Il 21 febbraio 2003, Gianluca Matera, fornaio di 25 anni, uccide con un colpo di pistola l'ex moglie e madre del loro figlioletto, Giovanna Traiano. Il delitto si consuma nella Chiesa della Beata Vergine di Foggia, dove Giovanna era andata a pregare con il suo gruppo parrocchiale. Alfredo, il figlioletto della coppia, ha solo 4 anni e viene affidato ai nonni mentre il padre va in carcere rivendicando il suo gesto. "La legge mi definisce ‘orfano di femminicidio'- dice a Fanpage.it – ma non mi riconosco in questa definizione, dà l'idea che io sia quello che resta di quella storia. Non è così. Il proiettile che ha ucciso mia madre quel giorno ha ucciso anche me, sono una vittima di quello che è successo".

Alfredo è cresciuto con i nonni, i suoi ‘supereroi' che gli hanno dato amore e comprensione e oggi, studente di Legge, gira le piazze e le scuole d'Italia per far conoscere la storia di sua madre. "Le persone non hanno bisogno di statistiche, di numeri, hanno bisogno di toccare le storie, di sentire i racconti delle persone. Giro l'Italia per far conoscere la storia di mia madre, la sua gioia di vivere e di essere madre. Voglio far conoscere il valore di mia madre, ma anche il valore di un proiettile". L'omicidio, racconta Alfredo, è arrivato al culmine di un periodo di violenze e persecuzioni delle quali è stato vittima durante il matrimonio e dopo la separazione. Lui non sopportava che lei fosse libera, che avesse amiche, frequentasse la chiesa, ma soprattutto, non tollerava che avesse un lavoro, quello di cassiera, che le permetteva di aver dei soldi per comprarsi quello di cui aveva bisogno. La voleva dipendente e sottomessa".

I fatti sono avvenuti in una chiesa dove Giovanna era andata a pregare. "Non so perché sia avvenuto di lì, ma è stato terribile, perché di certo lì mia madre doveva sentirsi al sicuro. Credo che lui aspettasse solo il momento in cui l'avesse potuta avvicinare e forse tra i banchi della chiesa era il momento giusto". Nonostante l'assassino, un fornaio, quel giorno avesse portato con sé una pistola con matricola abrasa, nel corso del processo non gli è stata contestata la premeditazione. "È stato un errore giudiziario agli occhi di tutti. Come me lo spiego? Beh, era il 2003, non siamo molto lontani dai tempi del delitto d'onore. All'epoca si riteneva che se una donna era stata ammazzata era perché aveva fatto qualcosa. Mia madre, come ogni altra vittima, non aveva fatto nulla. Era un madre affettuosa e una persona solare e positiva".

Oggi Alfredo ha cambiato il suo cognome con quello di sua madre, Traiano, anche in omaggio ai nonni che con amore lo hanno cresciuto. "Sono stati i miei supereroi" racconta oggi. Gli altri bambini avevano Batman o l'Uomo Ragno, per me erano loro". "Non so cosa farò nella mia vita" dice Alfredo. "So solo che qualunque cosa sia sarà, porterò avanti la battaglia a favore delle donne. Agli uomini che si rapportano con loro in maniera malata, a quelli che hanno la mia età dico solo di ricordarsi chi lì ha partoriti. E pensare a quanto sia sacrificante la vita di una donna. Bisogna rispettarla, bisogna rispettarsi, a prescindere dal sesso".