Una scena della natività che fa discutere. Quella raffigurata nel presepe allestito da una chiesa metodista nella città di Claremont, negli Stati Uniti, nella congregazione suburbana di Los Angeles. Dove Maria, Giuseppe e Gesù Bambino sono richiusi in gabbie, separati l'uno dall'altro, come nel destino che accomuna le migliaia di famiglie di migranti divise dalle politiche di Donald Trump, fermate e separate al confine tra gli Stati Uniti e il Messico.

Il presepe anti-Trump negli USA

Gabbie e filo spinato attorno ai componenti della Sacra famiglia, separati l'uno dall'altro. Un coraggioso atto politico e religioso, che ha lo scopo di evidenziare e denunciare la difficile situazione dei migranti e dei rifugiati, attraverso la "raffigurazione della famiglia di rifugiati più famosa del mondo".

Sono le parole di Karen Clark Ristine, pastore della chiesa di Claremont. Che ha aggiunto nel suo post su Facebook: "Poco dopo la nascita di Gesù, Giuseppe e Maria furono costretti a fuggire con il loro giovane figlio da Nazareth all’Egitto per sfuggire al re Erode, un tiranno. Temevano la persecuzione e la morte. E se questa famiglia cercasse rifugio nel nostro Paese oggi?"

"La Sacra famiglia era fatta da rifugiati"

Parole forti, chiare e dure quelle del reverendo metodista Karen Clark Ristine, contro le politiche migratorie del presidente Trump, che stanno facendo il giro del mondo:

 Il nostro intento è quello di concentrarci sui richiedenti asilo e sui modi in cui vengono accolti e trattati. Vorremmo anche suggerire che potrebbe esserci un modo più compassionevole per mostrare l’amore verso Dio. Penso che come cristiani abbiamo la responsabilità di proclamare una narrazione che potrebbe essere in contrasto con ciò che pensa il mondo. Una natività è l’equivalente teologico dell’arte pubblica, e il ruolo dell’arte pubblica è sempre stato quello di offrire consapevolezza. Gesù ci ha insegnato la gentilezza, la misericordia e l’accoglienza radicale di tutte le persone.