Risolto il caso del mosaico della coppia di amanti a Pompei: trafugato da un nazista è stato restituito alle Marche

Un mosaico che ritrae una coppia di amanti era stato restituito dalla famiglia di un generale nazista della Wehrmacht all'Italia. E oggi è stato riassegnato alle Marche. Il militare lo aveva trafugato durante la Seconda Guerra Mondiale e consegnato nel mese di luglio 2025 al Parco archeologico di Pompei che possedeva già mosaici simili. Eppure il Parco più famoso d'Italia non c'entrava nulla con quell'opera che oggi, grazie al lavoro congiunto del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, dei funzionari del Ministero della Cultura, del Parco archeologico di Pompei e delle Università coinvolte, è tornato nella sua sede originale.
La provenienza del mosaico, che ritrae una scena erotica, quindi, è stata attribuita a una villa romana nelle Marche come confermato dal Parco e dall’Università del Sannio. L'opera entrò in possesso di un capitano nazista che dopo esserne entrato in possesso durante la sua attività come addetto alla catena dei rifornimenti militari in Italia nel 1943/44 lo regalò a un cittadino tedesco, i cui eredi hanno deciso di consegnarlo allo Stato italiano. Essendo la provenienza sconosciuta, il Ministero della Cultura lo assegnò a Pompei, ma le ricerche sono continuate e si è scoperto che l'opera non aveva nulla a che fare con il Parco campano.

Le analisi archeometriche eseguite in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università del Sannio suggeriscono che si tratti di una produzione laziale che veniva commercializzata a livello sovraregionale. La fortuna ha voluto che l'incontro con l'archeologa di origini marchigiane Giulia D’Angelo – che ha pubblicato un articolo sul tema – abbia condotto alla provenienza originale, ovvero una villa romana di Rocca di Morro, frazione del Comune di Folignano nelle Marche, dove è attestato già alla fine del Settecento: "La ricostruzione della vicenda di questo mosaico dimostra come la tutela del patrimonio culturale non si esaurisca nel recupero materiale dell’opera, ma prosegue con lo studio rigoroso, la verifica scientifica e la restituzione della verità storica" ha detto il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Il sindaco di Folignano, Matteo Terrani sottolinea come questa vicenda restituisce alla sua città "un frammento prezioso della propria memoria" rafforzando "il legame profondo tra la nostra comunità e la sua storia più antica. Il fatto che l’opera provenga da una villa romana di Rocca di Morro dà nuovo valore a un luogo simbolico che è parte fondamentale della nostra identità". Adesso il compito del Comune sarà quello di valorizzare il sito. L'opera appare anche nella produzione del pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli (1832- 1910) che lo riproduce in un taccuino manoscritto (ca. 1868), conservato nella Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno.