In alcuni aeroporti internazionali, i migliori amici dell’uomo sono diventati uno strumento per individuare i viaggiatori affetti da coronavirus. Vengono chiamati cani anti – Covid o “sniffer dogs”: nei mesi scorsi erano già state fatte varie sperimentazioni in laboratorio ma solo negli ultimi giorni si è passati alla pratica in alcuni scali, come Helsinki o Dubai.
La scienza ha scoperto che, grazie al loro olfatto eccezionale, i cani non solo possono fiutare materiali esplosivi, droghe e malattie come il cancro o il morbo di Parkinson ma anche il Covid-19. Per questo motivo, si è pensato di impiegarli per ridurre le file e i tempi di attesa negli aeroporti.

Un campione di sudore o di saliva viene prelevato dalle ascelle dei viaggiatori e inserito in appositi contenitori di metallo. A questo punto, l’animale annusa il campione e, in pochi secondi, sarebbe in grado di individuare l’eventuale presenza della malattia. Secondo lo studio di alcuni scienziati tedeschi, questo metodo è efficace nel 92% dei casi.
I cani anti – Covid vengono addestrati in laboratorio indossando delle bende sugli occhi, in modo da non avere distrazioni a livello visivo. Imparano a riconoscere i campioni contenenti secrezioni di persone positive al virus e, ad ogni risultato positivo, vengono ricompensati con un croccantino.

“In fase infettiva, il corpo produce più composti volatili carboniosi, come cortisolo e adrenalina: queste sono le sostanze fiutate dagli animali”, ha spiegato il professor Professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi. Si è detto tuttavia dubbioso sulla reale affidabilità della diagnosi: “E’ sicuramente una sperimentazione interessante, ma ancora in fase di studio. In una fase delicata come questa, in cui i contagi da Covid – 19, stanno nuovamente risalendo, mi sembra azzardato e rischioso applicarla in un aeroporto come unico strumento di rilevazione del virus”.