Incurante dello stato di gravidanza avanzato della sua dipendente, l'avrebbe costretta a lavorare ben oltre i termini di legge e addirittura fino al giorno effettivo del parto, facendole rinunciare ai mesi della maternità. Per questo motivi il datore di lavoro della giovane è stato condannato penalmente dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Vicenza, Roberto Venditti, a un anno e cinque mesi di carcere per estorsione. Secondo la ricostruzione dell'accusa accolta dal Gup, infatti, l'uomo, un 65enne titolare del bar dove lavorava la donna, avrebbe minacciato la 31enne residente a Camisano, nel Vicentino, di farle perdere il posto se non si fosse presentata ogni giorno in servizio. Un comportamento che secondo la Procura di Vicenza si configura come un vera e propria estorsione.

I fatti contestati risalgono al 2011. "Faceva la barista per poche ore la settimana  e quando rimase incinta informò il titolare del bar. Lui le disse chiaramente che se avesse preso le mensilità previste per legge sarebbe stata licenziata. Qualche mese dopo, in autunno, ribadì lo stesso concetto, tanto che lei lavorò fino alla fine" ha dichiarato al Corriere del Veneto l’avvocato della ragazza, aggiungendo: "Era assunta a tempo parziale ma verso di lei è stato tenuto un atteggiamento criminale". Come accertato dai documenti, la ragazza inoltre era tornata a lavorare appena venti giorni dopo il parto. Rigetta ogni accusa invece il titolare del bar che ha già annunciato il ricorso in Appello: "Non c’è stata estorsione né minacce".