16 Luglio 2022
09:48

L’Arena di Verona si spacca sulla blackface, la soprano Angel Blue: “Sono offesa, non canterò più”

La soprano Angel Blue non si esibirà all’Arena di Verona nella Traviata per protesta contro l’uso della blackface nell’Aida.
A cura di Redazione Cultura
Protagonisti dell’Aida all’Arena di Verona (via Instagram Anna Netrebko)
Protagonisti dell’Aida all’Arena di Verona (via Instagram Anna Netrebko)

Dopo la messa in scena dell'Aida che fino a ora ha visto protagoniste Ljudmyla Monastyrska e Anna Netrebko che hanno interpretato l'opera verdiana dipingendosi il volto, la soprano americana Angel Blue, che avrebbe dovuto esibirsi nella città scaligera come Violetta Valéry ne La Traviata, sempre di Verdi, ha annunciato che non lo farà. Blue ha scritto un messaggio sui suoi social annunciando prima lì che ai responsabili dell'Arena che non canterà nonostante fosse già inserita nel calendario, come ha ricordato in un comunicato con cui ha risposto alla soprano la Fondazione Arena di Verona.

Aida, che è principessa e figlia del Re di Etiopia, è stata interpretata nelle prime esecuzioni da Ljudmyla Monastyrska e Anna Netrebko la quale ha scatenato alcuni commenti negativi postando sui social alcune foto di scena in cui si vedeva l'uso della blackface, ovvero l'usanza di dipingere di nero il volto degli attori e delle attrici per interpretare personaggi africani o afroamericani. La blackface è una pratica che soprattutto negli usa è considerata razzista perché deriva dai Minstrel Show dell'800 in cui attori bianchi si dipingevano il viso di nero per mettere alla berlina i neri con atteggiamenti razzisti. La polemica sulla questione torna ciclicamente anche in Italia, soprattutto in tv anche se questa volta a sollevarla è la soprano americana.

Angel Blue è stata perentoria e sui social ha spiegato così la sua scelta di non esibirsi: "Sono giunta alla sfortunata conclusione che quest'estate non canterò La Traviata all'Arena di Verona come previsto. Come molti di voi sapranno, l'Arena di Verona ha recentemente deciso di utilizzare la blackface in una recente produzione di Aida. Vorrei essere perfettamente chiaro: l'uso della blackface in qualsiasi circostanza, artistica o altro, è una pratica profondamente fuorviante basata su tradizioni teatrali arcaiche che non hanno posto nella società moderna. È offensivo, umiliante e apertamente razzista. Punto" scriva l'artista che spiega anche che non vede l'ora di esibirsi in una delle sue opere preferite "ma in coscienza non posso associarmi a un'istituzione che continua questa pratica. Grazie per la vostra comprensione e a tutti coloro che hanno mostrato supporto e sensibilità a me e ai miei colleghi artisti del colore".

La risposta ufficiale è arrivata in una nota della Fondazione che spiega come l'accordo tra le parti fosse stato raggiunto un anno fa e che la prima dell'Aida è andata in scena a metà giugno, quindi Blue avrebbe dovuto già sapere quali erano le caratteristiche dell'opera: "Tutti i Paesi hanno radici diverse e la loro struttura culturale e sociale si è sviluppata attraverso percorsi storico-culturali differenti. Sullo stesso argomento la sensibilità e l’approccio possono essere molto diversi tra loro nei diversi angoli del mondo; spesso si arriva ad una idea condivisa solo dopo anni di dialogo e comprensione reciproca. Non abbiamo alcun motivo, né alcuna volontà, di offendere e disturbare la sensibilità di alcuno. Raggiungiamo con vive emozioni persone provenienti da diversi Paesi, da contesti religiosi differenti, ma per noi tutte le persone sono uguali. Crediamo nel dialogo, nello sforzo di comprendere il punto di vista altrui, nel rispetto degli impegni artistici presi" si legge nella nota.

La nota della Fondazione si conclude con un invito a ripensarci: "Sarà l’occasione di dialogare in modo costruttivo e concreto partendo proprio dalle tue riflessioni. Il mondo digitale non crea la stessa empatia che solo il contatto diretto riesce a determinare: proprio come in Teatro. Le contrapposizioni, i giudizi, le categorizzazioni, la mancanza di dialogo non fanno altro che alimentare una cultura del conflitto che noi rifiutiamo totalmente. Ed auspichiamo che tutti lavorino per non alimentare divisioni"

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