Il contratto di governo siglato da Lega e Movimento 5 Stelle è stato già ampiamente criticato sia dal punto di vista della mancata indicazione delle coperture economiche dedicate alle varie misure espansive proposte – flat tax, reddito di cittadinanza, revisione della legge Fornero – sia per quanto riguarda la visione estremamente securitaria e giustizialista delle riforme proposte in materia di accoglienza e immigrazione e giustizia. Nelle 40 pagine programmatiche non solo sono assenti i numeri, ma non vi è nemmeno traccia di interventi in materia di diritti civili – tema totalmente trascurato e tralasciato da Lega e M5S – e viene dato invece ampio spazio a una serie di slogan elettorali di difficile applicazione, slogan che alla prova dei fatti molto probabilmente si scioglieranno come neve al sole. Sintetizzando, questo è il giudizio che la senatrice Emma Bonino dà al programma proposto da Lega e Movimento 5 Stelle nell'ambito dell'ampia intervista rilasciata a Fanpage.it.

Senatrice Bonino, il tema dell'immigrazione e dell'accoglienza è al centro del contratto di governo. Le misure preponderanti riguardano i rimpatri dei cosiddetti "clandestini" attraverso accordi con i paesi origine dei flussi migratori, ma nulla si dice riguardo la regolarizzazione di chi è già presente sul territorio italiano o rispetto alla revisione della Bossi-Fini che di fatto crea questa clandestinità. Secondo lei che effetti provocherà questo tipo di approccio che Salvini mira a introdurre in Italia? Il suo piano è attuabile davvero?

Innanzitutto questo "ponte aereo" per 400mila o più irregolari nel nostro Paese è evidentemente non attuabile, sarebbe il più grande "ponte aereo" della Storia. In più, per rinviare a casa in modo forzato queste persone bisogna avere degli accordi bilaterali con i Paesi d'origine e ora l'Italia ne ha quattro – Nigeria, Tunisia, Marocco e un vecchio accordo con l'Egitto – ma la stragrande maggioranza di queste persone arriva anche da altri Paesi, quindi mi sembra un programma non solo illegale ma anche del tutto inattuabile. Mi sembra uno slogan da campagna elettorale, non da politica. In più, come anche lei sottolinea, nulla si dice nel contratto riguardo l'integrazione di queste persone presenti sul territorio italiano in maniera regolare ma che magari hanno solamente il permesso di soggiorno scaduto. Il programma di Lega e Cinque Stelle è a mio avviso un indurimento molto grave di una politica solo securitaria e solo di esclusione e, temo, anche di stretta sui salvataggi, una politica che va in una direzione non solo disumana, non solo illegale ma anche molto molto pericolosa.

Molti degli accordi bilaterali che Salvini vorrebbe siglare andrebbero proposti a Paesi che si trovano nel bel mezzo di una guerra civile o sono governati da dittature, non così semplice

Ma vede, questa non sarebbe una vera barriera, in passato li abbiamo già siglati, recentemente anche con la Libia che non ha un governo stabile, tanto per dirne uno. Il problema è che queste persone sfuggono da guerre civili, dalla povertà, dalla violenza, da dittature. Noi sappiamo fare anche accordi con le dittature, il problema è che ne abbiamo solo quattro e dalla mia esperienza la negoziazione degli accordi ha tempistiche molto lunghe. E nel frattempo, questi 400mila disgraziati cosa fanno? Poi, stavo proprio vedendo poco fa che Salvini  – che forse è un po' novizio come ministro  – ha detto che questi irregolari bisogna metterli in centri chiusi. Ora, questi centri chiusi, che sono delle vere carceri dove si viene privati della libertà e dove vige il divieto di ricevere visite – esistono già e sono i centri destinati a chi ha già un provvedimento di espulsione. Erano i Cie della Bossi Fini e sono stati riproposti dal decreto Minniti lo scorso anno, ma tutte le Regioni si sono rifiutate di ospitare questi luoghi sul territorio tanto che a dispetto dei 16 centri da 1600 posti ne sono stati aperti solo 4 per un totale di 359 posti. Quello che peraltro è preoccupante è l'annunciare un allungamento dei tempi massimi di detenzione, l'insieme di tutti questi provvedimenti è allarmante, si va verso una visione securitaria dove non esiste la parola ‘integrazione' e un improbabile quanto impossibile ‘ponte aereo' totalmente illegale.

L'immigrazione viene trattata come un'emergenza nonostante i dati descrivano una situazione molto diversa. L'equazione immigrazione=degrado fa molta presa sull'elettorato e sta regalando molti voti soprattutto alla Lega. Per quale motivo questa inesistente emergenza viene percepita dai cittadini come veritiera? È possibile smontare questa narrazione?

Insomma, avremmo potuto smontarla cominciando un po' prima. In realtà, quei pochi che ci hanno provato sono stati lasciati soli dai grandi partiti. La campagna ‘Io ero straniero' cercava di raccontare i fatti con un po' più di razionalità all'interno di questo dibattito costruito su stereotipi e vere e proprie false notizie, ma pochi hanno dato seguito a questo progetto. Il populismo ha creato la percezione di un'invasione ed è questa la vera pericolosità del populismo, che ora è aggravato da dichiarazioni incendiarie. Ma c'è anche un altro punto, che riguarda la questione della povertà. Io a volte ho l'impressione che a noi non piacciano i poveri, bianchi o neri che siano. Il fenomeno della mobilità globale va governato – e nessuno dice che questo sia un problema facile da affrontare – non si può semplicemente espellerlo, perché altrimenti si creano solo illusioni e aspettative e si va a nutrire una rabbia di cui certamente questo Paese non ha bisogno. Invece di dare dei messaggi di speranza e di umanità nella legalità, si continua a nutrire sentimenti di odio. Gli episodi di razzismo ormai sono piuttosto frequenti e anche violenti. Insomma, questo problema è stato affrontato troppo tardi ma soprattutto in ottica solamente securitaria.

Anche da partiti di centrosinistra, per esempio mi viene in mente il decreto Minniti proposto dal Pd

Certamente, si è anche infatti sottovalutato quel sentimento che bolliva e che hanno contribuito a far bollire nella pancia del Paese.

Che cosa potrebbe fare l'Europa per aiutare l'Italia in rapporto alla questione immigrazione e accoglienza? 

Innanzitutto, capiamoci: l'Europa in quanto tale non c'entra proprio, sono gli Stati membri che hanno sempre voluto tenere nelle proprie competenze nazionali – nazionali – la questione immigrazione e difesa delle frontiere esterne. Le proposte di ripartizione delle quote migranti in tutti gli Stati membri sono state respinte proprio dagli Stati membri tutte le volte. Non è l'Europa quindi che deve fare, ma sono i Paesi europei, uno per uno e non uno contro l'altro. Non c'è, perché non è mai stata voluta, una politica comunitaria che aiuterebbe certamente, ma non c'è propensione politica da parte degli Stati membri a modificare i trattati.

La preoccupa Salvini ministro dell'Interno?

Mi preoccupano molti aspetti di questo governo, per esempio la parte penale e la parte giustizia, il populismo penale che implica solo più carceri, inasprimento delle pene e arriva quasi a teorizzare la delazione. Questo mi preoccupa moltissimo, anche se non attiene strettamente al ruolo di Salvini da ministro dell'Interno. Mi preoccupano proprio l'atmosfera e la cultura proposta, una deriva allarmante. Sia sui diritti civili, sia per quanto riguarda la giustizia rigorosa ma umana, sia dal punto di vista dell'immigrazione e delle relazioni con l'Europa c'è da essere veramente preoccupati. Poi dovremmo vederli all'opera, questo è evidente, il mio giudizio al momento si ferma a quello che ho letto sul famoso contratto e a quello che ho sentito. Ma sarà bene che ci svegliamo.

Con l'opposizione?

Beh, ci dobbiamo svegliare, non possiamo certo aspettare con le mani in mano che passi il disastro. Non è così che si può agire, perché in questo modo ci rimettiamo tutti quanti. La mia è un po' una ‘chiamata all'azione' per chi non condivide questo tipo di politiche.

Guardando ai diritti civili, il contratto di governo li tralascia completamente. Fontana si è scagliato contro l'aborto e i diritti delle famiglie arcobaleno, lo Ius Soli è visto come fumo negli occhi dalla maggioranza di governo, di fine vita non si parla nonostante in parlamento ci sia da anni un ddl di iniziativa popolare bloccato causa ostruzionismo. La preoccupa questa mancanza di sensibilità nei confronti dei diritti delle minoranze e dei più deboli?

Mi preoccupano molto queste dichiarazioni sulle famiglie arcobaleno, le unioni civili, l'aborto. Insomma, c'è tutta una serie di questioni che non solo mi vedono ovviamente contraria – ma questo non è il punto – ma sono preoccupanti per i cittadini. Quello che si prospetta è un governo un po' alla Orban o alla Putin, l'affermazione della dittatura della maggioranza, mentre la democrazia è esattamente l'opposto, è il governo della maggioranza che prevede il rispetto delle minoranze. La cultura eversiva, da questo punto di vista, rispetto ai punti fermi della democrazia liberale mi sembra molto presente in questo cosiddetto contratto e anche nelle esternazioni frequenti di vari ministri.

Nel programma di governo si parla ben poco di giovani e le misure espansive che M5S e Lega di fatto sono debiti che andranno a scaricarsi sulle spalle delle generazioni future, ad esempio la riforma della legge Fornero. Non sembra un ritorno al passato, alle ricette da Prima Repubblica che facevano leva sulla spesa pubblica per comprare consenso elettorale?

Non abbiamo mai smesso, purtroppo. Anche gli 80 euro di Renzi non è che avessero poi un'altra funzione. Non è purtroppo una novità, questa è la continuazione di una politica assistenziale – chiamiamola così – che però è impossibile da sostenere per le nostre finanze pubbliche. Noi abbiamo una crescita più fragile degli altri Paesi europei e siamo appesantiti drammaticamente da un debito pubblico che ci costa 60-70 miliardi all'anno di puro servizio, quindi dove andranno a sbattere tra reddito di cittadinanza e flat tax. Più spesa e meno entrate, perché la flat tax quello genera ed è impraticabile da questo punto di vista, viste le condizioni del bilancio italiano. Voglio vedere come combineranno queste misure di spesa con le finanze limitate che deriveranno da un calo delle entrate quando dovranno presentare la legge di stabilità. Peraltro, vorrei far notare che in tutto il programma di governo non c'è una cifra. Non è proprio un dettaglio, e il presidente Conte in Parlamento non ne ha nemmeno parlato.

Anche le donne sono praticamente assenti nel programma di governo, non esiste un ministero dedicato alle pari opportunità e le uniche misure a favore riguardano la maternità e l'aumento della natalità, come se le donne fossero da considerare, di nuovo, solamente come macchine da riproduzione.

Questa è un'impostazione tipica del conservatorismo. Quando si introduce un ministero della Famiglia tradizionale è evidente l'intento programmatico, la donna fa i figli e sta a casa mentre il marito va a lavorare. Ora, guardando anche alle nostre condizioni economiche, è evidente che questa non è la ricetta giusta, le famiglie monoreddito sono quelle peraltro più esposte alla povertà. A parte questo, è proprio la concezione dell'essere umano femminile che a me pare molto regressiva, che guarda indietro, è molto conservatrice. E anche qui sarebbe bene che le donne non si addormentassero un'altra volta in attesa di chissà di quali tempi migliori.

Di Maio parla molto di contrasto alla precarietà lavorativa che impedisce ai lavoratori di poter progettare un futuro e propone una riforma del Jobs Act e l'introduzione di una salario orario minimo per migliorare la qualità della vita dei lavoratori italiani. È la via giusta?

Io vorrei che Di Maio iniziasse a lavorare un po' di più, oltre che a sbandierare slogan, allora forse potremmo iniziare a discuterne. Nessuno di noi vuole aumentare la povertà o la precarietà, fa ridere. Bisogna discutere delle politiche che possono favorire questo processo. Ora, il lavoro lo produce l'impresa normalmente e compito dello Stato è creare una condizione favorevole all'impresa e anche agli investimenti stranieri o italiani. Con questa incertezza prodotta da ‘Europa sì, Europa no', ‘Euro sì, Euro no', ‘Referendum sì, Referendum No', non è che le imprese siano proprio incentivate a investire qui. Voglio vederlo all'opera Di Maio, soprattutto ora che ha unificato il ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo Economico. Più lavoro? Benissimo, nessuno vuole meno lavoro. Ma il problema sono le politiche, non è che con gli slogan si crea lavoro.

Che giudizio dà alla Flat Tax proposta dal governo M5S-Lega? La ritiene una misura equa e positiva per l'Italia?

Dipende come viene applicata. Io non ideologicamente contraria alla misura, ricordo che Pannella la propose negli anni '80, quando però il debito pubblico non era ancora esploso. In questa condizione, mi pare però difficilmente proponibile in Italia. Peraltro, Salvini è stato molto esplicito dicendo che chi è più ricco è giusto che risparmi più tasse. Voglio vedere poi come lo spiegheranno ai rispettivi elettorati questo.

Alle scorse elezioni, il centrosinistra ha subito un vero e proprio tracollo. Secondo lei quali possono essere le proposte da mettere in campo per combattere le forze populiste e attrarre di nuovo consensi?

Eh, avremo una lunga strada da percorrere davanti. In molti si sono accorti troppo tardi di dove stavamo andando a finire e questa deriva non è solo italiana ma transatlatica, se posso dire. Per prima cosa: non dobbiamo arrenderci. Non possiamo far finta che nulla sia successo e dobbiamo cercare di essere molto più assertivi – anche voi giornalisti, se posso permettermi, perché quando Di Maio arriva e dice che vuole fare il reddito di cittadinanza non è possibile che nessuno gli chieda ‘scusi, quanto costa e dove prende i soldi?'. L'Europa, poi, è un comodissimo capro espiatorio, va saputa raccontare. Se dalla nostra parte non la si finisce di rincorrerli sul loro terreno e non si comincia a smontare la loro narrazione, non si va da nessuna parte e questi partiti continueranno ad avere presa e a ricreare una democrazia illiberale alla Orban o alla Putin, per citare due esempi. Al di là delle misure specifiche, è proprio la sintonia rispetto alla violazione delle basi della democrazia liberale che è preoccupante. Non dobbiamo sederci, dobbiamo combattere.