Nel suo intervento alla Camera dei Deputati per chiedere ai parlamentari di sostenere il Governo, Giuseppe Conte ha usato un temine che non mancherà di far discutere: è la parola di origini greche "sympatheia", lemma composto da συν + πάσχω (syn + pascho = συμπάσχω), letteralmente "patire insieme", "provare emozioni con…". La sympatheia a cui si è riferito il presidente del Consiglio dei ministri nel richiedere la fiducia ai parlamentari riuniti, è quel quid che nasce quando i sentimenti o le emozioni di una persona provocano sentimenti simili anche in un'altra, creando uno stato di condivisione sentimentale. Nel suo significato etimologico, il termine indica partecipazione di sofferenza o infelicità, mentre nell'uso comune esso può riferirsi anche ad emozioni positive.

In un senso più ampio, invece, la sympatheia può estendersi alla vicinanza o attrazione verso dottrine o ideologie, quando ad esempio si dice di una persona che è "simpatizzante" di un certo indirizzo politico o sociale. Quest'uso più politico, in realtà, non è quello fatto proprio da Giuseppe Conte nel suo intervento al Parlamento, già noto per i riferimenti a termini che provengono dalla storia del pensiero e della filosofia, come quello di "nuovo umanesimo" al momento del suo insediamento da premier della maggioranza giallorossa.

Nell'antichità la sympatheia nel senso di "sentire assieme" veniva intesa non solo come un sentimento umano di natura psichica o emotiva, ma come una forza cosmica, capace di pervadere ogni creatura e persino gli elementi fisici. Alla base di questa forza vi era secondo gli Stoici una concordanza occulta fra i vari aspetti della realtà, dovuta alla penetrazione universale dello stesso Logos-Fuoco, principio di coesione, di movimento, e di vita. In età moderna, invece, i maggiori teorici del fenomeno della sympatheia, sebbene limitata all'ambito sentimentale dell'essere umano, sono stati David Hume, Adam Smith, e Max Scheler.