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Ilenia Zodiaco: “I libri sono una forma di resistenza alla distrazione digitale. Nel 2026 leggiamo i mattoni europei”

Ilenia Zodiaco racconta come i libri siano un antidoto alla distrazione: leggere insieme per ritrovare attenzione e senso. E svela che nel 2026 il suo gruppo di lettura – uno dei più famosi in rete – leggerà i mattoni europei.
A cura di Francesco Raiola
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La critica e booktoker Ilenia Zodiaco
La critica e booktoker Ilenia Zodiaco

Ilenia Zodicao è una delle booktoker più famose d'Italia. Anzi, probabilmente la più seguita. Nata come youtuber, una delle prime che si occupava di critica letteraria (famosi i suoi libri di melma e i wrapup), la critica catanese ha costruito attorno a sé una community sempre più forte e fedele che aspetta i suoi video, i suo consigli di lettura e le sue critiche, ma anche contenuti più generali sul mondo editoriale. Da sei anni ha lanciato "I mattoni", un gruppo di lettura online dal nome ironico in cui si leggono grandi classici della Letteratura contemporanea . Ogni anno Ilenia Zodiaco sceglie un tema che unirà le letture e oggi ha svelato che nel 2026 si leggeranno i mattoni europei.

Quest'anno si leggeranno "David Copperfield" di Charles Dickens, "La vagabonda di Colette", "La fiera delle vanità" di William Thackeray, "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo, "Cime tempestose" di Emily Brontë e "La montagna incantata" di Thomas Mann. E se fino al 2025, oltre al canale Youtube, era stata la sua newsletter, Inside Books – la più seguita in Italia, in ambito culturale, prodotta da NightReview e NR edizioni – quest'anno i mattoni si trasformeranno in incontri fisici nelle librerie Feltrinelli. A Fanpage Zodicaco ha raccontato come è nato questo progetto letterario che ha fatto da apripista per tanti altri booktoker, del mondo culturale italiano, di cosa significa raccontare la Letteratura, oggi.

Com’è stato questo 2025 letterario?

È stato ottimo, soprattutto perché dal punto di vista dei “mattoni” il gruppo di lettura non è mai stato così partecipato. Abbiamo esplorato una letteratura che ci interessa moltissimo, quella del Novecento italiano, che continua ad attirare curiosità. Qui si entra anche nel vivo del progetto dei Mattoni: si prendono autori e titoli molto conosciuti, che fanno parte della nostra storia e che tutti abbiamo almeno intravisto sui libri di letteratura al liceo, ma che in pochi hanno letto davvero.

Cosa significa rileggere oggi questi classici?

Leggerli oggi e interpretarli alla luce del presente è tutta un’altra cosa: si scoprono nuove chiavi di lettura e, soprattutto, si capisce di più della nostra identità. Scopri molte cose anche sull’Italia di ieri e anche su quella contemporanea. La letteratura non è solo evasione: è uno strumento di interpretazione della realtà in cui viviamo.

Qual è lo stato della letteratura, oggi?

È un momento estremamente fertile. Oggi la letteratura può sembrare qualcosa di residuale, e in parte lo è: nonostante ciò che spesso ci viene raccontato, la percentuale di lettori in Italia resta piuttosto bassa, soprattutto se confrontata con il resto d’Europa. Anche altrove esistono problemi simili, perché la tecnologia sta lentamente erodendo gli spazi di attenzione. La letteratura, però, richiede concentrazione: non è un’attività multitasking, come invece siamo ormai abituati a fare. La cosa interessante è che oggi abbiamo uno sguardo molto più critico sia sui social sia sull’intelligenza artificiale. Stiamo attraversando una fase di tecno-entusiasmo, certo, ma allo stesso tempo una fascia sempre più ampia della popolazione sta diventando più scettica. In questo contesto, la letteratura diventa uno strumento per riappropriarci della nostra attenzione.

In che modo?

Il gruppo di lettura e la newsletter mi fanno capire che ci sono persone che vogliono accedere a dei contenuti più approfonditi e strutturati che conservino la loro attenzione anziché eroderla, cosa che invece si sente molto quando stai sui social. Col libro non succede questa cosa.

Perché?

Perché è un oggetto finito, non c'è quella sensazione di presenti continuo, di un tempo che non finisce mai, come se la giornata non stesse finendo. Credo che moltissime persone sentano il bisogno di ritrovare questa finitudine, ed è uno dei motivi per cui gruppi di lettura e newsletter stanno recuperando spazi che in passato erano stati loro sottratti.

Una sorta di spazio meditativo.

Sì, uno spazio di riflessione. Oggi abbiamo appaltato la riflessione ai social perfino all’intelligenza artificiale. Lasciamo che siano gli algoritmi a scegliere cosa ci interessa. La letteratura diventa allora un atto di riappropriazione, che serve anche nella vita quotidiana. È un hobby, certo, ma anche un allenamento alla riflessione, all'attenzione profonda. L’atto della lettura richiede concentrazione e ti aiuta a sviluppare una forma di resistenza alle distrazioni continue. Io uso i social tutti i giorni, ma ho costruito nel tempo degli strumenti per difendere la mia attenzione. Molti adolescenti non li hanno ancora e finiscono intrappolati nello scrolling infinito.

Gruppi di lettura, ma anche newsletter e YouTube – con la creazione di fanbase forti – sembrano portare a un ritorno alla dimensione collettiva. È così?

Sì, perché sono tutte cose che si tengono insieme. La necessità di aggregazione è fondamentale in un mondo dell’informazione che è sempre più dispersivo. Sei immerso in un flusso continuo di contenuti, spesso senza sapere chi li ha fatti, quando e perché. Individuare una "bolla felice" dove c'è un filtro, significa trovare un punto di riferimento. Questo dà orientamento e crea appartenenza, con un atterraggio anche nel mondo fisico, che è fondamentale. Le persone vogliono dare un senso, uno scopo, al tempo che passano online, e il gruppo di lettura riesce a unire il bisogno informativo e critico con quello relazionale. Poi c'è un altro aspetto.

Prego…

La continuità: non è "leggiamo questo libro questo mese", ma un progetto annuale, con un filo rosso tematico. Anche il tempo è più umano: un "mattone" ogni due mesi è più sostenibile di un libro al mese. Diventa un impegno fattibile e anche sociale, qualcosa di cui rispondi ad altri. C’è un grande bisogno di questo tipo di impegno, perché oggi c’è disimpegno ovunque, non solo politico ma anche sociale. I giovani, anche molto giovani, hanno perso molti spazi di aggregazione culturale, che erano anche spazi di socialità.

Una letteratura, in un certo senso, contro il neoliberismo?

Sì, anche perché la partecipazione è gratuita e la scelta del classico è legata all’accessibilità: spesso le persone li hanno già in casa o sono facilmente recuperabili.

Quando hai capito che il "mattone" poteva funzionare, nonostante vada contro la logica della soddisfazione immediata?

Fin da subito. Usare i social è molto interessante dal punto di vista analitico: capisci subito quali sono i temi che le persone apprezzano di più. Parlando sia di classici sia di letteratura contemporanea, ho visto chiaramente che i contenuti sui primi erano più apprezzati, soprattutto quando aggiungevo una lettura critica, non scolastica. Le persone cercavano quell’analisi in più. Anche la letteratura russa, che spesso spaventa, funzionava molto bene. Abbiamo sottovalutato a lungo ciò che si può fare con i social e il desiderio di contenuti profondi: i dati dimostrano il contrario. Proprio perché erano contenuti difficili, le persone volevano affrontarli insieme.

Nasce così la voglia di fare un gruppo di lettura?

Esatto, quasi per gioco, su richiesta di chi mi seguiva. Inizialmente nacque per gioco poi nel 2020 – senza poter immaginare cosa sarebbe successo con la pandemia – ho deciso di partire con i Mattoni russi e ho intercettato due bisogni fortissimi: approfondimento e quello di fare qualcosa di difficile, tipo una sfida, ma condivisa. Fare qualcosa di difficile insieme rende tutto più leggero e più gratificante. La semplificazione e l'immediatezza costante dei social, alla lunga, non gratificano.

Quali mattoni hai deciso per questo 2026?

Faremo i Mattoni europei: una sorta di compendio e celebrazione dei territori già attraversati, ma in cui c'è ancora tantissimo da scoprire. Andremo dall’Inghilterra di Dickens alla Francia di Colette, che è una grande scrittrice del Novecento oggi in fase di riscoperta. C’è poi "La fiera delle vanità" di Thackeray, che secondo me descrive ancora oggi la società a un livello quasi inquietante, e "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo, purtroppo ancora attualissimo per tutta la questione delle migrazioni e dei popoli. Questi classici sono tali per un motivo: continuano a dare forza a riflessioni che restano di grande attualità. Lo stesso vale per "Cime tempestose": al di là delle polemiche recenti – penso, per esempio, al trailer che ha fatto tanto discutere – sono testi che non smettono mai di parlarci. A volte è un’intuizione, ma molto spesso è semplicemente il fatto che i classici sono classici per un motivo.

L’Europa, però, non si esaurisce qui, no?

Il bello dei Mattoni è proprio che sono una formula declinabile in moltissimi modi, potenzialmente all’infinito. I classici sono talmente tanti che possono essere attraversati e riletti tematicamente in qualunque direzione. C’è ancora moltissima Europa da esplorare, anche con autori come Thomas Mann. È vero, si tratta ancora di una nicchia molto amata da alcuni lettori, ma l’obiettivo è proprio quello di allargarla il più possibile.

Ilenia Zodiaco
Ilenia Zodiaco

E per allargarla sarai con i Mattoni in giro per l'Italia, giusto?

Sì, grazie a Feltrinelli, con l’idea di intercettare un pubblico più ampio e portare il progetto fuori dai social. Scoprire il progetto dei Mattoni in libreria, per caso, è una cosa bellissima. Ci saranno contenuti digitali e incontri in tutta Italia.

Come nasce la lettrice e come nasce la youtuber?

Come lettrice è difficile dirlo: sono cresciuta in una casa piena di libri, mio padre era bibliotecario. Come youtuber il percorso è meno canonico. Ho iniziato nel 2014, spinta dal desiderio di condividere le mie letture e dal fatto che non avevo nessuno con cui parlarne. All’epoca YouTube era molto più spontaneo, meno patinato. Le persone hanno iniziato a seguirmi per lo stesso motivo: cercavano qualcuno con cui parlare di libri.

Si può vivere di contenuti culturali?

Capisco le difficoltà di chi lavora nella cultura tradizionale (stampa, libri), ma io vengo dal mondo digitale, che fin dall’inizio ha previsto una remunerazione per i creator.

Ti reputi una creator?

Sì, nel senso che non sono una donna della letteratura tradizionale: sono una creator, in prima battuta. C’è un’infrastruttura che è sempre stato il bello del digitale e che oggi si è un po’ persa, perché ovviamente è stata inquinata da molti problemi del capitalismo contemporaneo. All’inizio, però, il digitale aveva come valore centrale la disintermediazione e la possibilità di creare una democratizzazione dei contenuti e di chi li produceva. Non c’erano quelle infrastrutture rigide che invece esistono nella cultura tradizionale italiana: pensa al baronato accademico, ai problemi del mondo universitario, ai giornali con firme storiche che non si rinnovano. È tutta un’altra mentalità. Capisco quindi le difficoltà di chi lavora nel settore culturale, dove esiste questo “volontariato culturale”: non stai lavorando, stai facendo volontariato per la cultura. Nel digitale, invece, questo non esiste.

Mai esistito?

All’inizio c’è stata una fase di confine tra contenuto spontaneo e contenuto professionale, ma una volta stabilita la linea — io ti offro un contenuto professionale — non si torna indietro. Nel mondo tradizionale della cultura, invece, questi confini non sono mai stati davvero tracciati. C’è sempre uno spazio grigio in cui lavorano moltissime persone, come quelle che organizzano eventi culturali. Quanti festival sono tenuti in piedi dal lavoro invisibile di persone non riconosciute, non tutelate, non garantite? Questo è il problema. Il digitale ha moltissimi limiti, non si guadagnano cifre pazzesche e bisogna lavorare tantissimo, ma da questo punto di vista offre una lezione importante: una definizione netta di cosa è lavoro e di cosa non lo è, di cosa è monetizzabile e cosa no.

Tra l’altro tu, il primo anno, sei diventata partita IVA, giusto?

Sì, sono diventata un’azienda di me stessa. E devo dire che anche molti miei amici che lavorano nel digitale, pur in settori diversi dal mio, oggi hanno sia un lavoro dipendente sia la partita IVA. È una cosa molto diffusa, soprattutto nelle grandi città come Milano, dove spesso un solo lavoro non basta. Il digitale, da questo punto di vista, offre opportunità concrete.

Si parlava anche delle presentazioni e dei costi legati agli eventi culturali.

Facendo questo lavoro ho un contatto molto più diretto con le persone. Riesco a capire subito quando un libro funziona e quando no, cosa che spesso né la casa editrice né chi organizza l’evento riescono a fare. Ci sono logiche poco libere e poco indipendenti: sei immerso in un meccanismo in cui non sai nemmeno come dire di no.

Il famoso amichettismo?

Esatto, esiste un sistema di favori molto presente nel settore culturale. Io invece mi sostengo soprattutto grazie alla newsletter e agli abbonati: questo rapporto diretto ti dà meno incertezza e più libertà. Non dipendi dall’editore, non dipendi dal giornale. Un tempo era il contrario: il critico scriveva sul giornale ed era pagato dal giornale, quindi in teoria non doveva favori a nessuno. Oggi spesso chi recensisce è amico dell’autore recensito, e nascono cortocircuiti evidenti. Nel digitale questo accade molto meno: io spesso non so nemmeno che faccia abbiano gli scrittori di cui parlo. Questo garantisce una maggiore indipendenza.

A proposito di newsletter: come l’hai costruita per differenziarla dalle altre?

Il problema è che molte persone si concentrano sul prodotto, sull’aspetto tecnico: microfoni, sfondi, qualità visiva. Tutto importante, ma poi il contenuto spesso non si distingue. Si sottovaluta quanto le persone leggano, guardino film, abbiano competenze. Se fai contenuti troppo legati all’attualità, rischi di non costruire nulla di sostenibile. Per questo la mia newsletter non è fatta di recensioni, ma di riflessioni editoriali: sul mercato del libro, sulle abitudini dei lettori, su ciò che succede intorno ai libri. Non è solo un mezzo per vendere qualcosa.

All’inizio avevi timore che il modello di abbonamento diretto potesse non funzionare?

All’inizio ero spaventata dal sostegno diretto dei lettori: temevo fosse poco incisivo. In realtà, se lavori sulla qualità e sulla cura editoriale, le persone sono disposte a pagare. Anche facendo critica letteraria, proponendo temi complessi, ho scoperto che non è un limite: anzi, è il motivo per cui vengo apprezzata.

Ilenia Zodiaco e il gruppo di lettura
Ilenia Zodiaco e il gruppo di lettura

Secondo te, cosa fa davvero la differenza oggi nell’informazione culturale digitale?

Il problema dell’informazione oggi è l’omologazione: trovi ovunque le stesse cose. L’unica risposta possibile è la qualità, insieme alla personalità. Gli algoritmi contano meno di quanto si pensi: ciò che conta davvero è quello che proponi.

Conta anche la voce.

Assolutamente sì. Io analizzo i libri, ma resto una persona normale. Ci sono podcast letterari estremamente snob, incomprensibili. Invece serve empatia.

Leggere per lavoro ti ha mai stancata?

Ogni tanto sì, ma ho imparato a distinguere nettamente. C’è una parte di letture per lavoro, soprattutto nelle collaborazioni con le case editrici, e poi una parte di letture libere. La mia proporzione è 70–30: il 70% deve essere libertà assoluta. Spesso leggo libri fuori catalogo, reperibili solo all’usato, con buona pace dei miei follower. La parte di lavoro non mi pesa, finché resta in queste percentuali. Diverso è per chi fa l’editor o lavora in un’agenzia letteraria: lì diventa molto più difficile. Io cerco sempre di mantenere una certa indipendenza.

Come fai?

Voglio che i contenuti organici, quindi non sponsorizzati, rappresentino la stragrande maggioranza di ciò che propongo. Non è solo una questione etica, ma anche di longevità: se vuoi rendere questo lavoro sostenibile nel tempo, devi costruire un rapporto di fiducia che duri. Se fai solo pubblicità, le persone smettono di fidarsi. Scelgo le collaborazioni solo su libri che ho già letto e amato. Non faccio collaborazioni dirette con gli autori, perché credo serva un filtro, per trasparenza. Come molti di quelli che lavorano in questo ambiente, ricevo centinaia di mail da scrittori che non sanno come promuoversi — escono circa 80.000 titoli all’anno — ed è comprensibile, ma ognuno deve avere i propri criteri.

Qual è stato l’incontro più bello della tua carriera?

Ho incontrati molti scrittori, ma quello che ricordo con più ammirazione è Ian McEwan. È uno dei miei scrittori preferiti. Mi sarebbe piaciuto incontrare anche Philip Roth, ma non è stato possibile.

Un libro che ti ha colpito particolarmente nel 2025?

"La storia" di Elsa Morante. Molti la conoscevano per "L’isola di Arturo", ma questo è un libro di guerra, tragico, potentissimo. La sua lettura fantastica della guerra è ancora oggi sorprendente. Vedere così tante persone commuoversi per un libro che racconta una martire mi ha colpito moltissimo. Anche l’incontro è stato molto partecipato.

Tre libri pubblicati quest’anno?

Sono ripetitiva, ma il nuovo libro di McEwan è per me il migliore dell’anno.

Cosa ti è piaciuto?

È tornato alla sua cattiveria, allo svelare il marcio delle persone. Dice una delle frasi più vere della contemporaneità: l’immaginario ha superato il reale. In un’epoca in cui si crede a tutto ciò che passa sugli schermi, è una riflessione centrale. Credo sia il suo libro-eredità.

Uno scrittore o una scrittrice che aspetti sempre?

Donna Tartt. Sono molto legata alla letteratura angloamericana contemporanea: resta il mio focus principale. E poi lei scrive un libro ogni dieci anni, quindi l’attesa fa parte del gioco.

Possiamo definirti una critica letteraria?

Dipende da come intendiamo la definizione. Il critico letterario tradizionale scrive saggi, paper, libri su altri libri. Io non lavoro in ambito accademico e non seguo quel processo. Uso altri mezzi.

Calendario completo degli incontri in libreria:

Prima tappa – David Copperfield

  • Feltrinelli Milano, 27 febbraio
  • Feltrinelli Roma, 28 febbraio
  • Feltrinelli Firenze Repubblica, 1 marzo

Seconda tappa – La vagabonda

  • Feltrinelli Milano, 27 aprile
  • Feltrinelli Parma via Farini, 28 aprile
  • Feltrinelli Roma, 29 aprile

Terza tappa – La fiera delle vanità

  • Feltrinelli Roma, 23 giugno
  • Feltrinelli Milano, 24 giugno
  • Feltrinelli Trieste, 25 giugno

Quarta tappa – Notre-Dame de Paris

  • Feltrinelli Roma, 7 settembre
  • Feltrinelli Milano, 8 settembre
  • Feltrinelli Verona via Quattro Spade, 9 settembre

Quinta tappa – Cime tempestose

  • Feltrinelli Salerno, 28 ottobre
  • Feltrinelli Roma, 30 ottobre
  • Feltrinelli Milano, 31 ottobre

Sesta tappa – La montagna incantata

  • Feltrinelli Milano, 10 dicembre
  • Feltrinelli Roma, 11 dicembre
  • Feltrinelli Catania, 28 dicembre
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