Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha assicurato che il decreto dignità annunciato qualche settimana fa verrà discusso dal consiglio dei ministri questa sera. "Il preconsiglio dei ministri è oggi. Ma anche il consiglio dei ministri è stasera perché non c'è solo il decreto dignità da discutere, ma anche altri temi. Il decreto conterrà interventi sul contratto a tempo determinato e a tutele crescenti", ha spiegato Di Maio.

"Il decreto dignità sarà un primo passo in avanti però io so benissimo che il nostro intervento non potrà prescindere dall'abbassamento del costo del lavoro e questo nella legge di bilancio ci sarà. Il nostro obiettivo è abbassare il costo del lavoro per permettere alle persone di avere contratti con più tutele possibile e questo obiettivo richiede anche che le imprese devono smettere di spendere costi per la burocrazie per avere più risorse per creare valore e lavoro", prosegue Di Maio.

Il decretò dignità contiene una serie di norme che prevedono modifiche al redditometro, lo slittamento della scadenza dello spesometro al 28 febbraio prossimo, lo stop allo split payment per i professionisti e un impianto normativo più stingente per debellare il fenomeno delle delocalizzazioni. Nell'ultima bozza del decreto dignità che visionata dall'agenzia di stampa Ansa, la norma sulle delocalizzazioni farà scattare multe da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto per le imprese che delocalizzano "entro cinque anni dalla data di conclusione dell'iniziativa agevolata". La prima versione indicava invece un arco temporale di 10 anni. La stretta è valida sia per chi lascia l'Italia per un Paese extraeuropeo sia per chi trasferisce l'attività, anche in parte, in uno dei Paesi dell'Unione. Il beneficio andrà restituito con gli interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali.

Tutte confermate le misure per contrastare il precariato. Nel caso di somministrazione a tempo determinato varranno le stesse regole degli altri contratti con scadenza: non si potranno avere più di 4 proroghe, la durata massima comunque non potrà essere superiore a 36 mesi. In caso di rinnovo, e per i contratti oltre 12 mesi, tornano le causali "temporanee e oggettive o per esigenze sostitutive; connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria; per picchi e attività stagionali". A ogni rinnovo, infine, i contratti avranno un costo contributivo dello 0,5% in più rispetto all'1,4% che già è a carico del datore di lavoro e che finanzia la Naspi.