Alla grande mostra "Dentro Caravaggio" che fino al 29 gennaio 2018 presso Palazzo Reale di Milano allieterà gli appassionati di arte con un'esposizione unica che, per la prima volta, metterà insieme venti capolavori, mancherà uno dei capolavori del genio di Michelangelo Merisi. Si tratta della "Natività coi Santi Lorenzo e Francesco" rubata dalla mafia nel 1969 e forse ormai distrutta. Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre, nel cuore di Palermo, i boss si intrufolarono nell'Oratorio di San Lorenzo e la arrotolarono in malo modo, facendo sgranare la tela. Una delle più alte testimonianza dell'arte di ogni tempo fu distrutta così.

La “Natività coi Santi Lorenzo e Francesco”, il cui valore di mercato si aggirerebbe oggi intorno ai 30 milioni di euro, è inserita nella lista dei dieci capolavori più ricercati dalle polizie di tutto il mondo. Anche se, forse, non sarà mai ritrovata.

Le contrastanti versioni dei pentiti

Ma come facciamo a sapere oggi che la tela è andata distrutta? Fu il pentito Francesco Marino Mannoia, durante il processo Andreotti nel 1996 a raccontare del presunto disastro di un gioiello arrotolato in fretta e portato via in segno di sfregio. Ma questa versione stride con quella di un altro pentito che ricorda il quadro affisso ai summit di mafia, come un trofeo, mentre sui giornali si sussurrava di losche ma non provate trattative da 60 miliardi di vecchie lire fra mediatori e trafficanti.

Precedentenmente, nel 1992 Giovanni Brusca sostenne che il dipinto sarebbe stato oggetto di una trattativa Stato-mafia: in cambio di un alleggerimento delle condizioni di carcere duro, il dipinto sarebbe stato restituito, ma lo Stato italiano avrebbe rifiutato.

Nel 2009, invece, Gaspare Spatuzza riferì che la Natività sarebbe stata affidata negli anni Ottanta sarebbe stata conservata in una stalla fuori città, dove fu rosicchiata da topi e maiali. I resti della tela sarebbero stati poi bruciati.

Le leggende sulla sorte della "Natività"

Diverse le leggende che negli anni si sono diffuse sulla fine che avrebbe fatto il capolavoro del Caravaggio. Secondo alcune notizie non ulteriormente confermate, dopo diversi tentativi di vendita andati a vuoto, la tela sarebbe stata seppellita nelle campagne di Palermo, insieme a cinque chili di cocaina e ad alcuni milioni di dollari, dal narcotrafficante Gerlando Alberti.

Un'altra notizia arrivò nel 1980 dallo storico e giornalista britannico Peter Watson, il quale dichiarò di aver avuto un contatto con un mercante d'arte in provincia di Salerno che gli propose la Natività, ma il terremoto del 23 novembre fece saltare l'incontro.

Un altro pentito, Salvatore Cancemi, dichiarò che la Natività sarebbe stata esposta durante alcune riunioni di Cosa Nostra come simbolo di potere e prestigio.

Cosa raffigura il capolavoro

La tela, dipinta probabilmente durante il soggiorno palermitano dell'artista nel 1609, racconta la nascita di Cristo, traducendo un realismo autentico che rende l'episodio "vero". I santi, le madonne del Caravaggio hanno le fattezze degli emarginati, dei poveri che egli bene aveva conosciuto durante il suo peregrinare e fuggire in lungo e in largo per l'Italia.

Nella “Natività” palermitana ogni personaggio è colto in un atteggiamento spontaneo: san Giuseppe ci volge le spalle ed è avvolto in uno strano manto verde. Sicuramente molto giovane rispetto all'iconografia tradizionale, dialoga con un personaggio che si trova dietro la figura di san Francesco d'Assisi. La figura a sinistra è san Lorenzo. Caravaggio la realizzò su commissione  per la compagnia dei Bardigli e dei Cordiglieri.