Sembra acuirsi lo scontro sorto intorno alla nazionalizzazione delle Autostrade italiane. Gli esponenti di governo di area Movimento 5 Stelle sembrano essere sempre più propensi a revocare la concessione ad Aspi e procedere con la rinazionalizzazione della rete autostradale. Di contro, l'area leghista dell'esecutivo cerca di frenare e punta a mantenere in essere la concessione vigente, seppur con delle modifiche. Nella serata di ieri, è stata la volta dello scontro tra Luigi Di Maio e il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti: per il vicepremier, il ponte Morandi deve essere ricostruito da Fincantieri, dunque da un'azienda a partecipazione statale, mentre per il forzista Toti l'opera dovrà essere ricostruita da Autostrade. Nella mattinata di oggi, intervenendo in diretta a Radio Anch'io, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha dichiarato di essere per la ricostruzione del ponte Morandi a spese di Autostrade ma ad opera dello Stato.

"Autostrade i soldi li mette, ma lo ricostruiamo noi il ponte. Che Autostrade debba ricostruire il ponte è scontato in termini risarcitori. Sugli immani danni morali e civili è normale che debba mettere i soldi, ma è altrettanto normale che non possa ricostruire. Sarebbe irrispettoso nei confronti delle famiglie e dei cittadini", ha spiegato Toninelli. Nella giornata di ieri, in audizione davanti al parlamento, il titolare del Mit è tornato a porre l'accento sulla gestione di Autostrade per l'Italia: "Bisogna smettere di inseguire le emergenze e bisogna ricominciare a programmare gli interventi per evitare che eventi di questo genere vengano a determinarsi. La prima vera grande opera di cui ha bisogno questo Paese è un imponente e organico piano di manutenzione ordinaria e straordinaria. Il capitale investito dalla maggior parte delle concessionarie era già stato ampiamente ammortizzato e remunerato, tra la metà e la fine degli anni '90. Pertanto, le tariffe avrebbero quantomeno potuto essere drasticamente ridotte".