È passato più di un mese da quando sono stati aperti i termini per le richieste del Reddito di cittadinanza e gli aventi diritto stanno in questi giorni ricevendo le comunicazioni su accoglimento o rigetto delle loro domande, in vista della prima erogazione del sussidio, il 27 aprile. Nel frattempo, sul sito dell’Inps, viene prevista una funzione di calcolo: chi ha ricevuto sms o e-mail con l’accettazione della domanda può verificare l’importo che gli spetta. Sul post Facebook con cui l’Istituto nazionale di previdenza pubblicizza questa possibilità, i commenti oscillano però tra rabbia e delusione, visto che molti beneficiari riceveranno una somma mensile compresa tra 40 e 100 euro.

Non solo. Tra coloro che si sono visti rifiutare la domanda, c’è chi riporta già esperienze negative nella ricerca di lavoro, con colloqui durante i quali viene richiesto se si è percettori di reddito di cittadinanza: "a noi servono persone che percepiscono il reddito di cittadinanza" si legge nel commento di un disoccupato che non ha ottenuto il sussidio, che riporta il dialogo che avrebbe avuto con un imprenditore, e aggiunge "Prima era difficile ora sarà impossibile trovare lavoro", alludendo agli sgravi fiscali per le imprese che assumono beneficiari del reddito di cittadinanza. La risposta social di Inps non si fa attendere:

La ringraziamo per aver condiviso la sua riflessione con noi. Ma per questi aspetti deve rivolgersi a chi ha fatto la legge, non a Inps che la applica.

In effetti, specie rispetto alla esiguità di certi importi, la legge è chiara, anche se meno lo è stata la comunicazione politica: nel presentare la misura, si era infatti parlato di dignità e di abolizione della povertà, con un riferimento monetario ai 780 euro mensili. Quel che non si è sottolineato, e che ha forse indotto molti in speranze infondate, è il fatto che 780 euro mensili sono il massimo importo che si possa ottenere, compresi sussidi e aiuti da altre fonti.

Il calcolo dell’ammontare del Reddito di cittadinanza segue infatti una regola che si basa da un lato sulla situazione reddituale che emerge dall’Isee, dall’altro su un "parametro della scala di equivalenza" che corrisponde a 1 qualora il nucleo familiare sia composto di una sola persona e che viene aumentato di 0,4 per ogni minorenne a carico, fino a un massimo di 2,1 (2,2 se sono presenti disabili non autosufficienti). Questo parametro viene moltiplicato per una cifra di massimo 6000 euro annui. A conti fatti, quindi, i 780 euro mensili spettano a una famiglia con almeno due figli minorenni a carico che non riceva altri sussidi, ma difficilmente arriveranno a una coppia di maggiorenni disoccupati, specie se percettori di Naspi o di altre forme di sostegno.