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20 Novembre 2013
11:27

La SIAE attacca il teatro Valle Occupato

Blandini, direttore della SIAE, attacca il Valle Occupato come un morbo da estinguere perchè il teatro in Italia si riprenda economicamente.
A cura di Simone Petrella
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Ieri il direttore generale della SIAE Gaetano Blandini e il direttore della Divisione Servizi in Convenzione Marina Landi hanno presentato le statistiche sull’attività di spettacolo relative ai primi sei mesi del 2013.

L’andamento dei dati evidenzia segnali di ripresa ma rimangono diverse aree di crisi. Il cinema ha fatto registrare un lieve incremento degli spettacoli e un consistente aumento degli ingressi e della spesa del pubblico; l'attività teatrale, invece, è in flessione negativa, ad eccezione del dato relativo all’offerta degli spettacoli, cresciuto dello 0,55%. Dati alla mano, il direttore Blandini ha espresso un netto disappunto e criticato la mancanza di rigide regole in Italia: dal regolamento dell'Agcom per la pirateria online "che si trascina ormai da anni " fino alla cultura gratuita ("la gratuità toglie posti di lavoro"), dalla questione della copia privata fino al più generale disinteresse nella lotta alla pirateria.

Affermazioni dal valore quantomeno ambiguo: se la pirateria online può ancora essere considerata un problema da risolvere (forse però meriterebbe uno sguardo nuovo, diverso), opporsi alla cultura gratuita non è un segnale necessariamente positivo. Ma senza volersi esporre su queste dichiarazioni, basta arrivare al punto forte delle invettive del direttore, ovvero la questione del Valle Occupato. Blandini afferma che il settore teatrale è in crisi, come si evince dai dati, e a Roma "ci sono dei pariolini, come si dice qui, o meglio figli di papà come diceva Pasolini, che da tre anni occupano un teatro facendo concorrenza sleale ad altri teatri, non garantendo la sicurezza dei lavoratori né quella del pubblico, senza pagare la luce, il gas, il telefono, nella più totale illegalità. Ed è una zona franca, a loro nessuno dice niente. Mentre il morbo del teatro Valle si espande, solo a Roma 30 spazi occupati 80 in Italia, fra un po' nessuno pagherà più nulla. E' il momento delle reazioni – conclude – delle reazioni serie, che sono fatte anche di proposte. Credo andrà ripensato il modo di fare teatro in questo Paese”.

Queste affermazioni generano però una serie di riflessioni e la prima è la più banale di tutte: il teatro è in crisi perché il Valle è occupato? L'occupazione del Valle alimenta la crisi? No perché questo concetto sembra andare un po’ in controtendenza con qualsiasi principio storico di azione e reazione; l'occupazione di spazi è sempre stata uno strumento di lotta, a volte magari usato male, ma mai una causa della crisi. Sarebbe molto più semplice pensare che il Valle (e come il teatro Valle molti altri spazi in Italia, da Milano a Napoli) è stato occupato proprio in seguito alle difficoltà che hanno tolto lavoro, possibilità e speranze a centinaia di artisti. Vedere le occupazioni di spazi come un morbo, addirittura contagioso, invece che come un sintomo e un tentativo di soluzione, rivela una chiusura mentale attribuibile senza troppa  fatica ai vertici della SIAE. Non c’è neanche bisogno di entrare nel merito della correttezza o meno dell’occupazione, degli esiti e delle conseguenze di essa: rimangono affermazioni estremamente superficiali, nate probabilmente anche dalle critiche più o meno dirette che la fondazione Teatro Valle Occupato ha ultimamente rivolto proprio alla SIAE.

Bisogna valutare anche chi è a dire queste cose: la SIAE non è un organo che produce statistiche. La funzione principale della SIAE è quella di controllare che vengano versati i diritti agli autori e agli editori, figure a cui però la SIAE è quasi imposta, poiché è ancora piuttosto difficile scrivere o produrre arte ufficialmente (almeno che non si aderisca a qualche creative commons) senza esservi iscritti. La SIAE per questo "lavoro" percepisce un pagamento annuo da ogni socio; in più  guadagna sulla vendita di ogni supporto e dispositivo idoneo alla riproduzioni autorizzate (si parla di milioni di euro, perché non dovrebbe quindi preoccuparsi del problema della pirateria e della cultura gratuita!) e in più i guadagni, poiché sono divisi secondo campioni e non analizzando tutti i dati, vengono distribuiti spesso tra i soci SIAE con un criterio assolutamente preferenziale verso i pochi soci di prima fascia. E chi sono questi soci? Zucchero, Ligabue, Vasco Rossi, ecc.

Gino Paoli, presidente della SIAE
Gino Paoli, presidente della SIAE

Insomma la SIAE, colpita anche da diversi scandali negli ultimi 20 anni, non è forse la giusta torre da cui scagliare sentenze di questo genere; si ripropone in questo caso la nota e italianissima capacità di guardare la pagliuzza nell'occhio dell'altro, ignorando la celeberrima trave nel proprio. Allora è giusto preoccuparsi della cultura, ma non sono certo gli spazi occupati il problema su cui concentrarsi perché questo settore si riprenda in Italia. Blandini scomoda addirittura Pasolini per criticare i ragazzi che occupano il Valle, facendo leva sulle inflazionate e stranote critiche che rivolse ai borghesi. Non sono sicuro di cosa Pasolini penserebbe di questi ragazzi, ma riesco a immaginare più o meno chiaramente cosa scriverebbe della SIAE.

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