PierC: “La notte prima di X Factor mi si allagò casa. Gabbani? Ha mantenuto la promessa che mi fece”
Il viaggio dal mondo della finanza fino alla finale di X Factor 2025 in Piazza del Plebiscito racconta l'evoluzione di PierC negli ultimi 12 mesi. Protagonista dell'ultima edizione, anche grazie all'X Pass e al percorso condiviso con Francesco Gabbani, che lo ha voluto come opening act del suo tour, ha pubblicato nelle scorse settimane il suo nuovo singolo "Sul filo". Un brano up-tempo funk che si distanzia dall'universo ballad di "Neve Sporca", inedito del programma, e che racconta anche la vastità delle sue potenzialità vocali. Ha raccontato un aneddoto legato alla notte prima delle Audizioni, in cui ha conquistato il pubblico con "Chandelier" di SIA, ma soprattutto è ritornato sull'episodio in semifinale, che lo ha visto coinvolto nella disputa tra i giudici Francesco Gabbani e Achille Lauro sulla sua interpretazione di "Bohemian Rhapsody" dei Queen. Qui l'intervista a PierC.
Hai guardato le prime puntate della nuova edizione? Ti ha già appassionato qualche nuovo concorrente?
Ho visto metà della prima puntata di audizioni, poi giovedì scorso cantavo e non ho potuto vederla, quindi ho visto solo alcuni concorrenti. Mi sembrano di buon livello, ma è impossibile giudicare vedendoli una volta sola. Secondo me un artista deve essere visto da più fronti e in più occasioni. Quindi per ora non ho ancora un preferito o una preferita.
Che tipo di paura hai vissuto nell'abbandonare il tuo lavoro nel mondo della finanza, lanciandoti pienamente nella tua carriera musicale?
Il fatto che io abbia studiato finanza, che mi piaccia la filosofia, che ami giocare o leggere, sono tutti tasselli che mi rendono la persona che sono oggi. Ed è forse anche il motivo per cui sento il bisogno di ripresentarmi al mondo in maniera variegata e poliedrica. Non ho rimpianti per aver studiato finanza, l'ho fatto anche su indicazione dei miei genitori, ma sono contento che sia andata così. È stato bellissimo e formativo. E ora, riuscire a provare a fare musica a tempo pieno, è una vera magia.
Sono curioso di sapere qual è stato il tuo primo approccio a X Factor da pubblico, osservando le edizioni passate. Qual è il tuo primissimo ricordo legato al programma?
Allora, io X Factor l'ho visto assiduamente proprio da fan un bel po' di anni fa.
Quale edizione?
Era il 2012, l'anno in cui vinse Chiara Galiazzo. Mi appassionava molto l'evoluzione dei concorrenti. Facevo le medie ed era un bellissimo appuntamento serale con tutta la famiglia. Poi in realtà l'ho seguito a sprazzi; a volte non guardavo neanche un'audizione. Durante il liceo classico studiavo tantissimo, ero molto diligente, e le uniche due sere all'anno in cui potevo concedermi un film erano rigorosamente segnate sul calendario. Probabilmente mi sono perso diverse cose per questo motivo, ma andava bene così. Poi nell'ultimo anno sono cambiato molto, ho scoperto che c'era dell'altro, e mi sono staccato del tutto.
E invece legato alla tua partecipazione?
Il mio primo ricordo personale in assoluto legato al mio X Factor è un'immagine catastrofica: la notte prima della mia audizione. A giugno funziona così: il giorno prima fai il soundcheck e il giorno dopo hai il provino vero e proprio. Vado a dormire e alle cinque di mattina mi sveglio e vedo mia sorella e mia zia, le persone che mi avevano accompagnato, con stivali, guanti e secchielli.
Cosa era successo?
Si stava allagando la casa, l'acqua in bagno era altissima! Loro non volevano nemmeno svegliarmi, sapendo quanto il riposo fosse fondamentale per la voce, e hanno cercato di sistemare tutto in silenzio. Il mio primo ricordo è letteralmente la casa allagata.
Che percezione avevi di te nel programma e cosa ti ha spinto a "dichiararti subito" con "Chandelier" di SIA?
Non avevo affatto previsto tutto quello che è successo. Tant'è che subito dopo l'audizione sono uscito dal palco e non avevo capito bene cosa fosse accaduto. Vedevo quasi sfocato, non mi ero accorto che Paola piangeva o che Gabbani era emozionato. Sei lontano dai giudici e, in quel momento, non hai la freddezza per codificare tutto ciò che avviene. Stavo cantando per me e per il pubblico, non stavo a guardare le reazioni al tavolo. Il mio unico metro di giudizio è il brivido: quando cantavo quella canzone, io stesso mi emozionavo, ed era l'unico segnale che mi serviva.
Che tipo di percorso hai vissuto con Francesco Gabbani, ma in generale all'interno di X Factor e le sue dinamiche televisive?
Sicuramente, a livello di introspezione, posso dirti che è tutto così veloce all'interno del programma che, ti assicuro, persino un eremita tibetano farebbe fatica a isolarsi dalle dinamiche e dalla frenesia del momento. Il lavoro vero di introspezione avviene dopo. Ma la cosa più importante che ho imparato a X Factor è sicuramente quella di essere sempre me stesso e di non farmi condizionare da troppi pregiudizi o preconcetti. E Gabbani in questo mi è stato di grande aiuto. Ha insistito più volte, anche quando magari ero dubbioso su alcune scelte un po' troppo azzardate o particolari, dicendomi: "Questo sei tu e ti piace così, no?". Sicuramente questo è stato un grandissimo insegnamento.
Come hai vissuto le grandi aspettative nei tuoi confronti, fin dalla prima audizione?
Boh, io ero dentro e la mia percezione era molto limitata. Come sai, lì si vive davvero in isolamento. Ovviamente c'era tanta aspettativa da parte di tutti, una cosa che non hanno nascosto in diretta né Jake né gli altri giudici. Soprattutto Jake scherzava sul fatto che, quando si parte col botto, poi è difficile mantenere, non dico il livello, ma la percezione di quell'effetto "wow". Io ho semplicemente fatto del mio meglio.
Qual era il tuo obiettivo?
Il mio obiettivo finale era arrivare a suonare a Napoli, su quel palco, e poi riuscire a dedicarmi alla mia musica. Tante persone mi hanno conosciuto lì, in quel percorso, ma io sono sempre stato me stesso, nonostante la bidimensionalità dello schermo. Ecco, oggi il percorso che sto intraprendendo con la nuova musica, come ti dicevo prima, è un po' diverso, perché fa parte di quella tridimensionalità che magari la tv non ha colto appieno.
Che ricordi hai dell'esibizione in semifinale?
È stato bello perché mi sono emozionato e perché Gabbani mi ha permesso di cantare il mio pezzo preferito, "Bohemian Rhapsody", in una maniera anche molto coraggiosa.
Credi che la polemica di Achille Lauro sulla tua performance fosse fatta in buona fede e come ti ha fatto sentire?
Penso che Achille Lauro fosse in buona fede. La televisione amplifica tutto e quindi forse si è trasformata in una sorta di profezia che si autoavvera, sfociando in una tipica dinamica televisiva.
E invece, il palco di Piazza Plebiscito?
È stato bellissimo. Io amo Napoli, amo Piazza del Plebiscito. Napoli è una città di cultura e di musica, quindi è stato un momento stupendo.
Ritornando alle dinamiche televisive, ti ha sorpreso che Gabbani abbia mantenuto la promessa di farti aprire i concerti del suo tour primaverile e che esperienza è stata?
Sì, quando si vedono certe dinamiche in televisione non si è mai certi che siano del tutto genuine o spontanee, perché c'è sempre di mezzo lo schermo che fa da barriera; è normale avere qualche dubbio. Ma devo dire che all'interno era tutto molto vero: il rapporto che si è creato tra me e Francesco sentivo che era genuino e speciale, anche al netto delle dinamiche del programma. Quando, dopo la finale, mi ha proposto di aprire i suoi concerti, è stata una sorpresa incredibile. Ero stato appena catapultato fuori dal caos della trasmissione, in un momento in cui sei bombardato da mille cose.
Che periodo è stato quello?
Quando sei fuori dal programma all'inizio non capisci nemmeno bene cosa stia succedendo, e sentirti chiedere di aprire i suoi concerti è stato bellissimo. È stato stupendo seguire lui e il suo entourage, vivendo un mese in tour come in una "grande gita". Ed è stato molto bello anche quando mi ha fatto la grande sorpresa di venire a cantare insieme a me sul palco al Santeria. È sempre magico.
Che sensazioni hai provato nei tuoi primi live da "solista"?
Guarda, sono molto contento perché ho fatto aspettare le persone che mi vogliono bene per otto mesi, però sono arrivate e mi hanno travolto di affetto. C'era un'energia straripante, per le norme di sicurezza non ci stava letteralmente più nessuno nel locale! Devo dire che le persone che mi seguono sono speciali. Si vede che ci tengono e che hanno colto la mia componente umana anche attraverso lo schermo. Presumo che chi mi segue apprezzi la musica, ma credo sia emersa un'importante parte umana che hanno saputo decodificare guardandomi in televisione.
"Sul filo" si allontana dall'universo ballad di "Neve Sporca", l'inedito presentato nelle fasi finali del programma. Che direzione prenderà il tuo progetto?
Guarda, in realtà non c'è la volontà di prendere una direzione univoca. "Direzione" è un termine che non mi piace molto, perché, come avete visto a X Factor, mi piace sia fare ballad che brani up-tempo. Secondo me la versatilità è un modo per un artista di mettersi in gioco e confrontarsi con più mondi. Anche nella visione di produzione dei brani, considerando che ho dedicato gli ultimi otto mesi a scrivere pezzi originali, trovo bello dare all'interno di un album una varietà stilistica, con generi e sfumature diverse.
E invece dove andrà il racconto del tuo prossimo album?
Le tematiche dei pezzi sono tutte molto esistenziali. Parlano di una condizione che mi porto dietro da sempre, anche prima di X Factor, fin dai tempi del liceo: la sensazione di essere sospesi, in bilico su qualcosa, in procinto di imbarcarsi per la vita. Significa sbilanciarsi a volte più verso il dovere, altre volte verso altre direzioni, facendo inevitabilmente dei compromessi. È una sensazione che si è inasprita durante gli anni dell'università, quando studiavo finanza, e che persiste tuttora. Perché sappiamo bene che, anche facendo il cantante, non si fa sempre e solo ciò che si vuole e non va sempre tutto liscio.
Cosa provoca in te?
È una condizione esistenziale, quella perenne sensazione di vuoto allo stomaco, come quando sei sulle giostre o hai il cuore in gola. La sensazione di non essere mai del tutto tranquillo. Però ho anche capito che un approccio più leggero, come dimostra anche la forma di questo brano up-tempo, mi aiuta. Ho preso coscienza del fatto che una vita su un piano iper-stabile e iper-regolare non fa per me. È stato un modo dissacrante per acquisire consapevolezza: forse il mio equilibrio è proprio questo. È faticoso fisicamente e psicologicamente, ma sto bene così.