Con un blitz alle prime luci dell’alba di oggi la polizia ha sgomberato con la forza la ex caserma Sani di Bologna sede del collettivo Xm24. Agenti in assetto antisommossa si sono presentati davanti ai cancelli dello stabile in via Ferrarese intorno alle 6 di giovedì procedendo poco dopo allo sgombero forzato. Inutile il tentativo di resistere di alcuni attivisti che erano asserragliati all'interno. Dopo il tam tam sui canali social del movimento Xm24, sul posto però sono accorse decine di altri attivisti che hanno immediatamente organizzato un presidio nella piazza antistante che poi si è trasformato in un corteo di protesta che si è diretto verso il centro cittadino bloccando diverse strade.

Lo sgombero è arrivato nel giorno esatto della scadenza della trattativa col Comune dopo l’occupazione del novembre scorso e fa seguito alla decisione del Gip di Bologna che nel dicembre scorso, accogliendo la richiesta presentata dal procuratore  del capoluogo emiliano, aveva disposto un provvedimento di sequestro preventivo per l'ex caserma Sani, di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti. Proprio quest’ultima è al centro delle proteste e degli striscioni dei manifestanti che recitano: “Comune e Cdp sgomberare per speculare”.

“Da subito gli occupanti della ex-caserma Sani hanno chiesto un’interlocuzione con la dirigenza di Cassa Depositi e Prestiti, senza mai ottenere risposta. Ora – a sgombero avvenuto – le responsabilità ricadono di nuovo interamente sul comune” spiegano gli attivisti aggiungendo: “Da poco qui è partito un progetto: non vogliamo una trattativa su di noi, vogliamo una trattativa su quest'area. Vuota da decine di anni, un immenso patrimonio pubblico che abbiamo aperto alla città. Fantastico, pieno di verde, inutilizzato. Abbiamo tante idee: dopo scuola, laboratori, attività artistiche. Non nuovi hotel, no nuovi centri commerciali, ma risposte ai bisogni di tutti” spiegano gli attivisti.

Tutto era partito con lo sgombero della vecchia sede il 6 agosto scorso. Con la mediazione di alcuni consiglieri comunali però era subito partita la trattativa con il Comune per l'assegnazione di una nuova sede  che però non aveva porto a nulla. Mentre procedeva l’abbattimento del vecchio stabile, tutte le soluzioni alternative sono state giudicate non idonee fino all’occupazione del 15 novembre che ha portato alla denuncia e allo sgombero di oggi.