dal profilo Fb di Gabriele Galloni
in foto: dal profilo Fb di Gabriele Galloni

Due giorni fa gli ultimi versi postati sul suo profilo Facebook, mentre è di ieri la tragica notizia della morte di Gabriele Galloni, venticinque anni, poeta. "Non so se fu realtà o se fu visione/quello che vidi in una sera estiva/costeggiando il Mignone". Oggi sono in molti a piangere e interrogarsi sgomenti sulla morte di questo giovane, un poeta, autore di diverse raccolte "In che luce cadranno" (Rplibri, 2018), "L’estate del mondo" (Saya Editore, 2019) e la silloge di brevi scritti "Sonno giapponese". Scrittori, direttori di rivista, autori: molti conoscevano Gabriele, avendo intrattenuto con lui una relazione via mail (un tempo avremmo detto epistolare) ma pochi lo avevano incontrato di persona.

Di Gabriele, della morte di un poeta, della sua attrazione per la morte, della sua semi-invisibilità in un mondo di fin troppo visibili, scrive oggi in un bel ricordo la rivista Pangea, con cui Galloni collaborava:

Era spavaldo e umile, di intelligenza raddoppiata, sorrideva. Sorrideva anche se ci parlavamo solo per mail. Gabriele Galloni mi è stato donato da Matteo Fais, era il principio del 2018, Pangea era appena nata, la facevo in un capannone semivuoto con sguardo su case sfatte e campi di metallo. Mi venivano a trovare solo i piccioni. L’idea di Galloni era difficile, commossa, stupefacente. Intervistava i malati terminali. Quelli che avevano voglia di parlare della vita, della morte. La rubrica si intitolava “Cronache della fine” ed è una delle cose più candide e brutali che abbia pubblicato su questa rivista. Gabriele era attirato dalla morte come chi cammini sul bordo di una piscina vuota, profondissima, per tuffatori. Ancora di più, lo attraevano le storie disarticolate, deformi degli uomini. Forse pensava ai re taumaturghi, a quello cui basta toccare il lembo della veste per tornare sani. Da “Cronache dalla fine” volevamo trarre un libro, poi piagato tra le promesse parziali.

Sempre nello stesso articolo, dal titolo "Scoprire l'Antartide nera" si fa riferimento al suicidio, come tema che ha attraversato l'opera del giovane poeta, in particolare puntando l'attenzione a ciò che Galloni ha scritto nell’ultima pagina di "Sonno giapponese", una sorta di testamento-proposito:

Qualcuno propose all’uomo di suicidarsi. Non un suicidio appariscente, no, ma un addio dimesso, senza pretese; un suicidio unplugged… L’uomo valutò l’ipotesi. Il suicidio come conferma definitiva, inevitabile approdo della sua condizione. L’uomo trovò il suicidio un’ipotesi fattibile…

Numerosi in rete gli interventi che ricordano la figura di Gabriele Galloni. Tra i colleghi poeti che ne scrivono su Facebook, anche l'intervento del poeta, romanziere e autore televisivo Andrea Di Consoli, che sul suo profilo social scrive: "Oggi piango uno dei migliori poeti della nuova generazione, Gabriele Galloni. A soli 25 anni i suoi demoni lo hanno soffocato per sempre. Avevo grande stima della sua poesia e lui mi cercava e leggeva continuamente con un rispetto che raramente ho trovato negli scrittori giovani. Piango un poeta eccellente la cui opera ora sta a noi custodire e tramandare come merita."