Aveva la bocca piena zeppa di plastica, la tartaruga morta ritrovata senza vita lungo la spiaggia di Vasto, in provincia di Chieti, come dimostra l'immagine ripresa da Luciano Palena e diffusa da Zonalocale. La notizia ha fatto il giro del web e impressionato molti, anche perché rappresenta un ulteriore esempio dell’impatto dell’inquinamento su alcune delle specie più note dei nostri mari. Oltre alle tartarughe infatti, che scambiano i frammenti di plastica fluttuanti per meduse, il loro cibo preferito, a farne le spese sono anche delfini, balene, pesci, crostacei e molluschi. A mobilitarsi anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che su Facebook, ha commentato il fatto: “È stata trovata morta, già in stato di decomposizione, l’ennesima tartaruga caretta-caretta a Vasto, nelle spiagge abruzzesi. Il suo corpo era pieno di plastica: pezzi di buste della spesa, pezzi di cannucce e altre micro e macro plastiche. Questa tartaruga è tra le più comuni del Mediterraneo eppure la sua specie è in pericolo”.

“Continuo ad invitare tutti ad usare la plastica usa e getta quando è veramente necessario e comunque di smaltirla correttamente. Lasciare la lattina, al fianco del lettino con la cannuccia dentro, provoca questo. Ogni nostra azione ha delle conseguenze. Io ci sto attento, sempre. Fatelo tutti. Grazie”, ha scritto il ministro Costa.

Inquinamento. Dati sempre più allarmanti

La specie in questione è quella di Caretta Caretta. Negli ultimi periodi si è registrato un aumento degli spiaggiamenti di esemplari. Anche l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) denuncia il caso e chiede più rispetto per l’ambiente. Nel caso specifico delle tartarughe marine, un’analisi condotta dal 2017 al 2019 ha rilevato la presenza di plastica in quasi il 62% degli esemplari che vivono nel Mediterraneo. E ogni anno secondo il progetto europeo TartaLife LIFE+ uccidiamo accidentalmente 10mila Caretta Caretta nel Mediterraneo.