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Vigilante morto a -15° nel cantiere delle Olimpiadi a Cortina, il fratello: “Era lì per mantenere la famiglia”

Pietro Zantonini, morto in una notte di gelo a Cortina, “non riusciva più a sostenere quei ritmi lavorativi”, riferisce l’avvocato della famiglia a Fanpage.it.
A cura di Chiara Daffini
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Pietro Zantonini, 55 anni, morto in un cantiere olimpico a Cortina d’Ampezzo
Pietro Zantonini, 55 anni, morto in un cantiere olimpico a Cortina d’Ampezzo

Non riesce a darsi pace Antonio Zantonini, fratello di Pietro, il vigilante morto per un malore a 55 anni l'8 gennaio durante un turno di vigilanza notturna nel cantiere olimpico dello stadio del ghiaccio, a Cortina d'Ampezzo. "Quando mia madre mi ha chiamato per dirmelo, alle 8 del mattino seguente, non riuscivo a crederci – dice Zantonini a Fanpage.it -, e nemmeno adesso posso farmene una ragione. Eravamo tre fratelli molto uniti, anche se viviamo distanti per lavoro. Pietro era l'unico rimasto più stabile a Lecce, anche se si spostava parecchio negli ultimi tempi. Stava bene, l'avevo sentito per gli auguri a Capodanno. Era un padre di famiglia andato lontano per lavorare. Perché?".

Una domanda, quest'ultima, a cui stanno cercando di rispondere gli inquirenti, dopo la denuncia della famiglia di Pietro ai Carabinieri di Belluno. Il pm Claudio Fabris, titolare del fascicolo aperto in seguito all'esposto, ha ordinato il sequestro della salma e l’autopsia, che verrà svolta nei prossimi giorni.

Da Lecce, città d'origine di Pietro Zantonini, sono subito partiti la moglie e il figlio, arrivati a Cortina insieme all'avvocato Francesco Dragone, che spiega a Fanpage.it: "Pietro era stato assunto a settembre del 2025 da una srl che svolgeva servizio di portierato e vigilanza, aveva un contratto a tempo determinato che gli era stato prorogato fino a fine gennaio 2026 appunto per vigilare sui cantieri olimpici di Cortina".

Stando a quanto riferisce il legale, però, il 55enne non era contento di questo impiego: "In messaggi e chiamate alla famiglia – dice Dragone – Pietro ripeteva di non riuscire più a sostenere turni così lunghi in notturna: parliamo di servizi di vigilanza che andavano dalle 19 di sera alle 7 del mattino seguente e si articolavano in postazione all'interno di uno gabbiotto delle dimensioni dei bagni chimici, riscaldato solo da una stufetta, e ronde in esterna ogni due ore per monitorare i cantieri. La sera in cui è morto la temperatura a Cortina era di -15 gradi".

Le dinamiche e le cause di questa morte sul lavoro sono tutte ancora da accertare, ma secondo le prime ricostruzioni, riferite a Fanapge.it dall'avvocato Dragone, Pietro Zantonini sarebbe riuscito a chiamare i colleghi, che a loro volta avrebbero allertato i soccorsi. Questi ultimi però, arrivati sul posto, avrebbero trovato l'uomo privo di vita nel gabbiotto. "Non sappiamo ancora però se il malore sia avvenuto durante il giro di ricognizione in esterna oppure dove Pietro è stato trovato", commenta il legale.

"Diversi colleghi di Zantonini – continua l'avvocato -, avevano già lasciato l'impiego presso la stessa srl a Cortina proprio per via delle condizioni proibitive, ma Pietro, seppur combattuto, cercava di resistere, perché quel lavoro gli consentiva di mantenere la sua famiglia". Famiglia che oggi chiede giustizia: "La moglie, il figlio e i familiari tutti chiedono chiarezza, vogliono capire quale, a monte, sia la reale causa di questo malore in un uomo che non aveva mostrato prima particolari problemi di salute".

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