Il 4 luglio del 1776, il Congresso continentale, l’assemblea dei 56 delegati provenienti dalle 13 colonie britanniche in terra d’America adottò la Dichiarazione di Indipendenza. Nascono così gli Stati Uniti d'America. Da allora il 4 luglio è il giorno dell'Indipendenza degli Stati Uniti (l'Independence Day), ed è la festa nazionale degli Stati Uniti che commemora l'adozione della famosa dichiarazione che sancì il distacco dalla gran Bretagna del New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud e Georgia.

Non tutti sanno, però, che la Dichiarazione d’Indipendenza degli Usa ha un padre italiano, napoletano in particolare. Il suo nome è quello di Gaetano Filangieri, filosofo illuminista partenopeo coniatore di quel principio tanto importante e carico di umanità civile che è il diritto alla felicità. Filangieri non soltanto fu uno dei primi a riflettere, nel contesto italiano sul tema della ricerca della felicità e delle sue relazioni con i diritti dell’uomo, ma addirittura ispirò il presidente americano Benjamin Franklin, per la sua personale conoscenza del pensatore napoletano, nella scelta di inserire nel testo della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. Ma cosa dice questo articolo? Eccone il testo integrale:

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati.

Queste parole, contenute nella dichiarazione con cui il mondo cambiò per sempre, quel 4 luglio di 242 anni fa, nel 1776, nacquero dunque dalle idee del filosofo napoletano e dal carteggio che ne seguì con Franklin, che poi passarono nel testo voluto da Thomas Jefferson. La citazione risulta storicamente documentata, come dimostra lo scritto del professor Stefano E. D’Anna, membro della European School of Economics.