Nel pomeriggio di ieri, scrollando distrattamente la timeline di Facebook in un momento di noia, mi appare lo screenshot di un annuncio di lavoro piuttosto umiliante: "Laurea magistrale a pieni voti in ingegneria civile, ottima conoscenza della lingua tedesca e buona della lingua inglese, gradita esperienza Erasmus, disponibilità a trasferte in Italia ed estero, contratto di 6 mesi, 600 euro netti al mese, ticket restaurant per ogni giorno lavorato". L'annuncio, pubblicato su un giornale cartaceo di cui al momento non si conosce il nome, riporta anche un link per l'invio delle candidatura. Quel link fa capo al sito web di Gruppo Dimensione, "general contractor specializzato nel settore dei servizi" di Grugliasco, in provincia di Torino.

Immediatamente ho fatto alcune ricerche per accertarmi della veridicità dell'annuncio e sul sito dell'azienda in effetti ho trovato un annuncio molto simile, una posizione per un ingegnere civile con conoscenza della lingua francese e disposto a fare trasferte a Ginevra, con lo stesso tipo di competenze richieste e con lo stesso tipo di trattamento economico offerto. Nel lungo testo dell'annuncio, in nessuna parte veniva menzionata la parola "stage" e le richieste apparivano un tantino sovradimensionate non solo rispetto al compenso, ma anche alla posizione che poi si è effettivamente rilevata essere un tirocinio di inserimento. Nel mio post contestavo duramente questo tipo di approccio e denunciavo il problema di fondo: sembra quasi ormai che annunci del genere siano diventati la norma, rifiutarli diventa quasi impossibile e per di più, complice la crisi economica e l'altissimo tasso di disoccupazione giovanile, molti sono pronti a criticare il rifiuto opposto dai lavoratori bollando i giovani come "choosy" e "fannulloni".

Prendiamo questo "coso", che mi vergogno a definire annuncio di lavoro, e parliamo un attimo di lavoro. Sfilza di competenze pretese, autonomia, laurea a pieni voti e via dicendo, retribuite con un tozzo di pane. Seicento euro al mese per un (sembrerebbe) full time con trasferte.

Ho trovato un annuncio simile, dello stesso gruppo, sul loro portale. Pensavo che per quello stipendio cercassero uno stagista, ma la parola stage non è menzionata nell'annuncio e anzi "è richiesta la capacità di interagire con autonomia nei confronti dei progettisti, dei capi- tecnici e dei clienti/fornitori", dunque pare non si tratti proprio di stage.

Perché io, con tutte queste competenze, dovrei accettare queste condizioni? La risposta è semplice: perché il mercato è al ribasso e se rimani in Italia – per qualsiasi tipo di motivo – ti trovi con le spalle al muro.

Prendere o lasciare, se ti va bene è così, altrimenti puoi cercare altro, da un'altra parte. Il che, di base, come ragionamento, io lo comprendo anche.

Il problema è che là fuori, in questo Paese, è pieno di annunci al limite della schiavitù e, purtroppo, ci stiamo anche convincendo che rifiutare condizioni inique sia da choosy o fannulloni.

Il post inaspettatamente ha fatto il giro dei social, probabilmente perché il tema lavoro sta a cuore a molti, è trasversale e chiunque si sente in diritto e in dovere di dire la propria e di raccontare la propria esperienza, positiva o negativa che sia. Nel corso delle ore, l'annuncio è diventato virale e l'azienda è stata subissata di critica e di telefonate di contestazione. Nel giro di poche ore, gli annunci pubblicati sul sito web dell'azienda sono stati modificati, togliendo i riferimenti allo stipendio e aggiungendo la parola "stage" e l'azienda ha inviato un comunicato di rettifica sostenendo che i tirocini attivati nel corso degli ultimi 3 anni sono stati trasformati in rapporti di lavoro (contratti di apprendistato) nell'85% dei casi.

La vecchia versione reperibile da Google Cache
in foto: La vecchia versione reperibile da Google Cache
La nuova versione dell’annuncio aggiornata dopo le polemiche
in foto: La nuova versione dell’annuncio aggiornata dopo le polemiche

Non c'è motivo di dubitare delle affermazioni del responsabile delle risorse umane dell'azienda, resta però un fatto: le richieste avanzate per un posto di stage sono spropositate rispetto alla rimborso spese offerto, soprattutto dalla lettura dell'annuncio si evince che la persona ricercata debba essere in possesso di competenze difficilmente acquisibili senza esperienza pregressa in altre azienda e deve essere pronta a gestire trasferte in Italia e all'estero che difficilmente possono essere da una persona neo-laureata e senza esperienza, quale dovrebbe essere una persona a cui è diretta un'offerta di tirocinio.

Il problema, in sostanza, è questo: complice la crisi economica e l'altissima domanda di lavoro, soprattutto per quanto riguarda il segmento under 30, le offerte di lavoro si sono trasformate lentamente in una sorta di cappio al collo per gli aspiranti lavoratori. In pratica, per essere considerati dei bravi lavoratori, delle persone volenterose, si deve essere pronti ad accettare qualsiasi tipo di compenso "pur di lavorare, pur di fare qualcosa". Il lavoro è visto non più come uno scambio, un dare – avere tra dipendente e datore di lavoro, ma come un ricatto da accettare a tutti i costi. Chi ha un lavoro retribuito quasi viene zittito e viene considerato un privilegiato rispetto ai tanti costretti ad accettare condizioni più infami. Il prendere o lasciare diventa un cappio al collo quando il tenore delle offerte è quello dell'annuncio contestato, un ricatto.

Quello del Gruppo Dimensione non è un caso su mille. Basta una breve ricerca online per scorgere decine e decine di annunci del genere, in ogni settore. Basta ascoltare anche le storie di ragazzi che stanno cercando di "fare la gavetta" in questi anni o che l'hanno conclusa da poco per accorgersi che questi annunci sono la regola, non l'eccezione. Molti consigliano di cambiare settore e andare a fare lavori "più umili" per sbarcare il lunario, rimboccarsi le maniche e guadagnare stipendi più alti perché comunque fare il lavoro dei propri sogni non è un diritto. Ed è vero, non esiste il diritto al lavoro dei sogni, ma anche nei settori considerati "più umili" le regole non cambiano: stage per fare i commessi, stage per fare i camerieri, stage per fare i parrucchieri, stage per fare i baristi, stage per fare qualsiasi cosa, regolarmente retribuiti con cifre che non permettono a nessuno, men che meno se il lavoratore è residente in grandi città, di diventare autonomo e di non pesare sui propri genitori o nonni.

Non è raro leggere titoli di giornale come "I giovani italiani sono i mammoni dell'Europa: quasi 7 giovani su 10 vivono ancora con i genitori". Titoli degradanti, che descrivono però la realtà di questa spirale tossica che sta impedendo ai giovani di spiccare il volo. Esattamente, come può un under 30 uscire da casa se uno stage via l'altro fino a 30 anni e oltre è costretto a sbarcare il lunario con stipendi che rasentano la disumanità? L'Italia viene da molti anni descritta come un Paese poco produttivo e poco competitivo. Di problemi ce ne sono molti: tassazione esosa, burocrazia folle, un fisco nemico, un folle costo dell'energia elettrica e via dicendo. Tutto vero, questi lacci e lacciuoli impediscono alle aziende di espandersi.

Ma c'è anche un altro motivo per cui l'Italia è un Paese poco produttivo e poco competitivo e lo spiegò egregiamente Flavio Briatore con una frase che fece molto scalpore: "Se mi dite che 1.200-1.500 euro sono un traguardo, io non so come uno possa vivere con 1.300 euro al mese, onestamente". Eh già, a causa degli standard eccessivamente livellati al ribasso siamo arrivati a pensare che 1500 euro siano un privilegio, un obiettivo di vita, un favore. Ma questo ragionamento, in realtà, contribuisce ad abbassare oltremodo quegli standard già rasenti il baratro e a spingerci a credere che 600 euro al mese alla fine non siano poi così male. Ma, come dice un famoso detto americano, "if you pay peanuts, you get monkeys": se paghi noccioline, ti prendi le scimmie. E le scimmie, in questo caso, non sono esattamente i lavoratori bravi e competivi che fanno crescere le aziende, quelli fuggono all'estero, dove le aziende sanno retribuire le competenze in maniera adeguata e non ti fanno sentire un accattone solo perché pretendi di essere pagato per il lavoro che fai.