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Enzo Mazza: “Sanremo bene in classifica, con De Martino tornano i Big. La politica? Ci usa solo per fare polemica”

Enzo Mazza, Ceo della FIMI, che rappresenta grand parte delle discografiche italiane fa un riassunto del Festival di Sanremo 2026. Si dice contento per i numeri e per aver lanciato molti giovani. Critica la politica che usa il Festival solo per fare polemica, aspetta De Martino e promette Big per il 2027. Ma resta il problema economico con la città e la Rai.
A cura di Francesco Raiola
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Sanremo 2026: Enzo Mazza, Stefano De Martino e Samurai Jay
Sanremo 2026: Enzo Mazza, Stefano De Martino e Samurai Jay

Nonostante tutte le polemiche che hanno accompagnato il Festival di Sanremo 2026, dai problemi economici con il Comune di Sanremo alla mancanza dei Big fino a un calo degli ascolti rispetto al 2025, l'industria discografica è contenta. Lo ha detto a Fanpage Enzo Mazza, Ceo di FIMI, la Federazione Industria Musicale Italiana, che parla di numeri in calo, ma in linea con quello generale della Top 200 Spotify. Però rivendica il lancio di giovani artisti come Samurai Jay e Sayf che è lo scopo del Festival di questi ultimi anni, facendo l'esempio di Mahmood. Il rappresentante delle maggiori discografiche italiane racconta di numeri soddisfacenti, soprattutto per quello che è stato un Festival di passaggio. Promette che l'anno prossimo, con Stefano De Martino come conduttore e direttore artistico, torneranno nomi grossi della musica italiana. Mazza, inoltre, contesta la politica che ogni anno usa strumentalmente la kermesse ma durante l'anno se ne disinteressa e invita a uscire dalla bolla sanremese, visto che il festival rappresenta l’1,74% del fatturato annuale dell’industria.

Come FIMI siete contenti dell'ultimo Sanremo di Conti?

Alla fine sì, nel senso che rispetto alle premesse – dove tutti avevano sostenuto che gli artisti che sono andati al festival quest’anno rappresentavano un anno un po’ di passaggio – era un anno nel quale era difficile mettere in piedi un cast per varie motivazioni: ritardi, discussioni che c’erano state su vari fronti, non si sapeva se il festival sarebbe rimasto a Sanremo.

Un problema artistico importante…

Certo, molti cantanti in questo momento sono impegnati su altro. Poi è un evento stressante, diciamoci la verità: Sanremo non è più come una volta che vai lì, fai le prove, canti e basta. Oggi sei impegnato praticamente 24 ore su 24. Devi anche essere preparato a un evento del genere. Magari tanti artisti con grande notorietà hanno preferito fare altre scelte. Ma, premesso che l’anno prossimo torneranno moltissimi artisti importanti al festival.

Sicuro?

Sicuramente, perché c’è una naturale evoluzione: dopo un intervallo si ritorna. Però alla fine, detto questo, il festival sta portando comunque dei risultati dal punto di vista del mercato. Abbiamo artisti che prima non avevano questa notorietà e questa rilevanza e adesso ce l’hanno. Il successo di Samurai Jay nelle classifiche, con numeri importanti rispetto a quello che uno poteva immaginare. Il successo di Sayf e Ditonellapiaga. La conferma di un artista come Tredici Pietro e altre canzoni che stanno andando bene. L’exploit di Sal Da Vinci, è una canzone che sta facendo il giro del Paese.

Però parliamo sempre di artisti che avevano enormi margini di crescita. 

Però io parlo di artisti come Samurai Jay e Saif che da questo momento in poi hanno una carriera già decisa. È come il successo di Mahmood nell’anno in cui vinse. Sono artisti che hanno fatto quel salto e adesso, come mi sembra di capire, saranno protagonisti di featuring negli album più importanti degli altri artisti italiani urban. Questo ti fa capire che da questo festival sono comunque uscite delle cose.

Quindi dici che è stato un festival che è servito a lanciare artisti giovani che avevano avuto canzoni virali?

È stato un festival che ha consolidato qualche artista, ma soprattutto ha fatto emergere nuovi cantanti. Siccome il ruolo dell’industria è scoprire nuovi talenti e portarli al successo, questo festival ha fatto esattamente questo.

I dati di ascolto streaming nella settimana post Festival 2026
I dati di ascolto streaming nella settimana post Festival 2026

Poi sappiamo che il cast è fondamentale per gli ascolti, e gli ascolti sono fondamentali per la Rai. Su Spotify c’è stato un calo importante. Però mi pare che per voi è normale perché erano artisti che partivano con un bacino minore, giusto?

Sì, ma comunque il mercato di oggi è completamente diverso da quello di un anno fa. È un mercato in cui la Top 200 di Spotify perde ascolti, ma in generale lo streaming cresce. I dati ci dicono che la settimana post-festival è stata quella con il più alto numero di streaming della storia, in Italia. Questo vuol dire che lo streaming sta continuando a performare ad alti livelli. È una maturazione anche del fan: ha scoperto che Spotify, o in generale le piattaforme, non sono solo il mainstream. E su Sanremo un effetto c'è stato: Samurai Jay ha preso il platino per "Halo", la canzone dell’estate scorsa. Il suo catalogo si è mosso: la gente ha scoperto Samurai Jay e si è avvicinata più velocemente al platino. Senza Sanremo probabilmente ci sarebbe voluto qualche mese in più.

Però guardando la differenza tra Sanremo 2026 e quello del 2025 il calo generale sembra importante.

I nostri dati dicono – 26%, in linea.

Io però parlavo solo dei dati Spotify.

Però noi, come industria, guardiamo il totale delle piattaforme. La settimana che si è chiusa con la nostra classifica del venerdì include Spotify, YouTube, Amazon, Apple, Deezer… il complessivo è un calo del 26%.

Su Spotify però è maggiore, parliamo di oltre il 50%. È normale, poi, che se c'è un artista top streamma di più.

Noi, però, non guardiamo a questo Sanremo con lo sguardo di chi dice che è stato un fallimento. Non è così. Ci sono artisti che stanno emergendo e in generale il mercato va bene. Poi devi tener conto che noi parliamo di un mercato in cui Sanremo pesa l’1,74% del totale della musica in un anno. Bisogna uscire dalla bolla di Sanremo, e dovrebbe farlo anche la politica. Non c’è nessuno che si occupa del mercato musicale durante l’anno: se va bene o male, cosa succede nell’industria. A Sanremo invece tutti si occupano solo di Sanremo, come se l’industria musicale vivesse di quello. Ripeto, Sanremo vale l’1,74% del fatturato annuale dell’industria, meno del Natale.

Quindi la politica dovrebbe meno aggrapparsi alle polemiche sanremesi e pensare più al comparto generale?

In generale, da destra a sinistra, si occupano di Sanremo solo quando c’è da fare una polemica: apparizioni o non apparizione di artisti, testi delle canzoni, cose del genere. La polemica sanremese è sempre stata legata all’evento festival, ma nessuno guarda davvero quanto pesa Sanremo rispetto all’industria, quanto vale il settore, cosa c’è dietro. Noi produciamo ogni anno il rapporto sull’industria musicale: quanto investono le etichette nello sviluppo degli artisti, nel repertorio italiano. È quello che bisognerebbe guardare.

Quindi quali sono le due cose principali che la politica dovrebbe mettere al centro?

Prima di tutto comprendere che questo settore, nel suo complesso – tra live e musica registrata – vale più di 3 miliardi di euro e ha un peso importante nell’economia italiana e nella cultura. Dentro questo sistema c’è un’industria che investe sul repertorio italiano, anche le multinazionali investono in Italia su artisti italiani. Poi ci sono strumenti come il tax credit per la musica o cinema, quello per i videoclip, che potrebbero essere rafforzati. Oppure potrebbero fare politiche per l’export della musica italiana all’estero, che è un tema importante. Di tutto questo però si parla poco. Poi tutti commentano Sanremo.

Sì, perché quella settimana è il centro del Paese.

Certo, ma non è il centro dell’industria, che gli dà grande attenzione, ma poi c’è molto altro durante l’anno.

E l’industria come vede Stefano De Martino come nuovo conduttore e soprattutto direttore artistico?

Di positivo c’è che, per la prima volta da anni, la Rai ha comunicato il direttore artistico alla fine del festival. Questo evita di lasciare nel limbo tutto il settore per mesi prima di sapere quale sarà la strategia. Poi non conosciamo De Martino dal punto di vista musicale: non ha un’esperienza diretta nel settore. Vedremo cosa porterà. Potrebbe essere un direttore artistico e conduttore aperto anche a introdurre novità.

Williams Di Liberatore ha detto a Fanpage che nella squadra ci sarà anche Fabrizio Ferraguzzo.

Penso che l’industria sia contenta di poter avere incontri, spiegare come sempre le proprie pianificazioni e priorità per il festival. Sanremo negli ultimi anni ha messo al centro la musica e ha avuto la fortuna di avere le case discografiche che portavano gli artisti più importanti. Anche quest’anno: Samurai Jay e Sayf sono primi in classifica. Quindi i brani di Sanremo non sono più quelli di una volta, quando gli artisti sanremesi sparivano dopo una settimana. Oggi il festival garantisce che la Top 10 dello streaming sia spesso legata alle canzoni del festival.

La vittoria di Sal Da Vinci è stata vista un po’ una restaurazione, rispetto alle vittorie dei giovani degli ultimi anni ci mostravano un lato nuovo della musica italiana. Su questo siete tranquilli?

Noi guardiamo sempre al risultato complessivo del settore. L’industria osserva come andranno le canzoni sul mercato e ci auguriamo che vadano tutte bene. E in questo momento la classifica mi sembra stia dando un responso positivo, compresa quella di Sal Da Vinci.

La concentrazione del mercato in streaming 2011–2024
La concentrazione del mercato in streaming 2011–2024

L’Eurovision invece?

L’Eurovision sul mercato vale pochissimo, sia in Europa sia a livello globale. È soprattutto un evento televisivo. Negli anni, tranne il caso dei Måneskin, non ha generato grandi risultati di mercato. Quello è stato un episodio straordinario: il successo si è trasformato in un fenomeno globale, con prime posizioni nelle classifiche in 30 Paesi il giorno dopo. Ma normalmente non succede. In generale l’Eurovision genera meno ricavi di Sanremo e ha meno influenza sul mercato musicale.

Sanremo Top è servito a prolungare la vita delle canzoni?

Quest’anno ci sono state due novità per aumentare la pressione sullo streaming: i duetti registrati e messi nelle playlist del festival, e le due serate di "Sanremo Top", proprio per prolungare l’andamento delle canzoni. Quindi in questa fase non possiamo che essere contenti della promozione che si fa al festival.

La questione economica tra le discografiche e la città di Sanremo è risolta?

In realtà no. L’impatto economico del festival è peggiorato anche quest’anno.

Nonostante l’aumento dei contributi Rai?

Sì, perché come ha detto scherzando un albergatore: "Avete preso l’aumento dalla Rai? Allora aumentiamo i prezzi". Quindi siamo sempre lì. Abbiamo trovato però un buon interlocutore nel Comune di Sanremo, l’assessore Sindoni. Per la prima volta c’è un dialogo per affrontare i costi enormi legati alla città. Restano criticità importanti, come l’Ariston e i problemi di sicurezza e di gestione degli artisti. Il festival cresce sempre di più e questo aumenta la pressione sulla città.

Sai qualcosa dell’idea di "festival diffuso" connesso con l'Italia intera di cui parlava Di Liberatore a Fanpage?

No, non ne so nulla. So che è stato detto, ma non abbiamo avuto comunicazioni. Sono idee che hanno costi importanti e quindi vanno coperte economicamente.

Mi sembra strano che la Rai si esponga così senza parlarne prima con l’industria e le discografiche, perché sarebbe un cambiamento importante?

Per adesso non ci hanno comunicato nulla. Vedremo.

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