L'artista statunitense Edward ‘Ed' Clark, maestro della pittura astratta del secondo dopoguerra, è morto venerdì scorso a Detroit all'età di 93 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato dalla galleria Hauser & Wirth di New York che da anni lo rappresentava. È considerato il pittore espressionista afroamericano più importante della sua generazione. Nelle sue tele troviamo sempre pennellate con colori densi e brillanti, per catturare il mondo naturale e raccontare le ingiustizie sociali e le discriminazioni razziali degli anni Sessanta.

I lavori di Clark sono presenti nei più importanti musei di arte contemporanea del mondo, compresi il Museum of Modern Art di New York, lo Smithsonian National Museum of African American History & Culture di Washington e l'Art Institute of Chicago, la città dove iniziò gli studi artistici.

Nel 1952 l'artista lasciò Chicago per trasferirsi a Parigi, dove studiò all'Académie de la Grande Chaumière con Louis Ritman e Edouard Goerg: in questo periodo sotto l'influenza di Nicolas de Staël, la sua arte passò dalla figurazione all'astrattismo. Clark sperimentando in maniera originale, iniziò a ricoprire il pavimento del suo studio con tele bianche che poi riempieva di colori spalmati con grandi colpi di scopa. Tornato a New York nella seconda metà degli anni Cinquanta, Clark si avvicinò sempre di più all'espressionismo astratto: tuttavia la sua scelta non fu apprezzata subito dalla critica, ancora condizionata dal colore della pelle dell'artista.

A New York frequentò la Cedar Tavern, luogo di ritrovo per artisti astratti e scrittori beatnik nel Greenwich Village, e fu uno dei membri fondatori della Brata Gallery, un'influente cooperativa di artisti, entrando poi in contatto con artisti del calibro di Mark Rothko e Willem de Kooning. Nel 1964 dipinse "Blacklash", una tela spruzzata di vernice nera spalmata su uno sfondo bianco e rosso per segnalare "la rabbia contro l'odio razziale" dell'epoca. Un tema che caratterizzerà tutta l'opera di Clark per un intero decennio.