alcune delle donne del gruppo "Unite dall’amore" insieme in videochiamata
in foto: alcune delle donne del gruppo "Unite dall’amore" insieme in videochiamata

Hanno creato un gruppo di sostegno dopo la morte dei loro compagni a causa del Covid-19. "Per sentirci meno sole" ha riassunto la creatrice di quella che ormai è una piccola associazione di vedove della pandemia, Laura Mambriani, intervistata da Fanpage.it . Un'esperienza simile arriva dagli Usa dove una donna, un medico di 46 anni della periferia di Chicago, ha raccontato la tragica morte del suo compagno dovuta al Coronavirus e ha così dato vita a un gruppo di sostegno di donne rimaste sole. Il gruppo italiano si chiama "Unite dall'amore" e anche il suo nome, come la sua identità, ha subito una trasformazione nel tempo.

Da dove nasce il gruppo di sostegno?

Nasce da un'esigenza comunicativa. Eravamo tutte iscritte a un gruppo Facebook che si chiama "Noi denunceremo" del quale fanno parte tutte le vittime della pandemia che vogliono portare avanti cause civili per avere giustizia. In questo gruppo ho raccontato la mia storia e mi sono messa in contatto con altre donne che col tempo sono diventate mie amiche di post. Ad un certo punto abbiamo creato una chat su messenger per poter parlare in privato. Si chiamava "Unite dal dolore" e allora eravamo in 15.

Perché questo cambio di nome?

Perché col tempo siamo diventate amiche e abbiamo trovato un valido sostegno l'una nell'altra. Ci capiamo profondamente perché abbiamo vissuto la tragedia in prima persona. Riusciamo ad affrontare sensazioni che non possiamo comunicare ai familiari, agli psicologi o ai nostri figli, perché ci sentiamo davvero comprese soltanto da chi sa cosa vuol dire rimanere soli. Abbiamo imparato ad elaborare il lutto e ci sosteniamo attivamente l'una con l'altra. Nel nostro gruppo (ora di 20 donne da tutta Italia) ci sono anche mamme giovanissime che sono rimaste da sole con figli piccoli con i quali spesso non riescono a comunicare. Sono quelle alle quali guardiamo più le spalle.

Come siete diventate amiche?

Confrontandoci sulle cose che sentiamo, ma anche chiacchierando durante i weekend in videochiamata. Ci siamo promesse che un giorno ci incontreremo, veniamo da tutta Italia: da Como fino alla Sicilia. Ormai siamo amiche per la vita. A volte riusciamo a comprendere dei sentimenti che a un altro che non ha il nostro bagaglio di esperienze sembrano quasi cattivi.

Nel senso?

Nel senso che se domani una di noi dicesse ai suoi figli, ai genitori o a uno psicologo che non riesce a non essere arrabbiata con le coppie che vede per strada, sarebbe difficile da capire. Un fastidio che non è semplice da comprendere. Noi invece sappiamo com'è, sappiamo da dove viene, sappiamo che è umano e che è inevitabile.

Vi descrivereste come arrabbiate?

Lo siamo. Elaborando il lutto sappiamo che è lecito esserlo. Dobbiamo esserlo.

Con il vostro gruppo avete anche organizzato degli eventi commemorativi

Sì, a capodanno abbiamo fatto il primo. In memoria delle nostre vittime abbiamo deciso di lanciare in aria 20 palloncini con i nomi dei nostri compagni. Dei semplici palloncini bianchi. Li abbiamo fatti volari da Napoli, Venezia e Lodi. Da allora, dopo i video sui social, altre donne hanno iniziato a conoscere la nostra realtà e si stanno avvicinando al nostro gruppo. Si tratta di una cosa bella e inaspettata nella tragedia, qualcosa che ci tiene anche impegnate. Una di noi ha dipinto un logo per il gruppo: un palloncino bianco che vola. Ci sta aiutando a guarire, anche se il dolore probabilmente non ci lascerà mai.

Il suo compagno è deceduto in seguito al Covid?

Sì, si è ammalato il 9 marzo, tutto è iniziato con una febbre. Il giorno dopo aveva ancora la temperatura alta e abbiamo saputo che il suo datore di lavoro aveva contratto il Covid. Ho chiamato l'Ats, che allora mi ha consigliato di restare a casa. Il medico lo monitorava al telefono, ma mio marito peggiorava. Dopo diversi giorni ha iniziato a delirare e alla fine è stato trasportato in ospedale. Ha superato un'embolia polmonare mortale, ma poi è deceduto per arresto cardiaco. Si tratta di una malattia terribile e sono chi ha provato sulla sua pelle quest'esperienza sa cosa significa.