Perché è ipocritico criticare Laura Pausini per “Due vite” di Mengoni, in un paese di cover

C'è una macchia difficile da rimuovere quando si tratta di discutere di ciò che sta avvenendo a Laura Pausini, dopo le cover di "La mia storia tra le dita" di Gianluca Grignani e quella in francese di "Due vite" di Marco Mengoni con il cantante Julien Lieb. Un'ondata di recriminazioni nei confronti di una delle interpreti più importanti della storia musicale italiana, che sublimerà il suo percorso il prossimo 6 febbraio con un album di cover dal titolo "Io canto 2". Ma soprattutto, farà parte del cast, per tutte le serate in programma, del Festival di Sanremo 2026, accompagnando nella conduzione il direttore artistico Carlo Conti.
Le critiche subite dai fan di Marco Mengoni, che in parte hanno mal digerito l'interpretazione della cantante emiliana, sono l'ennesimo indizio di un contrasto tra la cantante e parte del suo pubblico italiano. In questo senso, Pausini non ha mai nascosto le incomprensioni con il Bel Paese, che non ha mai riconosciuto con la giusta energia il suo profilo internazionale. Neanche avendo fatto tutto il percorso di gavetta, uno dei bias principali nelle riflessioni sulla rilevanza dei protagonisti della musica italiana. Fa sorridere che le polemiche nei confronti di Pausini arrivino dopo l'annuncio della sua partecipazione al Festival di Sanremo 2026, "un'operazione simpatia" che permetterà anche a Carlo Conti di cucinare "un buon pane con la poca farina che aveva".
Le accuse per la cover in francese di "Due Vite" e le parole di Fiorello
Ma ciò che accade con il progetto "Io canto 2", e con le relative cover di Grignani e Mengoni è grottesco. Il "misunderstanding" tra Pausini e Grignani, che ha portato anche alla diffida del cantante, ha avuto origine, probabilmente, dall'accavallamento delle date d'uscita. Infatti, i due artisti avrebbero pubblicato una versione nuova del brano, chi in lingua inglese o spagnola, chi in collaborazione con Matteo Bocelli, complicando la promozione del brano all'altro. Mentre ciò che sta accadendo con i fan di Marco Mengoni esula da una dimensione musicale, talvolta anche razionale.
È un processo mediatico nei confronti di Pausini, che ha ricevuto anche il sostegno di Fiorello, durante l'ultima puntata de La Pennicanza: "Marco Mengoni è un essere umano. Nulla contro di lui, ma i fan non possono gettare fango su chi si permette di cantare una canzone. Se davvero le canzoni fossero intoccabili, Frank Sinatra cosa avrebbe dovuto dire quando io ho cantato le sue? Una cover è un omaggio, un segno di stima. Mengoni avrà anche ringraziato Laura. Ricordatevi che le canzoni sono di tutti: non esiste che una canzone sia intoccabile, tutti abbiamo fatto cover di brani che sono stati pietre miliari".
La tradizione delle cantanti italiane e dei loro progetti da interpreti
Potremmo partire proprio dal concetto espresso da Fiorello per sottolineare come l'Italia, con la sua grande tradizione musicale, abbia altrettanta tradizione di interpretazioni e cover che non nasce certamente nel 2026 con Laura Pausini, anzi. Facendo solo qualche passo indietro, abbiamo potuto assistere a cantanti come Mina che ha scelto di interpretare alcuni dei brani più importanti della musica italiana in "Mina canta…". O Ornella Vanoni, che con progetti come "Canzoni d'autore" del 1989 e "Ai miei amici cantautori" del 2001 ha omaggiato la musica autoriale italiana. E poi Fiorella Mannoia con "Ho imparato a sognare" del 2009 e "A te", un progetto interamente dedicato a Lucio Dalla, realizzato subito dopo la scomparsa del cantautore bolognese. Senza dimenticare Alice, che con "Eri con me" ha interpretato nel 2022 il meglio della discografia di Franco Battiato. C'è anche chi ne ha cercato nuovi arrangiamenti come Karima (qui l'intervista) con "Canta Autori" nel 2025, in cui ha riletto in chiave jazz/soul i brani di Pino Daniele, ma anche Lucio Dalla e Lucio Battisti.
Perché le cover fanno parte del tessuto musicale e televisivo italiano
Una tradizione discografica in cui ci si potrebbe immergere per ore e che non ha minimamente intaccato il giudizio sulle capacità delle cantanti e sull'originale bellezza dei brani interpretati. Un omaggio continuo che anzi eleva le originali versioni, soprattutto se interpretate da una delle voci più riconoscibili del panorama italiano. A rendere ancora più incomprensibili infatti le polemiche contro Pausini è l'incredibile copertura televisiva dedicata alle cover nel panorama italiano. Si potrebbe cominciare da X Factor, The Voice, Amici di Maria De Filippi, Io canto, Tale e quale show, Il cantante mascherato, I migliori anni, Juke Box – La notte delle hit senza dimenticare proprio la serata cover del Festival di Sanremo: trasmissioni in cui professionisti e non si esercitano in cover, reinterpretazioni di brani storici. Ed è anche abbastanza chiaro come quasi nessuna di queste performance, anche di "Due vite" di Marco Mengoni, possa avvicinarsi, per qualità musicale, a quella interpretata in francese da Pausini con il cantante Julien Lieb.
La diffidenza del pubblico italiano nei confronti di Pausini e l'occasione di Sanremo 2026
E allora, diventa ancora più necessario sottolineare che il Festival di Sanremo 2026 sarà un'occasione per Pausini di incontrarsi, metaforicamente, con il pubblico italiano, di nuovo. Un'opportunità non solo per rendere omaggio alla grande musica italiana e alla rilevanza avuta da Pausini in questi anni, dal 1993 con "La solitudine" nelle Nuove Proposte fino a oggi. Ma anche per superare una diffidenza che Pausini non riceve all'estero, dove viene riconosciuta soprattutto per i suoi premi: quattro Latin Grammy, un Grammy Award, un Golden Globe, una candidatura agli Oscar, a cui si aggiunge un premio come Latin Grammy Person of the Year, prima donna non di lingua spagnola. A cui si aggiunge anche la promozione per "Io canto 2" che uscirà il 6 febbraio e che potrebbe trovare spazio sul palco del Festival: probabilmente non con la versione in francese di "Due vite" di Marco Mengoni.