Giallo a Chiavari, in provincia di Genova, dove nella serata di ieri, martedì 23 aprile, il cadavere di un uomo è stato trovato nel parcheggio di un supermercato di via Dante. Si tratta di Pino Orazio, orefice di 70 ed ex collaboratore di giustizia. Di origine siciliana, è infatti stato coinvolto in passato in traffici con la famiglia dei Santapaola, considerata una delle più potenti di Cosa Nostra, prima di diventare collaboratore di giustizia e cambiare totalmente vita. Proprio a Chiavari gestiva con la sua famiglia un gioielleria e secondo fonti investigative erano più di 10 anni che non aveva più nulla a che fare con la criminalità organizzata. Stando a quanto riferito dagli inquirenti, l'uomo sarebbe stato ucciso con un solo colpo di pistola di piccolo calibro alla nuca, anche se è mistero sull'arma utilizzata. Ancora tutta da ricostruire è la dinamica di quanto avvenuto.

La dinamica e i possibili moventi

A dare l'allarme, intorno alla mezzanotte di ieri, è stato un passante, che ha subito allertato i soccorsi. Il corpo senza vita è stato rivenuto a terra intorno alla mezzanotte nel parcheggio in cui Orazio era solito lasciare l'auto durante l'orario di lavoro, per cui non si esclude la possibilità che possa essersi trattato di un tentativo di rapina finito male, anche se non è detto che avesse con sé i preziosi al momento della presunta aggressione. Per cui, nessuna pista è al momento esclusa. Di certo, a fare più chiarezza sul delitto saranno i risultati dell'autopsia, già disposta dal magistrato di turno Silvia Saracino. Sulle prime sembrava una morte naturale, non essendoci alcun segno di violenza o colluttazione, poi il medico legale ha girato il corpo e trovato questo piccolo foro sulla nuca, il che potrebbe far pensare alla vendetta di mafia. Ma il condizionale è d'obbligo, anche perché nelle vicinanze non sono stati trovati bossoli, per cui non si esclude neppure che l'arma del delitto non sia stata una pistola, bensì uno stiletto o un rompighiaccio. Proseguono, intanto, le indagini con gli investigatori che stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza del supermercato ma anche quelle lungo la strada che dal negozio porta al parcheggio per vedere se qualcuno lo abbia seguito o meno.

Chi era Pino Orazio

Settant'anni, Pino Orazio da anni viveva in Liguria, ma era originario della Sicilia e il suo passato non è stato per nulla facile. È stato infatti uno dei collaboratori di giustizia che ha raccontato le fasi più sanguinose della guerra di mafia a Catania negli anni Novanta, accusato a sua volta di essere stato l'autore di decine di agguati e ritenuto vicino al clan dei Santapaola, tra i più potenti di Cosa Nostra. Dopo varie condanne, due settimane fa aveva chiuso i conti con la giustizia. Per sua scelta, nel 2009 era anche uscito dal programma di protezione: aveva concordato una "liquidazione" economica che aveva investito nella sua attività commerciale, una gioielleria che gestiva insieme alla figlia. Gennaro Ciliberto, ex dirigente d’azienda e testimone di giustizia, commentando all'Ansa la notizia della morte di Orazio, ha definito l'accaduto "una cosa gravissima. Siamo morti viventi perché la mafia, la camorra, portano sempre a termine le loro condanne a morte. Vivo costantemente con il giubbotto antiproiettile che mi sono comprato con i soldi miei perché sono un morto che cammina. Ma non ce la faccio più. Hanno tolto la scorta a mia moglie e ai miei figli. Il sistema di protezione fa acqua da tutte le parti. Per questo faccio un appello allo Stato: lanciate un segnale forte".