Pino Daniele non muore mai, Gonzalo Rubalcaba: “È speciale perché è partito dalle sue radici e ha parlato a tutti”

La musica di Pino Daniele è eterna. Una frase che può sembrare eclatante ma che non è così impensabile. Ciò che rende un artista un classico, infatti, è la sua capacità di incidere nel presente, ma anche di diventare uno standard per il futuro. E uno standard rivive sia nelle versioni originali che nella capacità di fare presa su altri musicisti che scelgono un repertorio di altri con cui confrontarsi. È successo al pianista cubano Gonzalo Rubalcaba che ha pubblicato un album che è un omaggio a Pino Daniele e si intitola "Gonzalo plays Pino", in cui il jazzista di L'Avana incontra le canzoni del Mascalzone Latino.
Rubalcaba è uno degli esponenti più importanti e influenti del latin jazz e ha rivisitato 11 brani originali di Pino Daniele riarrangiati dallo stesso pianista cubano. Ad affiancarlo ci sono Daniele Sepe (al sax tenore), Aldo Vigorito (contrabbasso), Claudio Romano (batteria), Giovanni Imparato (percussioni), Giovanni Francesca (chitarra) e Maria Pia De Vito (voce). Possiamo riascoltare nuove versioni di canzoni come "Sicily", "Cumbà", "Quando", "Chi tene ‘o mare", "Lazzari felici" e "Napule è".
Perché hai scelto di esplorare il repertorio di Pino Daniele?
Il motivo per cui ho esplorato il repertorio di Pino Daniele è che mi arriva innanzitutto come un invito da un'idea, un desiderio, un sogno, immagino, da una visione di Onofrio Piccolo; mi arriva attraverso Enrico Iubatti l'idea di lavorare a un omaggio, appunto, a Pino Daniele. A partire da quel momento, il primo passo — ovviamente, una volta accettato l'invito — è stato decidere quale musica di Pino Daniele avremmo utilizzato per omaggiarlo. Da lì uno inizia a farsi molte domande, no? Domande necessarie.
Quali?
Il significato dei brani, l'impatto che la sua musica ha avuto in diversi momenti, musicalmente ma anche sul pubblico e sul mercato. Sì, ci sono molte domande che uno può farsi riguardo alle diverse tappe dell'evoluzione della sua musica: cosa lo definisce di più come cantautore, cosa lo definisce culturalmente nel suo rapporto con le radici, con Napoli. Insomma, mi trovo in questo percorso di esplorazione della musica di Pino soprattutto per l'invito ricevuto, un invito che ringrazio e apprezzo moltissimo.
Com'è stato confrontarsi col suo repertorio?
Mi spaventa sempre molto ricevere queste chiamate — che fortunatamente ho ricevuto diverse volte nella vita. Questa chiamata a ricomporre, o meglio a visitare, rivisitare, omaggiare o in qualche modo abbracciare e relazionarmi con l'opera di un artista grande come Pino; la prima reazione è sempre di timore. Perché non si tratta solo di esplorare la musica dell'artista che si va a omaggiare, è anche un esplorare dentro di me per vedere se sono in grado di farlo. Non sono solo condizioni tecniche; ci sono molti altri aspetti di cui uno deve essere consapevole per capire se è il momento giusto, se si hanno gli strumenti intellettuali, ma anche la maturità e la visione per assumersi davvero questa responsabilità.
Cosa rende speciale la musica di Pino Daniele?
Credo che la musica di Pino Daniele sia resa speciale da ciò che rende speciale ogni creazione artistica: il fatto che, pur essendo un'opera che contiene elementi della radice culturale del compositore, allo stesso tempo diventa qualcosa che va oltre la propria radice. In altre parole, si connette con altre culture, con pubblici molto diversi. Non è solo il pubblico che condivide i suoi stessi ricordi, quelli dell'autore. Non è solo il pubblico che abita nello stesso luogo dove vive l'autore. Ma, allo stesso tempo, vi si riconosce un'identità. Un'identità nel modo di scrivere la sua musica e un'identità anche nel modo di esprimerla, interpretarla e trasmetterla. Ho sempre detto che il caso di Pino è speciale.
In che modo?
Perché ha saputo trovare un punto d'incontro. Non so se sia un fenomeno conscio o inconscio, ma è riuscito a raggiungere quel punto di equilibrio tra il piacere alle masse e, contemporaneamente, avere l'ammirazione, il rispetto e il riconoscimento della critica specializzata, dei musicisti e di altri creatori come lui, anche di altri generi e linguaggi musicali.
Come hai scoperto la sua musica?
Avevo già sentito qualcosa di Pino Daniele quando vivevo a Cuba. Poco, molto poco, ma avevo ascoltato qualcosa, nello specifico "Quando". Non so se sia arrivata a Cuba in modo pianificato, come parte di una strategia promozionale, o se sia arrivata semplicemente perché qualcuno ha viaggiato in Italia o a Napoli ed è tornato con questa musica registrata; o magari perché qualche italiano o napoletano è stato a Cuba e ha condiviso questa musica con qualcuno, non lo so. Però so di aver ascoltato questa canzone a Cuba. Probabilmente sarà passata qualche altra canzone di Pino alla radio, ma non lo ricordo.
Che anni erano?
Ricordo che tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 — non l'ho chiarissimo — qualcuno mi fece ascoltare questa canzone e incisi persino un piano elettrico per la produzione di un disco di Isaac Delgado. Isaac fece una versione di questo brano un po' come un bolero movimentato, non un bolero lento. Mi invitò, io suono in diverse canzoni di quel disco e suonai in questa versione di "Quando".
Hai conosciuto Pino personalmente?
No, non ho avuto l'onore di conoscerlo. Non ci siamo mai incontrati personalmente. So che è stato a Cuba, mi pare per una delle edizioni del Festival di Varadero, credo si trattasse di quello. Però non l'ho mai conosciuto di persona. Cosa che sarebbe stata molto interessante. Non si sa mai, a volte dai contatti e dalle esperienze personali con altri artisti nascono spesso dei progetti e delle opportunità di collaborazione. E anche se non nascono collaborazioni, è comunque un modo molto efficace per capire meglio cosa fa l'artista e perché lo fa: conosci direttamente il suo carattere, il suo spirito, la sua personalità; la puoi percepire dal modo in cui parla, si manifesta e comunica.
Qual è per te la canzone perfetta di Pino?
È difficilissimo scegliere. Ci ho provato in alcune occasioni, o almeno ho avuto l'istinto di farlo, non solo con Pino ma anche con altri compositori, persino di musica classica. Ho cercato di arrivare all'idea di quale fosse la migliore, di indicare una delle opere come "la numero uno". Credo che, dal mio punto di vista, sarebbe molto pretenzioso cercare di dire: "Questa è l'opera migliore" o la musica perfetta. Posso sentirmi più identificato o connesso con alcuni brani rispetto ad altri, per ragioni musicali ma anche spirituali, per il messaggio che trasmettono, per l'equilibrio della struttura, per il colore… per tutti gli elementi che definiscono la musica. Si può notare l'intelligenza dell'autore nella composizione, ma alla fine un'opera non è determinata da una singola canzone. Quando parliamo di un autore, di un compositore, parliamo del suo intero percorso. La mappa che ha creato. E dentro quel percorso e quella mappa, come in ogni immagine geografica, vedremo alture, pianure, colori, mari, luci e ombre. Nella musica è esattamente lo stesso.