Un sentiero lastricato di buone intenzioni, ma assolutamente impercorribile al momento. Così appare la strada che dovrebbe, teoricamente, portare alla costruzione di una coalizione di centrosinistra da presentare alle prossime elezioni politiche, che si ventila saranno nel marzo 2018. Da una parte il Partito Democratico, su spinta della minoranza dem capitanata da Orlando, Emiliano e Cuperlo, avrebbe aperto a una coalizione allargata comprendente anche gli scissionisti di Articolo 1 – Mdp, ma dall'altra parte Bersani e soci sembrano non essere intenzionati a siglare alcun accordo pre-elettorale e punterebbero invece a formare una coalizione post-elezioni.

Per la presidente della Commissione Antimafia, Rosi Bindi, si è giunti a cercare di costruire una coalizione solida troppo tardi. "Appelli tardivi, se li avessero fatti prima, durante le lacerazioni, sarebbe stato meglio. Ora provo sofferenza e preoccupazione, non solo per le divisioni, ma anche per le unità deboli che vedo, sembra un cartello elettorale, non un vero progetto politico. Non vedo incontri sui programmi", ha dichiarato a Radio Capital. "C'è una mutazione genetica del Pd, in questi anni, che non è frutto di discussione seria", ha commentato Bindi riferendosi alla rottamazione renziana. "Vedo che adesso si rispolvera l'Ulivo: io ho subito all'inizio della vicenda di questo Pd un sommario giudizio sul ventennio precedente. Rottamazione, poco rispetto delle persone, le responsabilità di Berlusconi e quelle di Prodi messe sullo stesso piano. Di quel ventennio sono stati messi tutti alla sbarra in una Norimberga politica. Quindi c'è bisogno non solo di disponibilità a discutere, ma a rileggere la storia di questi anni".

Ai microfoni di Radio 102.5, Pier Luigi Bersani ha fatto intendere di non essere intenzionato a creare alcuna coalizione prima del voto: "Il Partito democratico è stato l'esito di una storia, quella dell'Ulivo, e credo abbia fatto cose buone ma in questo ultimo pezzo di strada ha tagliato il ramo dove era seduto. Nessuna chiusura per quanto riguarda la coalizione, ma parliamo con Matteo Renzi e con tutti il 5 marzo. Ma bisogna cambiar registro, sennò andrà dove lo porta il cuore. Se va con la destra io non ci vado, questo è semplice".

"Noi stiamo facendo una cosa di sinistra e civica, che sarà dentro a un sistema che non è maggioritario. Qui non saranno i cittadini a scegliere il governo, sarà il Parlamento, quindi (alle urne) ognuno voterà dove lo porta il cuore", spiega Bersani. Per quanto riguarda uno dei punti maggiormente contestati del programma di governo renziani, il Jobs Act, Bersani ha commentato: "Bisogna modificarlo. Radicalmente. Adesso vogliono sgravare di tre punti la spesa per chi trasforma un giovane a un contratto a tempo indeterminato. Ma fino a quando hai stage, tirocini, lavoro a chiamata, alternanza scuola lavoro mal fatta, ci sarà sempre il modo di spender meno umiliando un giovane. Bisogna ripulirla, quella cosa. Io poi non sono per rifare tale e quale l'articolo 18, ma ho sempre combattuto affinché il lavoratore non venisse trattato come una cosa di cui poter monetizzare la vita. Se c'è un licenziamento disciplinare deve esserci qualcuno che dice: c'era un buon motivo? Ok. Non c'era? Quello non perde il posto di lavoro. Tutto lì".

La costruzione delle alleanze in ottica elettorale è stata affidata dal Partito Democratico all'ex Ds Piero Fassino, che nel corso delle ultime settimane ha incontrato il leader di Campo Progressista, Giuliano Pisapia. Sinistra Italiana e Mdp, invece, sono stati contattati da Fassino ma sembra abbiano preferito declinare l'invito a causa della grave incompatibilità culturale con l'attuale Partito Democratico. Sembrerebbe essere un problema di programmi divergenti, da una parte il Pd ha promosso il Jobs Act e l'abolizione dell'articolo 18, dall'altra parte la sinistra a sinistra del Pd punta ad abrogare quelle riforme e dunque trova inutile discutere di programmi condivisi con chi quelle riforme le ha approvate e non ha alcuna intenzione di modificarle.

Il Guardasigilli Andrea Orlando da sempre punta all'unità della coalizione di centrosinistra: "Se si dialoga non c'è frammentazione. Il problema è che non si dialoga quanto si dovrebbe. C'è uno sforzo da fare per impedire che vinca una destra che ha tratti illiberali e a volte inquietanti e che dovremmo contrastare con l'unità di tutte le forze progressiste. Rispetto le posizioni di tutti, ma l'idea che divisi si è più forti è abbastanza surreale. Questa destra non è quella del '94, e neppure quella che ha vinto le elezioni nel 2008".