Una prof precaria: “La nostra vita? È come partecipare a una lotteria, ma il premio è un giorno di lavoro”

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La testimonianza a Fanpage.it all’indomani della Giornata internazionale degli insegnanti: “Oltre a celebrare la passione e la dedizione di chi insegna, sarebbe bello ricordarsi anche di chi questo lavoro lo fa vivendo in una continua condizione di incertezza”.

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“Agli insegnanti si chiede di educare, motivare, organizzare, programmare e dare stabilità ai propri studenti. Noi chiediamo di essere visti e considerati non solo nel momento del bisogno”: si chiude così la lettera di una insegnante precaria che ha scritto a Fanpage.it all’indomani della Giornata internazionale degli insegnanti che si celebra ogni anno il 5 ottobre.

Una giornata che nasce appunto per onorare i docenti di tutto il mondo – ieri Unesco, Unicef, Ilo ed Education International hanno lanciato un messaggio ai governi per sostenere tutti gli insegnanti e migliorare le loro condizioni – ma forse, scrive, in questa giornata “oltre a celebrare la passione e la dedizione di chi insegna, sarebbe bello ricordarsi anche di chi questo lavoro lo fa vivendo in una continua condizione di incertezza”.

E ne approfitta per descrivere quella che è la sua vita, comune a tutti coloro che si trovano nella sua stessa condizione. “Ieri si è celebrata la Giornata degli Insegnanti – scrive la prof a Fanpage.it -. Una giornata per celebrare chi insegna, chi educa, chi ogni giorno entra in classe con passione e responsabilità, chi più, chi meno. Ma in questa giornata vorrei parlare e ricordare che esistono anche gli insegnanti precari. Quelli che, mentre aspettano di poter lavorare, imparano soprattutto l'arte dell’attesa”.

Spiega quindi come funziona il sistema delle convocazioni per le supplenze breve e medio lunghe che arrivano dalle scuole e come spesso sia necessario dare la propria disponibilità entro orari non semplicissimi da rispettare, soprattutto quando hai una famiglia. “Le convocazioni migliori – aggiunge – sono quelle che arrivano a ridosso del fine settimana e scadono alle 7 del mattino di lunedì. Rispondi e dai la disponibilità, ma se ti chiameranno lo saprai solo il lunedì mattina, magari alle 7.30 per iniziare il turno alle 8.00. Rispondi perché non sai mai quale potrebbe essere l'occasione giusta”.

E nel frattempo si continua a vivere, col telefono vicino e la mail sempre sott’occhio, la propria vita: "È un po' come partecipare a una lotteria, solo che il premio non è una vacanza: è un giorno di lavoro. Altre volte arriva la telefonata. ‘Accetta? Può prendere servizio?’. E inizia la corsa”. Quando rispondi alla convocazione – spiega – non sai nemmeno esattamente cosa ti aspetta. Prima dai la disponibilità e poi scopri i dettagli. Una competenza che i precari devono imparare bene: essere pronti senza sapere esattamente a cosa.

E poi c’è lo stipendio “che arriva quando arriva”. Perché mentre per iniziare a lavorare possono bastare poche ore, per essere pagati possono volerci tempi decisamente più lunghi. “Tutto questo può essere molto stressante – continua -. E, alla lunga, anche poco motivante, mortificante e logorante. Perché dietro ogni docente precario c'è una persona che cerca semplicemente di lavorare. Una persona che ha una famiglia, dei figli, degli impegni e che avrebbe bisogno, come chiunque altro, di poter organizzare almeno un po' la propria vita”.

“Eppure continuiamo a rispondere alle convocazioni, a controllare le mail, a tenere il telefono vicino e a sperare che quella volta tocchi a noi. Perché insegnare ci piace. Perché crediamo ancora nel nostro lavoro. Ma forse, nella Giornata degli Insegnanti, oltre a celebrare la passione e la dedizione di chi insegna, sarebbe bello ricordarsi anche di chi questo lavoro lo fa vivendo in una continua condizione di incertezza”.

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