lo spettacolo del capitalismo deve continuare, e che siamo noi che dobbiamo adattarci.
Del resto, sapevamo sarebbero arrivati qui. Prima, quando gli effetti non erano ancora evidenti, potevano negare l’aumento delle temperature. Poi, potevano dire che non era colpa dell’uomo, e che quindi non potevamo farci nulla. Ora che evidente anche a qualunque essere senziente che il clima è fuori controllo e che qualcosa c’entriamo, visto che le temperature hanno cominciato a impennarsi quando abbiamo iniziato a bruciare combustibili fossili, ecco che arrivano a spiegarci che dovevamo pensarci prima, che ormai è andata, che se il popolo ha caldo, dategli un condizionatore e passa la paura.
Solo che non va proprio così, direbbe Max Pezzali. E no, non è una questione di rimorsi e rimpianti. Non solo, perlomeno. Ma di effetti e di conseguenze. Perché no, la crisi climatica non è solo clima caraibico e adattamento con la caipirinha in mano, con buona pace di La Russa.
Crisi climatica sono gli eventi estremi come bombe d’acqua, tornado e uragani che si moltiplicano in frequenze e intensità. Sono i ghiacciai che si sciolgono. Sono l’acqua dolce che comincia a scarseggiare. Sono i mari che si alzano e sommergono le città costiere. O le acque salate che risalgono i fiumi e desertificano pianure fertili. Sono enormi zone del pianeta che diventano inabitabili per la specie umana, generando migrazioni di miliardi di persone. Sono la corrente del golfo che si spegne. E sono mille altre cose, altrettanto devastanti per il nostro benessere.
Per evitare tutto questo siamo ancora in tempo, ma non basta accendere l’aria condizionata e abituarsi. Occorre davvero fare uno sforzo enorme come umanità nel suo complesso, cercando accordi laddove oggi c’è solo competizione o, peggio. Accettando di cambiare il nostro stile di vita, le nostre città, la nostra alimentazione, il nostro modo di produrre e consumare per salvare l’umanità da uno scenario molto complicato per la sua stessa sopravvivenza.
Ed è una battaglia che dipende da noi. Perché se La Russa si permette di dire quel che ha detto, è perché sa benissimo che è abbastanza anziano perché qualcuno gliene possa chiedere conto. E perché in ogni caso, in un futuro speriamo meno prossimo possibile, la damnatio memoriae non toccherà solo a lui. Ma anche noi che glielo lasciavamo dire. E che nel nostro indignarsi senza far nulla, finivamo pure per dargli ragione.
In fondo, cambia qualcosa se sei felice o triste, incazzato o indifferente, mentre accendi il condizionatore, e ti adatti?