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Violentata e filmata da due giovani, la Cassazione conferma l’assoluzione: “Consenziente anche se ubriaca”

La Cassazione ha confermato la sentenza con cui due giovani, accusati di aver violentato e filmato una 18enne, sono stati assolti. “Anche se ubriaca, era consenziente”, avevano scritto i giudici nella sentenza di primo grado, passata anche in appello.
A cura di Eleonora Panseri
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È stata filmata da un ragazzo mentre aveva un rapporto sessuale con un amico del primo. Ma, anche se ubriaca, è stata ritenuta consenziente e i due sono stati assolti in via definitiva.

Infatti, il ricorso presentato dall'accusa contro la sentenza di secondo grado è stato dichiarato ‘inammissibile' dalla Cassazione. Per la Suprema Corte "il fatto non costituisce reato".

La violenza risale al 2017, quando, secondo l'accusa, la ragazza era stata stuprata e filmata in un appartamento di Ravenna, dove era stata portata poco prima a spalla dopo aver passato la serata in un locale. Qui aveva bevuto molto, vino e superalcolici.

Sulla base dei video e dei ricordi della ragazza, due differenti giudici per le indagini preliminari avevano deciso per la custodia cautelare in carcere dei sospettati.

Le misure però erano state annullate dal tribunale della Libertà di Bologna e in primo grado i due imputati, oggi di 36 e 35 anni, un ex atleta del Ravenna calcio (assistito dagli avvocati Francesco Papiani e Raffaella Salsano) e un commerciante d'auto usate (difeso dagli avvocati Silvia Brandolini e Carlo Benini), erano stati assolti.

Il 36enne e il 35enne, il primo indicato come chi aveva incitato l'amico a riprendere la scena e l'altro come autore materiale dello stupro, erano stati chiamati a rispondere di violenza sessuale di gruppo e per induzione con abuso delle condizioni della ragazza, all'epoca 18enne.

La decisione già allora aveva scatenato allora accese polemiche, era stato anche organizzato un corteo da associazioni contro la violenza di genere.

Secondo le motivazioni di assoluzione dei giudici di primo grado, 15 minuti prima "di avere il rapporto in contestazione" la 18enne era riuscita a interloquire con gli amici e al telefono con la madre, fornendo peraltro "risposte congrue alle sue domande".

Cioè, "si era dimostrata "pienamente in sé, in grado di esprimere validamente un consenso" che "esprimeva in particolare con la mimica e la gestualità".

Anzi, dai video "non si apprezza costrizione o manovra seduttiva, istigativa o persuasiva" del 33enne, né "passività inerte o incoscienza della vittima". In quanto al filmare docce e rapporto, sebbene azione "rozza e deprecabile", non aveva agevolato "la violenza in contestazione".

Di avviso opposto, la pubblico ministero Angela Scorza che aveva presentato appello, parlando di "scena raccapricciante" e "stato di inconfutabile incoscienza" di una ragazza "completamente indifesa" e in balia del "comportamento denigratorio dei presenti".

Dopo il collegio penale di Ravenna in primo grado e la Corte d'appello di Bologna, cha aveva confermato la sentenza di assoluzione piena, nella serata di giovedì 22 gennaio, come riporta Il Resto del Carlino, la Cassazione ha definitivamente chiuso il caso.

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