Tre arresti per l'omicidio di Vincenzo Cordì, l'uomo bruciato vivo in auto a Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria: i carabinieri, dopo tre mesi di indagini, hanno fermato oggi la moglie, l'amante della donna e il figlio (sempre della donna) del primo matrimonio. L'uomo fu dato alle fiamme mentre si trovava nella sua auto tra il 12 e 13 novembre 2019. I tre, accusati del terribile omicidio, sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri di Reggio Calabria, su ordine della Procura della Repubblica di Locri, che ha così messo svelato il mistero intorno al delitto. Gli approfondimenti svolti dai militari hanno fatto piena luce anche sul movente del grave fatto di sangue, legato a liti familiari.

Il corpo di Vincenzo Cordì fu trovato carbonizzato all'interno della sua auto nel novembre scorso. L'auto sarebbe stata data alla fiamme mentre lui era ancora vivo. La moglie della vittima, Susanna Brescia, al fine di depistare le indagini, ha tentato di far credere agli inquirenti che il compagno si fosse suicidato a causa del periodo di depressione che stava attraversando. Ma, al termine delle indagini condotte dalle forze dell'ordine, sono finiti in manette lei, il figlio nato da una precedente relazione, Francesco Sfara, 22 anni, e Giuseppe Minniti, 41enne legato a lei da una relazione sentimentale e già noto agli inquirenti per reati in materia di stupefacenti e con precedenti di polizia per reati contro la pubblica fede. Questi ultimi avrebbero aiutato la donna a tramortire Cordì con un grosso legno, a cospargerlo di benzina e a dargli fuoco nella sua Fiat 16, dopo averlo attirato con un inganno in località Scialata del comune di San Giovanni di Gerace. Il cadavere dell'uomo fu scoperto solo due giorni dopo da alcuni cacciatori.

Ma gli inquirenti non avevano mai creduto alle dichiarazioni della moglie. Gli esami scientifici e quello autoptico sul corpo di Cordì hanno accertato che era stato bruciato ancora vivo in quanto nei polmoni sono state trovate tracce di monossido di carbonio. Le successive intercettazioni telefoniche e ambientali e alcune contraddizioni della donna, a lungo interrogata dai magistrati della procura di Locri, hanno poi aiutato gli investigatori a ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, individuando anche il movente del brutale omicidio.