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Chi è Kina, primo italiano con un miliardo di stream per un inedito: “Penso a tutti quelli che ho aiutato”

Kina, nome d’arte del 24enne Pasquale Renella da Acerra (NA) è diventato il primo artista italiano a raggiungere il miliardo di streaming su Spotify con una traccia originale con Get You The Moon: qui l’intervista.
A cura di Vincenzo Nasto
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Kina, foto di Comunicato Stampa
Kina, foto di Comunicato Stampa

Get You The Moon ha permesso a Kina, il 24enne Pasquale Renella da Acerra (NA), di diventare il primo artista italiano a raggiungere il miliardo di streaming su Spotify con una canzone originale (i Maneskin lo hanno fatto con una cover e Gigi D'Ag divide il primato con Dynoro, producer lituano). Si tratta dell'ennesimo riconoscimento per uno dei producer più ammirati nel panorama internazionale, soprattutto negli Stati Uniti, dove Kina ha raggiunto solo con Get You The Moon tre dischi di platino certificati dalla RIIA: tre milioni di copie vendute. Stesso risultato in Messico, mentre un doppio platino in Canada e platino in Australia, Francia, Polonia e Portogallo. Tutto questo in un'evoluzione della sua musica, passata dalla cameretta condivisa con Angela e Stefania, agli studi di Lisbona e Los Angeles. Qui l'intervista a Kina.

Cosa significa per te aver raggiunto un risultato del genere?

Qualcosa di inaspettato, ma lo vivo con molta tranquillità, la stessa con cui ho affrontato questo successo negli anni. Non mi sono mai reso conto di ciò che accadeva, ma adesso devo farlo: sono un po' sotto shock ma tranquillo. La cosa più importante è che alla fine della giornata, ci sono sempre io vicino al computer a produrre. È così che sfogo le mie emozioni.

Ma ritorniamo indietro: quand'è la prima volta che ti avvicini alla musica?

Credo nel grembo di mia madre. Mia sorella mi racconta che quando mia madre era incinta, lei si divertiva a mettere la radio vicino al pancione, con artisti come Gigi D'Agostino: un po' di musica elettronica.

Mentre quando ti sei avvicinato al mondo della produzione?

Più o meno all'età di 11 anni: ero in macchina con mio padre e stavo ascoltando il dj Molella (Maurizio Molella n.d.r) e lui parlava di produzione musicale. Mi resi conto che potevo esprimere i miei sentimenti attraverso il computer, facendo musica: era una cosa inimmaginabile.

Com'è stato all'inizio?

Sono tornato a casa con il mio pc che montava un Windows 98: all'epoca era abbastanza vecchiotto. Inizio a scaricare i programmi, poi dopo qualche anno incomincia a nascere qualche traccia, sotto il nome di Kina. Sono state prodotte lì con il portatile di mia sorella: magari ci metteva 10 volte il tempo previsto per qualcosa per cui ci volevano solo due minuti. La considero la mia gavetta e mi è servita per fare poi questo lavoro.

Qual è stato il genere che ti ha maggiormente incuriosito e ti ha portato al mondo della produzione?

Credo la musica elettronica, inizialmente ascoltavo e mi straniva il fatto che tutto veniva fatto attraverso un pc. Mi chiedevo come facessero a suonare così, ad avere questo tipo di effetti. È stata la spinta a voler produrre questo tipo di musica.

C'è qualche artista con cui "sei cresciuto"?

Alcuni storici, come Aviici e Axwell con cui sono cresciuto a braccetto: stiamo parlando di progressive house e mi ricordo che ascoltavo tutte le loro canzoni su YouTube e cercavo di rifarle. Magari provavo anche ad aggiungere qualcosa di mio per raggiungerli, ma ovviamente faceva tutto schifo.

I tuoi genitori si sono resi conto del successo che hai raggiunto?

Credo non ne abbiano capito molto, in generale, anche se sono felice che hanno capito l'importanza di ciò che faccio. Questo ovviamente è dettato anche dal fatto che ormai vivo più fuori che a casa, tra Lisbona e Los Angeles. Loro però fanno la stessa vita di sempre e credo sia il valore aggiunto che mi hanno trasmesso: ho la testa sulle spalle e i piedi per terra, questo mi permette di affrontare le cose con lo stesso spirito di sempre.

Chi ha ascoltato le tue prime produzioni?

I primi suoni credo li abbiano ascoltati le mie due sorelle, Angela e Stefania, anche perché avevamo una sola cameretta e ci trovavamo tutte e tre lì, quindi era difficile nascondere qualcosa.

C'è un motivo particolare per cui ti sei trasferito a Lisbona?

Credo sia un posto in cui trovare ispirazione, anche attraverso le esperienze che ti permette di fare. Sentivo di dover cambiare aria, sono passato dal non potermi permettere di muovermi, magari neanche in auto, a poter viaggiare. E ho sfruttato questa occasione per fare musica, conoscere persone, riuscendomi a collegare a più esperienze personali: è il motivo per cui viaggio. Poi magari non so, l'anno prossimo vivrò in una città diversa.

Com'è stato cimentarsi inizialmente su Soundcloud, ricordi la prima volta che hai caricato la tua prima produzione?

È una cosa che non posso dimenticare, la traccia era Thinking about suicide pt.1. Non avrei mai immaginato che 1 miliardo di persone avrebbero ascoltato queste tracce. Ricordo che i miei amici mi chiedevano di caricare un brano, tanto era gratis. Dopo pochi giorni ho visto la sorpresa: c'era un sacco di gente che voleva collegarsi con le mie emozioni.

Nel post su Instagram per celebrare il traguardo di un miliardo, sottolinei quanto fossi timido e la produzione ti avesse aiutato a mostrare il "vero io".

Sono una persona abbastanza timida e solo ora sto affrontando questa timidezza, perché non te la puoi permettere in queste situazioni. Ho sempre cercato di dividere Pasquale, il ragazzino timido e Kina, che fa da terapeuta che mi aiuta ad esprimere determinate cose.

Qual è stata la prima volta in cui il mondo che ti stava cambiando intorno, ti sembrava troppo grande?

La prima volta che stavo per firmare il contratto con Sony Music Publishing America. Mi pigliano i voli per Londra e poi per New York: non avevo mai preso un aereo e mi metto con mio cognato Bruno, che da sempre mi accompagna in quest'avventura. Era tutto strano, soprattutto quando sono arrivato a Londra e mi aspettava un autista privato: lì mi sono reso conto di ciò che stavo facendo e di quanto fosse importante. Poi il primo disco d'oro in America, penso sia stato il mio momento più alto.

C'è un genere che potrebbe identificare la tua musica, che esuli anche dalla definizione lo-fi che è stata inizialmente etichettata?

Credo che il lo-fi sia qualcosa di molto differente da ciò che faccio io: anche la RIIA ha trovato difficoltà ad assegnarmi un genere quando ho ricevuto le prime certificazioni, infatti se si va sul sito c'è scritto: Unsigned. Inizialmente credo si potesse definire un bedroom pop, ma con i numeri raccolti, ormai è impossibile associarlo a una cameretta. In Italia c'è FUDASCA (giovane produttore e compositore italiano, classe 1996), dovremmo credere di più a questo genere, come negli Stati Uniti hanno creduto in Billie Eilish e XXXTentacion, che l'hanno portato in alto.

C'è qualche artista italiana con cui vorresti collaborare?

Elisa, la vedrei perfettamente sulle mie produzioni. Un album assieme di dodici tracce.

E invece un producer album?

Attualmente sono focalizzato nel voler fare musica in inglese, sento di dover dare tantissimo da quel punto di vista. È una sfida continua, quindi mi sento di dover continuare su quel fronte lì. Mi piacerebbe sicuramente fare qualcosa con la mia prima lingua, ma non ora. In futuro si può mettere in conto.

Cos'è un miliardo per te?

Sono le persone che ho effettivamente potuto aiutare, l'unica riposta lecita che ti posso dare. Mi sono arrivati messaggi da persone che erano in un periodo abbastanza scuro e mi dicono che la mia musica li ha salvati. Mi mandano anche magari foto toccanti e a me quel miliardo piace vederlo così.

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