Sebbene il numero dei contagi sia iniziato a scendere la situazione epidemiologica italiana non consente ancora di abbassare la guardia nei confronti del virus: focolai, anche importanti, sono segnalati in diverse regioni italiane soprattutto a causa della più alta contagiosità delle varianti di coronavirus finora rilevate. Secondo la fondazione Gimbe nella settimana tra il 17 e il 23 marzo i decessi e i nuovi casi sono diminuiti rispettivamente del 7,7% e 4,8%, mentre continua a preoccupare la situazione delle terapie intensive (+8,9% di ricoveri), occupazione delle aree mediche (+8,9%) e pazienti posti in isolamento domiciliare (+4,3%). La situazione generale, quindi, è lievemente migliorata rispetto alla scorsa settimana. "Si intravedono i primi segnali di miglioramento: dopo quattro settimane consecutive si inverte il trend dei nuovi casi settimanali e si riduce l’incremento percentuale dei nuovi casi", ha dichiarato il professor Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe. Non è quindi opportuno un allentamento delle restrizioni, anche data la difficoltà a monitorare efficacemente la diffusione delle varianti sul territorio. Queste sono quelle segnalate.

La variante nigeriana in Sicilia e in Val D'Aosta

Un caso di variante nigeriana è stato individuato in Valle d'Aosta: a renderlo noto l'Azienda Usl spiegando che dalla refertazione di un test inviato all'istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino è emersa la presenza di una mutazione compatibile con la Variante Nigeriana del virus Sars-CoV-2. Il campione ‘sospetto', sarebbe un soggetto maschio adulto residente nella Val d'Ayas, che stato segnalato dai medici di sanità pubblica e dal laboratorio analisi dell'Usl all'Istituto Zooprofilattico di Torino. Tre giorni fa, il 22 marzo, un caso di "variante nigeriana" è stato scovato anche all'altro capo dell'Italia: il Policlinico di Messina ha individuato la mutazione in un ragazzo di 16 anni originario della Guinea e ospite di un centro d'accoglienza.

Variante sudafricana in Sardegna e Alto Adige

Come ha rivelato il laboratorio di Microbiologia e virologia dell'Aou di Sassari in Sardegna, oltre alle varianti inglese e brasiliana, è stata scovata quella sudafricana in tre campioni provenienti da due comuni del Nord Ovest Sardegna. Casi sono stati individuati però anche in Alto Adige, seppur in numero limitato.

Nelle Marche la variante newyorkese: unica regione d'Italia

Due giorni fa, il 23 marzo, il Laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona – Univpm, nell'ambito della sorveglianza epidemiologica molecolare, ha identificato in due tamponi provenienti dalla provincia di Pesaro Urbino, una "variante finora non descritta in Italia": si tratta della variante che era stata identificata a New York a novembre (era stato attribuito il nome di "B.1.526") e che si è diffusa soprattutto negli Stati Uniti. "Al momento – ha dichiarato Stefano Menzo, direttore del Laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona – non ci sono evidenze scientifiche sull'eventuale capacità di questa variante di evadere la risposta neutralizzante suscitata dagli attuali vaccini".

Variante inglese prevalente in tutta Italia

Sebbene si stiano diffondendo anche quella brasiliana e quella sudafricana a preoccupare maggiormente gli esperti continua ad essere la variante inglese, la cui presenza nel nostro paese è ormai diventata prevalente rispetto al virus "originario": al 18 febbraio scorso, data dell'ultima rilevazione dell'Iss, la prevalenza della B.1.1.7 era del 54,0%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%, mentre per quella brasiliana era del 4,3% (0%-36,2%) e per la ‘sudafricana' dello 0,4% (0%-2,9%). Le segnalazioni di "nigeriana" e "newyorkese" sono invece molto più sporadiche.