Ieri sera, durante la registrazione del programma ‘Porta a Porta', è andato in scena un vero e proprio giallo: Luigi Di Maio ha denunciato pubblicamente che il testo sul Dl fiscale, varato lunedì sera in Consiglio dei ministri, era stato inviato al Quirinale per l'approvazione con delle modifiche sostanziali. Il testo, secondo la versione di Di Maio, sarebbe stato ‘manipolato', consentendo uno scudo fiscale per i capitali all'estero, oltre ad altre correzioni sul condono. Il leader pentastellato ha subito parlato di un'eventuale denuncia in Procura, senza specificare chi fosse l'artefice della macchinazione, e ha minacciato di non votare un testo rivisto a sua insaputa. Subito dopo è arrivata la smentita del Colle: l'ufficio stampa su Twitter ha chiarito che "il testo del decreto legge in materia fiscale per la firma del Presidente della Repubblica non è ancora pervenuto al Quirinale".

Di Maio ha aggiustato il tiro: "Ai miei uffici è stato riferito che il testo era giunto al Quirinale. Se il testo non è ancora arrivato al Quirinale allora basterà lo stralcio di quella parte e non sarà nemmeno necessario riunire il Cdm". Più tardi fonti di Palazzo Chigi hanno riferito poi che il testo era arrivato al Quirinale in via meramente informale, come spesso avviene n questi casi. Di Maio ha rinnovato la fiducia al governo, cercando di dissipare i sospetti da lui stesso agitati: "Non ho ragione di dubitare della Lega, ci siamo stretti la mano". E alla domanda sul sottosegretario Giorgetti ha aggiunto: "Non mi permetterei mai di indicare nomi". Ma l'irritazione della Lega è palpabile. Nonostante infatti l'alleato pentastellato abbia subito sottolineato di non voler incolpare esponenti del Carroccio, in una nota da via Bellerio, mentre Matteo Salvini si trova a Mosca, si legge tutta la tensione del momento: "Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti tra cittadini ed Equitalia". E allora verso chi erano indirizzate le accuse? Di Maio ha parlato genericamente di ‘manina' politica o tecnica, e in questo caso l'allusione sarebbe rivolta agli avversari che il governo giallo-verde sostiene di avere all'interno del Mef. Non sarebbe la prima volta in cui Di Maio punta il dito contro funzionari di via XX Settembre: era già accaduto in occasione del varo del decreto Dignità.

Il tentativo di placare gli animi è arrivato direttamente da Bruxelles, dove si trova il premier Giuseppe Conte: il presidente del Consiglio ha bloccato l'invio ufficiale del decreto, specificando che lo rivedrà personalmente venerdì, articolo per articolo. Stamattina il presidente del Consiglio ha ribadito: "Tra 5 Stelle e Lega non c'è ‘nessuna frattura' sul decreto fiscale". Mentre Laura Castelli (M5S), sottosegretario all'Economia, ha provato a minimizzare: "Lasciate perdere le bozze. Assicuro che le somme frutto di riciclaggio non saranno mai abbonate a nessuno da questo governo. Aspettate il testo definitivo e vedrete". Ma il fatto rimane. E sulla questione Di Maio vuole vederci chiaro, anche per via dei malumori crescenti nel Movimento a proposito della ‘pace fiscale', che per molti pentastellati equivale a un vero e proprio condono.

Gli attacchi da parte dell'opposizione non si sono fatti attendere. Prima da parte del segretario Maurizio Martina, che ha twittato: ‘Imbrioglioni', e poi da parte di Matteo Renzi, che ha scritto: "Luigi Di Maio è un uomo disperato. Si è accorto in ritardo di aver dato il via libera a un condono. Prima ha votato il testo del decreto legge, poi ha detto che glielo hanno cambiato e si è rimangiato tutto". Renzi non ha usato mezzi termini: "La sua mediocrità è imbarazzante".

Le bordate arrivano anche da parte di Forza Italia: "Luigi Di Maio e i 5 stelle sono vittime di un perenne complotto. Ridicoli", ha detto la capogruppo Mariastella Gelmini.