La scrittrice Toni Morrison è morta il 5 agosto 2019 a New York. Aveva 88 anni.
in foto: La scrittrice Toni Morrison è morta il 5 agosto 2019 a New York. Aveva 88 anni.

La letteratura può e deve essere uno strumento di lotta contro l’oppressione, la discriminazione e il razzismo: Toni Morrison lo sapeva, e ha fatto di questa idea una ragione di vita, dentro e fuori le pagine più intense dei suoi romanzi. La scrittrice è morta all'età di 88 anni: una vita piena, quella della prima donna afroamericana a vincere il Premio Nobel per la Letteratura, come piena e potente è sempre stata la sua voce, pronta a parlare attraverso le pagine di romanzi bellissimi come “L’occhio più azzurro” o “Amatissima”, con cui ottenne anche il Premio Pulitzer. Una voce che vogliamo ricordare anche attraverso alcune delle sue frasi più belle.

Toni Morrison, una letteratura politica

Dico ai miei studenti “Quando ottenete quei lavori per cui siete stati brillantemente formati, ricordatevi che il vostro vero lavoro è che se siete liberi, dovete liberare qualcun altro. Se avete un po’ di potere, allora il vostro compito è dare più potere a qualcun altro”.

Toni Morrison ha sempre rivendicato la profonda valenza politica della letteratura, trasformando i suoi romanzi incentrati sulle storie difficili della comunità afroamericana in lucide e profonde analisi sulla condizione dell’essere umano. Odiava la definizione di “black-writer”, convinta che anche il suo successo in qualche modo fosse l’esempio di come la letteratura non abbia mai superato quella divisione che gli uomini hanno imposto al colore della pelle. “Spero che un giorno la letteratura non sarà più divisa tra nera e bianca”, diceva, “perché sono abbastanza stufa di essere considerata una sociologa invece di una letterata”.

L’esordio letterario de “L’occhio più azzurro”

E di letteratura Toni Morrison ne ha fatta parecchia. Storie dure, come quella raccontata in “L’occhio più azzurro”, che segna il suo esordio letterario nel 1973. In questo libro la Morrison riesce in quello che riteneva essere il compito più grande della scrittura: essere politica. Ma per la scrittrice politica ed esistenza vanno di pari passo, ecco perché in questo libro troviamo alcuni dei passaggi più intensi e commoventi che Toni Morrison abbia mai scritto:

L'amore non è mai migliore di chi ama. I malvagi amano con malvagità, i violenti con violenza, i deboli con debolezza e gli stupidi in modo stupido, ma l'amore di un uomo libero non è mai sicuro. Non c'è dono per la persona amata. Solo chi ama possiede il suo dono d'amore. Chi è amato viene reciso, neutralizzato, congelato nello sguardo dell'occhio interiore di chi ama.

“Amatissima”, il romanzo più famoso

Ma il romanzo con cui Toni Morrison diventerà famosa in tutto il mondo è “Amatissima”, pubblicato nel 1987, con cui la scrittrice vincerà anche il Premio Pulitzer. In questo romanzo sono contenute alcune delle riflessioni più importanti e indimenticabili della Morrison (indimenticabile è la celebre frase pronunciata da Sethe “L'amore o c'è o non c'è. L'amore piccolo non è amore per niente”), come la differenza, ben tracciata fin dai primi romanzi, fra “libertà” e “autodeterminazione”:

Liberarsi era una cosa, rivendicare la proprietà di quell'io liberato un’altra.

In questo libro più di altri Toni Morrison ha dato voce alla comunità afroamericana, con lunghe e a tratti poetiche digressioni sulla condizione dell’oppresso:

I bianchi credevano che, qualunque fosse la loro educazione, sotto ogni pelle scura si nascondesse una giungla. Acque vorticose non navigabili, babbuini che si dondolavano gridando, serpenti addormentati, gengive rosse pronte a succhiare il loro sangue dolce di bianchi. In un certo senso, pensò, avevano ragione. (…) Ma non era la giungla che i negri avevano portato con sé in quel posto dall'altro posto (vivibile). Era la giungla che i bianchi avevano piantato loro dentro. E cresceva. E si allargava, si allargava prima, durante e dopo la vita, fino a coinvolgere i bianchi stessi che l'avevano creata. Li rendeva crudeli, stupidi, più di quanto non volessero esserlo, tanto erano spaventati da quella giungla di loro creazione. I babbuini urlanti vivevano sotto la loro pelle bianca, le gengive rosse erano le loro.

Il profondo valore del linguaggio: il discorso del Nobel

“Noi moriamo. Questo può essere il significato della vita. Ma noi creiamo un linguaggio. Questo può essere la misura delle nostre vite”: nella Lettura per la consegna del Premio Nobel Toni Morrison ribadisce, ancora una volta, il significato profondo della letteratura nel mondo. E lo fa parlando del linguaggio, e del potere incredibile che esso ha nelle vite di ognuno. Una riflessione che risulta quanto mai attuale:

Il linguaggio oppressivo fa qualcosa di più che rappresentare la violenza; è la violenza; fa qualcosa di più che rappresentare i limiti della conoscenza; limita la conoscenza. Se è il linguaggio che offusca lo stato o il falso linguaggio dei media stupidi; se è l’orgoglioso ma imbalsamato linguaggio dell’accademia o il comodo linguaggio della scienza; se è il linguaggio maligno della legge senza etica, o il linguaggio fatto apposta per discriminare le minoranze, nascondere il suo razzistico saccheggio nella sua sfrontatezza letteraria – esso deve essere rifiutato, modificato e palesato. È il linguaggio che beve sangue, che piega le vulnerabilità, che nasconde i suoi stivali fascisti sotto crinoline di rispettabilità e patriottismo e si muove in fretta e furia verso la linea inferiore e verso le menti inferiori. Linguaggio sessista, linguaggio razzista, linguaggio teistico – tutti sono linguaggi tipici della politica del dominio, e non possono, non permettono nuove conoscenze né incoraggiano il mutuo scambio di idee.