Ragazzo di 19 anni muore in carcere a Pordenone per un incendio: la Procura indaga cinque agenti
Cinque agenti della polizia penitenziaria sono finiti sotto indagine per la morte del detenuto di 19 anni di origini egiziane in carcere a Pordenone. Lo scorso 18 agosto il giovane aveva dato fuoco al materasso della cella. Quando i poliziotti riuscirono a farlo uscire, ormai ora già troppo tardi: è morto all'ospedale cittadino. Gli agenti sono stati iscritti nel registro degli indagati, ma si tratterebbe di un atto dovuto.
Il Procuratore di Pordenone, Pietro Montrone, ha fatto sapere in una nota: "L'iscrizione, un atto dovuto mira a consentire agli indagati di esercitare fin d'ora tutte le prerogative difensive di legge nell'ambito dell'accertamento tecnico irripetibile dell'esame autoptico". Al vaglio dei magistrati ci sono le relazioni di servizio del personale di polizia penitenziaria e dei vigili del fuoco intervenuti il giorno della morte del 19enne. Fondamentali sono anche le videoregistrazioni acquisite e le sommarie informazioni rese dai compagni di detenzione. Un primo sopralluogo era stato effettuato nell'immediatezza del fatto dal sostituto procuratore di turno.
Stando alle prime informazioni, il giovane si sarebbe barricato in cella e avrebbe minacciato gli agenti della polizia penitenziaria con una lama rudimentale e una bomboletta di gas. Questo mentre avrebbe appiccato le fiamme. Gli agenti sono riusciti a entrare nella cella e far uscire gli altri tre detenuti, ma il 19enne si era barricato in bagno. Intanto però aveva respirato già troppo fumo. Subito dopo essere stato liberato è stato trasportato in ospedale, ma purtroppo qui è morto poco dopo.