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L’importanza di Supergirl nel fumetto: da controparte del cugino Superman a icona moderna

Supergirl è un’antieroina DC, che si distingue da Superman per un percorso più complesso e umano: “La donna del domani” ne esplora il trauma, la rabbia e l’emancipazione, oltre l’archetipo.
A cura di Gianmaria Tammaro
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Supergirl
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Ci sono dei fumetti che sono entrati nell’immaginario comune. E non solo per il successo commerciale che hanno raccolto e ottenuto. In alcuni casi, sono stati in grado di rimodellare e riscrivere le regole del genere e di portare il racconto a fumetti su un altro livello. Personaggi come Superman sono dei veri e propri archetipi narrativi: l’essere invincibile e incorruttibile, pronto a tutto pur di aiutare il prossimo; l’eroe per eccellenza, che crede nel bene, che vuole fare del bene e che per il bene è disposto a qualunque cosa. Anche Batman, se vogliamo, ha assunto un ruolo simile: rispetto a Superman è molto meno netto e definito e decisamente più immerso nel grigiore delle contraddizioni e della vita quotidiana; eppure, a sua volta, ha finito per incarnare caratteristiche precise – caratteristiche che, come nel caso di Superman, sono state riprese e riutilizzate anche in altri fumetti e in altre storie, per la costruzione di nuovi personaggi.

Con gli anni, Superman si è adattato ad altre necessità. Non ci riferiamo, in questo caso, solo alle diverse serie di cui è stato protagonista. Ci riferiamo soprattutto alle letture differenti che ne hanno dato i vari autori che sono stati scelti per scrivere, o per disegnare, le sue storie. Insomma, Superman è tante cose contemporaneamente ed è un esempio importante da cui partire, proprio perché ribadisce il modo in cui a volte i fumetti possono trasformarsi e influenzare la percezione e il punto di vista dei lettori. Se Superman ha seguito un’evoluzione narrativa ed editoriale tutto sommato lineare, lo stesso non si può dire per il personaggio di Supergirl, creato ufficialmente nel 1959 da Otto Binder e Al Plastino.

C’era sempre stata, prima di allora, l’intenzione di sviluppare una sorta di controparte femminile per Superman: qualcuno che, insomma, potesse affiancarlo. E dopo diversi tentativi, è arrivata Kara Zor-El, la cugina di Kal-El, Superman, anche lei sopravvissuta all’esplosione di Krypto e inviata sulla Terra. Nel corso del tempo, Supergirl è stata messa da parte, uccisa, ripresa, costretta ad adattarsi – non come Superman – alle necessità più ampie del racconto. Per un periodo, era importante che Superman tornasse a essere l’unico kryptoniano sopravvissuto, proprio per sottolinearne l’eccezionalità. Per questo motivo l’evoluzione di Supergirl è stata più lenta e, da un punto di vista puramente narrativo, più sincopata. Come Superman, anche questo personaggio ha finito per incarnare qualcosa di più specifico e chiaro, allontanandosi – prima in modo più leggero, poi in modo sempre più netto – dall’idea limitante di “controparte femminile” e ritagliandosi un altro spazio all’interno dell’universo narrativo della DC Comics.

Rispetto a Superman, Supergirl è cresciuta con la consapevolezza delle sue origini e del suo passato. Per alcuni versi, è addirittura più potente del cugino, perché non conosce freni inibitori e non è stata abituata, fin da piccola, a trattenersi. Nelle varie storie di cui è stata protagonista, Supergirl ha imparato a fare i conti con sé stessa e con il ruolo che, molto spesso, le è stato affidato: non superare Superman, ma affiancarlo e aiutarlo. Se Superman ha incarnato, e incarna tuttora, valori e ideali immediatamente chiari e riconoscibili, Supergirl ha finito per muoversi in una zona più grigia, con una caratterizzazione molto più sfumata e, per certi versi, interessante. Con l’arrivo al cinema del film diretto da Craig Gillespie e scritto da Ana Nogueira, diventa importante provare a fare un passo indietro e a osservare questo personaggio nella sua complessità. E il modo migliore per farlo è affidandosi ad alcune delle sue storie più famose. Una, in particolare, è "La donna del domani", da cui è stato tratto anche il film di cui parlavamo prima.

Supergirl
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"La donna del domani", scritto da Tom King e disegnato da Bilquis Evely, non offre una vera e propria rilettura del personaggio. Ma riesce, più e meglio di tanti altri fumetti, ad approfondire il passato di Kara Zor-El e a dare ai lettori una visione più complessa, e per questo più ricca e sfaccettata, della sua indole e del suo carattere. "La donna del domani" è sostanzialmente un diario: quello di una donna aliena che, un giorno, decide di vendicarsi della morte di suo padre e che viene salvata proprio da Supergirl. Le due cominciano a viaggiare insieme, e viaggiando insieme c’è la possibilità di vedere Supergirl in contesti e situazioni differenti: quando si trova su pianeti con un sole giallo, e quindi ha i suoi poteri, e quando si trova su pianeti dove è più debole e fragile. Al di là dell’ambientazione, che si divide tra pianeti e luoghi diversi, lontano dalla Terra, la cosa più interessante de La donna del domani è il modo in cui ci viene presentata Kara Zor-El.

Ha visto con i suoi occhi il declino e la scomparsa totale di Krypton. Ha dovuto convivere con il dolore e con il lutto. E quando è stata spedita sulla Terra, le è stato dato un compito: prendersi cura di suo cugino. Quando è arrivata, però, ha scoperto che il ragazzo che doveva salvare si era già salvato da solo e che non aveva bisogno, non davvero, del suo aiuto. E quindi si è ritrovata allo sbando, senza né un ruolo né una missione. Ha dovuto imparare a convivere con una nuova realtà e a capire cosa fare effettivamente. Nella scrittura di King, Kara Zor-El è una donna determinata e brillante, incline a scherzare e a mettersi in gioco per gli altri, molto più schietta e diretta del cugino e sempre pronta a intervenire in prima persona quando le cose non sembrano andare esattamente come previsto. In alcuni passaggi, Supergirl appare quasi come un'antieroina: non è la giustizia ciò che cerca, non in senso assoluto come Superman; è pratica e facile alla rabbia. Quando la vediamo per la prima volta, è camuffata, nasconde il suo simbolo e i suoi vestiti, ma non esita a farsi avanti per aiutare una perfetta sconosciuta.

Beve, questa Supergirl. Beve approfittando dell’assenza di un sole giallo, e beve anche per poter provare qualcosa – è uno dei problemi più grandi di chi, in sostanza, è invincibile. E nel corso del viaggio che deve affrontare, riesce, anche se solo in parte, a ritrovare il suo centro. Non è persa, ma è sicuramente sofferente. Il ricordo della tragedia a cui è sopravvissuta non è mai andato via. Visto che, come dicevamo, "La donna del domani" viene raccontato dal punto di vista di qualcun altro, questa ragazza aliena che si chiama Ruthye Marye Knoll, alcuni elementi e aspetti vengono palesemente edulcorati. C’è da dire, però, che la Supergirl di King ed Evely è carismatica e affascinante e, soprattutto, umana. E con "umana" intendiamo fragile, sfaccettata, piena di contraddizioni, di ombre e sfumature. L’essere quasi invincibile non l’ha cambiata; non l’ha allontanata da una dimensione più concreta della vita. Dopotutto, rispetto a Superman, è cresciuta con i suoi simili e prima ancora della speranza ha conosciuto la paura di morire e il lutto.

È un personaggio segnato, a tratti anche spezzato. Ed è esattamente questo che la rende così interessante ed efficace. La scrittura di King e i disegni di Evely sembrano essere quasi in contrapposizione tra di loro: se King non esita a usare parolacce e a rendere Supergirl più istintiva e feroce, Evely dà al personaggio di Kara Zor-El un'eleganza innata. Un'eleganza che non va mai via, nemmeno quando è stravolta dalla fatica o dal dolore. Rispetto a suo cugino, Supergirl non si fa problemi a usare la violenza o a ferire i suoi nemici. Proprio alla fine de "La donna del domani", la ritroviamo più potente, più in controllo, sul punto di lasciarsi andare alla sua furia. E, allo stesso tempo, la vediamo costretta ad affrontare ancora una volta il senso di perdita e di lutto.

La storia di King ed Evely, in Italia pubblicata da Panini Comics, impreziosita dai colori di Matheus Lopes, contiene dentro di sé una molteplicità di punti di vista e visioni, e riesce a distinguersi, rispetto a tanti altri fumetti della DC, per la sua profondità e per la sua capacità continua di cambiare e di adeguarsi al momento e alla situazione in cui si ritrova Supergirl. Che così diventa più concreta e familiare, e sicuramente un personaggio con cui è più facile per il lettore relazionarsi. Se Superman è un archetipo narrativo, Supergirl offre una caratterizzazione diversa, molto più moderna per alcune cose. Ne "La donna del domani", è un chiaro simbolo di emancipazione e di indipendenza. Non c’è nessuna banalizzazione narrativa, proprio com’è giusto fare quando si vuole gestire un personaggio al di là delle sue origini e di quelle che sono state le motivazioni iniziali che hanno portato alla sua creazione.

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