Prima un concorso che avrebbe dovuto immettere in ruolo migliaia di dirigenti scolastici (presidi), poi le prime prove. Di lì in avanti, i ricorsi, la sospensione del Tar e adesso l'attesa – un grande classico italiano – per il ricorso al Consiglio di Stato. Intanto, mentre il ministro Bussetti ostenta fiducia al Corriere ("Farò di tutto per assumerli, penso a quanto hanno lavorato e studiato per il concorso. Abbiamo presentato l’appello al Consiglio di Stato e chiesto anche la sospensiva di questa sentenza in via di urgenza. Se la nostra richiesta sarà accolta, procederemo ad approvare la graduatoria e ad assumere dal primo settembre i nuovi presidi nelle scuole”), un po' meno c'è tra docenti, allievi, sindacati, tra gli stessi presidi. Insomma, la scuola italiana è all'ennesimo collasso.

D'altro canto, molti dubbi gravano su questo concorso per dirigenti scolastici. Non solo quelli dovuti alla sospensiva emessa dal Tar, che si è limitata a evidenziare incongruenze amministrative. Molti altri esposti arriveranno e rischiano di bloccare la scuola pubblica italiana, che potrebbe presentarsi a settembre senza un numero sufficiente di presidi per la gestione dell'anno scolastico.

È solo una ciliegina (amara, molto amara) su una torta un po' troppo pasticciata che è la scuola italiana. Un problema enorme, un settore complicato da gestire, da dirigere. Non c'è che dire. Un compito ingrato, che raramente permette a chi ne dirige il dicastero di brillare e far crescere la propria carriera politica. Il caso del Governo Renzi fotocopiato nel Governo Gentiloni, tranne l'eccezione del ministro della pubblica istruzione, all'epoca Stefania Giannini, che pure aveva emanato un provvedimento epocale, per finanziamenti e natura, la dice lunga su quanto sia una gatta davvero complicata da pelare. Nondimeno siamo davvero al disastro, se non riusciamo nemmeno a portare avanti un concorso per presidi fino alla fine.