video suggerito
video suggerito

Lapo, emblema dell’élite finanziaria

La tragicomica vicenda di Lapo Elkann ci insegna che l’èlite finanziaria ha dichiarato guerra alla vecchia civiltà borghese.
A cura di Diego Fusaro
1.982 CONDIVISIONI
foto Piergiorgio Pirrone - LaPresse02 09 2016 Lido di Veneziaspettacolo73esima mostra d'arte cinematografica di Venezia'Franca: Chaos And Creation' premierenella foto: Lapo Elkann
foto Piergiorgio Pirrone – LaPresse
02 09 2016 Lido di Venezia
spettacolo
73esima mostra d'arte cinematografica di Venezia
‘Franca: Chaos And Creation' premiere
nella foto: Lapo Elkann
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

La tragica, comica e risibile vicenda di Lapo Elkann almeno una cosa ce l’ha insegnata: l’élite finanziaria che governa il mondo e che gestisce univocamente la lotta di classe ai danni delle masse precarizzate e costrette a una condizione neoservile ha dichiarato guerra alla vecchia civiltà borghese. Da questo punto di vista, l’èlite neofeudale è, per sua essenza, postproletaria, postborghese e ultracapitalistica.

Non solo ha messo in congedo il vecchio mondo proletario, centrato sul lavoro e sui diritti sociali, aprendo la strada a un mondo postproletario fatto di diritti civili e parate arcobaleno, che nemmeno sfiorano i reali rapporti di forza del classismo e dell’integralismo economico. Ha, in pari tempo, dichiarato guerra alla vecchia borghesia e alla sua “coscienza infelice” (Hegel), ossia alla sua coscienza critica e talvolta dissidente rispetto al regno prosaico della mercificazione. La borghesia, del resto, aveva una sua sfera di valori non mercificabili e dunque incompatibili col capitalismo assoluto, che tutto trasforma in merce.

Lapo è l’emblema dell’èlite postborghese e postproletaria: in lui si condensa in forma parossistica l’abbandono dei vecchi valori del mondo borghese, ciò che Hegel chiamava “eticità” (famiglia, professione stabile, diritti sociali, senso dello Stato, ecc.). Lapo è postborghese, postproletario e ultracapitalistico: è l’apice dello sradicamento finanziario, giacché permanentemente all’estero (le sue malefatte avvengono puntualmente a Nuova York).

È, poi, l’apoteosi del godimento illimitato, autistico, mortifero e cinico: è il punto di congiuntura tra liberismo e libertinismo, tra illimitatezza del plusvalore individuale e illimitatezza del plusgodimento individuale.

È, ancora, l’apice dell’abbattimento del vecchio istituto borghese della famiglia monogamica centrata sulla differenza sessuale tra uomo e donna e sulla sessualità volta alla procreazione: Lapo è immancabilmente in compagni di transessuali. La vecchia figura del pater familias – cifra del mondo borghese – cede oggi, nel tempo del “padre evaporato” (Lacan), il passo al nuovo modello mediatico permanente del transessuale, che rappresenta l’orizzonte di senso del nuovo capitalismo flessibile e finanziario, che abbatte patrie e padri, madri e lingue-madri. Il transessuale diventa esso stesso l’emblema della sessualità fluida, la prova che nel capitalismo assoluto non esiste una natura e regna sovrana la sola norma della violabilità di ogni inviolabile. Benvenuti nel capitalismo finanziario gestito sovranamente dall’èlite apolide, cinicamente edonistica, sradicata e sradicante, nemica di ogni forma di vita borghese e proletaria.

1.982 CONDIVISIONI
Immagine
Sono nato a Torino nel 1983 e insegno Storia della filosofia in Università. Mi considero allievo indipendente di Hegel e di Marx. Intellettuale dissidente e non allineato, sono al di là di destra e sinistra, convinto che occorra continuare nella lotta politica e culturale che fu di Marx e di Gramsci, in nome dell’emancipazione umana e dei diritti sociali. Resto convinto che, in ogni ambito, la via regia consista nel pensare con la propria testa, senza curarsi dell’opinione pubblica e del coro virtuoso del politicamente corretto.
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views