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Ancona è Capitale italiana della Cultura 2028: vince ancora una città governata dalla destra, ma prima era uguale

Ancona è stata scelta Capitale Italiana della Cultura 2028, con un contributo di un milione di euro. Continua l’assegnazione a città governate dal centro destra, ma con il centro sinistra non era diverso.
A cura di Francesco Raiola
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La città di Ancona – ph Claudio Ciabochi:UCG:Universal Images Group via Getty Images
La città di Ancona – ph Claudio Ciabochi:UCG:Universal Images Group via Getty Images

Ancona sarà la Capitale italiana della Cultura 2028, come annunciato dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli. La città marchigiana ha avuto la meglio sulle concorrenti Anagni (FR), Catania, Colle di Val d'Elsa (SI), Forlì, Gravina di Puglia (BA), Massa, Mirabella Eclano (AV), Sarzana (SP) e Tarquinia (VT). Alla città sarà assegnato un contributo di un milione di euro per attuare il programma presentato per la candidatura. La città segue le vittorie di Agrigento che lo è stato nel 2025, L'Aquila nel 2026, e Pordenone che sarà Capitale nel 2027. Ad accomunare tutte le città è la fede politica della giunta, tutte di centro destra.

Una costante, questa, che caratterizzava anche gli anni precedenti, quando il Ministero era in quota al centro sinistra (era avvenuto per città come Pesaro, Bergamo e Brescia, Procida e Parma). Una regola che prosegue silenziosa ma nonostante ciò evidente. La Capitale della Cultura è uno strumento per premiare città e regioni oltre che con il contributo di un milione anche con la possibilità di incremento del turismo interno e non solo. Nel 2024 il centro sinistra criticò l'assegnazione a L'Aquila: "È solo un caso che, a pochi giorni dalle elezioni regionali in Abruzzo, il titolo sia stato conferito proprio alla città de L'Aquila?", si chiese il deputato Pd, Andrea Gnassi.

Prima ancora, però, nel 2022 la polemica fu di Vittorio Sgarbi che in un intervento sul Giornale polemizzò con la scelta di Pesaro come Capitale. Il critico d'arte, i fatti, si chiedeva come fosse possibile che il titolo fosse assegnato sempre a città governate dalla sinistra: "E perdura il sospetto, da me e da altri avanzato, che la capitale italiana della Cultura tocchi invariabilmente a città governate dal centrosinistra, fin qui sette su sette, come se città bellissime come Vicenza e Ascoli dovessero pagare il peccato di essere governate dal centrodestra". Insomma, anche qui sembra di osservare nel concreto un sistema di spoils system.

Giuli, intanto, insieme alla commissione che ha valutato il dossier di Ancona, è rimasto pienamente soddisfatto: "Soddisfa pienamente gli indicatori del bando, ponendosi come un modello di progettazione culturale innovativa sostenibile e condivisa. Il giudizio è eccellente". La motivazione dietro alla decisione del Ministero è che il dossier "propone un modello di valorizzazione culturale solido e coerente, capace di coniugare identità territoriale e apertura internazionale in una visione che connette le politiche culturali con più ampie dimensioni di rigenerazione urbana, inclusione sociale e partecipazione".

Il Sindaco della città, Daniele Salvetti (Forza Italia), si dice contento e spiega che questa vittoria permetterà, per esempio, la realizzazione del grande museo della Civiltà del mare "che mancava, nonostante abbia una tradizione e una grande portualità". E il sindaco punta anche sul rapporto con il Governo centrale: "E poi l'idea dell'identità italiana e sicuramente quella di essere sede di un segretariato permanente che ci permette di avere anche un ruolo politico attivo, chiaramente a supporto delle attività istituzionali del nostro governo, ed è quello che noi ci prestiamo a fare, soprattutto non solo come Capitale italiana della cultura, ma anche come soggetto territoriale". Salvetti ha spiegato che è previsto un investimento di 50 milioni di euro.

In più il programma di eventi e interventi è stato considerato solido e interdisciplinare, in grado di attrarre un pubblico vasto e diversificato grazie a una dimensione europea e mediterranea. Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, che si è detto orgoglioso del risultato, anche perché premia un percorso condiviso tra comunità, istituzioni e territorio: "La Regione Marche ha sostenuto con convinzione la candidatura, che ha saputo valorizzare la propria identità e l'eredità della sua storia millenaria traducendole in una visione contemporanea e proiettata al futuro".

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