Violenze sessuali, botte e minacce nel carcere di Ivrea: 43 indagati, anche agenti di polizia penitenziaria
Quarantatré persone – tra agenti e dirigenti di polizia penitenziaria e altre figure (inclusi alcuni detenuti) – sono state iscritte nel registro degli indagati a Ivrea per reati come violenza sessuale, lesioni personali, calunnia, favoreggiamento, falso in atto pubblico, violenza privata, omissione di soccorso e omessa denuncia, tutti presumibilmente commessi all'interno delle mura del carcere della città piemontese tra il 2019 e il 2024. Nella sua ordinanza di 30 pagine la pm che ha coordinato le indagini Valentina Bossi ha dettagliatamente ricostruito le azioni che sarebbero state commesse da agenti che, nelle telefonate intercettate, si facevano chiamare con soprannomi come "Insigne", "Schumacher", "Leone" e "Il Romano".
Uno di loro avrebbe deliberatamente ignorato le violenze commesse da quattro detenuti che, dopo essere entrati in una cella, ne sfregiarono un altro con una lametta nascosta dentro una penna Bic. Non mancano però le violenze commesse direttamente dagli uomini in divisa, ad esempio quelle di tale "Insigne", che avrebbe rotto l'omero a un carcerato in sette punti. Nonostante la gravità dell'azione, la dottoressa in servizio avrebbe chiamato l'ambulanza solo dopo un'ora e mezza costringendo anche la vittima a mentire, dicendo di essere scivolato mentre lavorava all'interno del penitenziario.
Un altro detenuto è stato malmenato con calci, pugni e manganellate dai poliziotti, che lo hanno lasciato prima nudo a terra e poi su un materasso sporco: "Lo hanno buttato lì per venti giorni senza abiti, lenzuola e sapone" scrive la pm titolare dell'inchiesta. Ma l'abuso più grave è quello denunciato da una detenuta reclusa nella sezione Transessuali del carcere di Ivrea: con la scusa di un massaggio, un agente le avrebbe ebbe palpeggiato il seno, un altro le toccò i genitali e un terzo, dopo averla schiaffeggiata e insultata, la spinse contro il muro strappandole la canottiera e masturbandosi davanti a lei. Non solo: quando la detenuta trans decise di rivelare quelle violenze all'ispettore capo, lui non fece nulla, invitandola a tacere. Perché altrimenti, riporta sempre l'ordinanza della pm, "le sarebbe potuto succedere di peggio, con chiaro intento minatorio".
Accuse gravi e, secondo l'accusa, proseguite anche dopo: a Ivrea, infatti, c'è già una seconda inchiesta aperta per violenze sessuali ai danni di altre detenute trans, che ricevevano trucchi, creme, orecchini e cosmetici in cambio dei "favori" fatti alle guardie.