Andrea Camilleri
in foto: Andrea Camilleri

Francamente non sono uno di quelli che ritiene ci sia granché da indignarsi per quell'infelice espressione, "rompicoglioni di Montalbano", usata nel suo editoriale da Vittorio Feltri. L'ex direttore di Libero a pensa come la pensa da sempre, scrive quel che gli par da sempre, e anche se non sono d'accordo con nessuna delle cose che dice o scrive (a me Montalbano, nei libri e in tv, sta simpatico), né il linguaggio con cui le dice, ha il diritto di continuare a farlo. Quel che proprio non va giù, invece, sono altre due cose.

La prima: il cinismo con cui Feltri affronta la vicenda umana di Andrea Camilleri. Il fatto che lo scrittore di Porto Empedocle sia un uomo anziano di 93 anni, che abbia avuto una vita piena e ricca di soddisfazioni, non ne rende meno doloroso il possibile distacco. In particolare per i suoi cari, per le persone a cui era legato, e anche per i lettori e per tutti coloro che lo hanno conosciuto solo tramite uno schermo televisivo o in una delle sue interviste. A maggior ragione nelle ore e nei giorni in cui quest'uomo sta lottando per la vita, aggrappato a dei macchinari che potrebbero tenerlo in un limbo che, chiunque abbia vissuto una situazione del genere, rischia di essere un'esperienza logorante e straziante per tante persone.

Dopodiché, c'è un altro aspetto a cui, dal mio punto di vista, bisogna sia data una risposta. La condanna di "marxista impenitente" che penderebbe sulla vita di un uomo e di uno scrittore che, al di là del suo successo (peraltro raggiunto in tarda età), ha scontato sempre sulla sua pelle e in prima persona gli effetti delle sue idee. Andrea Camilleri ha avuto una storia personale lunga e complessa, come tanti, ha conosciuto il fascismo, il dopoguerra, ha attraversato l'Italia repubblicana e l'ha vista crescere (e decrescere) fino ad oggi. Per quanto successo abbia ottenuto con i suoi libri, non ha mai occupato posizioni di potere. Non ha diretto giornali, per dirne una. Il suo successo si deve esclusivamente ai suoi lettori, non a finanziamenti pubblici o a rendite politiche. Nondimeno non ha mai lesinato di confrontarsi col potere e rinunciato a dire la propria, criticandolo. L'ha fatto persino pochi giorni fa, con un femore rotto e il peso degli anni che certamente lo hanno molto provato in questo periodo. Marxista impenitente, dunque, nel caso di Andrea Camilleri – e in quello di tanti, tantissimi altri marxisti impenitenti – è un complimento, non un'offesa.