Caleb Ndong Merlo, l'uomo di 39 anni originario del Camerun accusato di aver ucciso la madre adottiva, Paola Merlo, vercellese di 66 anni, nel luglio del 2018, è stato condannato all'ergastolo. I giudici della Corte d'Assise di Novara hanno ritenuto Caleb colpevole di omicidio premeditato, accogliendo le richieste dei pubblici ministeri Davide Pretti e Francesco Alvino. L'imputato, che si è sempre proclamato innocente, alla lettura della sentenza si è portato le mani al volto in segno di disperazione. I difensori hanno annunciato che attenderanno di poter leggere le motivazioni della sentenza poi presenteranno ricorso in appello.

Secondo quanto emerso nel processo di primo grado Caleb Ndong Merlo – difeso dall’avvocato Alessio Soldano – il 10 luglio del 2018 colpì la madre, simulando poi un incidente domestico, per ragioni di denaro. L'uomo infatti giocava alle macchinette e anche nei centri scommesse attingendo però ai soldi della mamma. A confermarlo durante il processo anche il racconto di un poliziotto della Quadra Mobile: "Non lavorava ma, in base alle testimonianze raccolte, dissipava tutto il patrimonio della madre e chiedeva in giro soldi. Anche il giorno dell’omicidio sostiene di essere stato in una sala scommesse, ma in realtà le celle telefoniche, nell’orario da lui indicato, lo collocano a casa".

L’incidente domestico di cui secondo Caleb era stata vittima sua madre – cioè la caduta della donna in bagno da una scala – non aveva convinto vicini e amici della vittima. Una coppia di anziani ad esempio raccontò in aula: "All’ora del Tour De France, verso le tre, dall’appartamento si sentiva Caleb che urlava frasi come ‘Sta zitta, sta zitta, non gridare'. Stavano litigando". Da quella lite scaturì poi il delitto, con il 39enne che ha ripetutamente colpito la madre fino ad ucciderla e ad inscenare poi un incidente domestico.