"Ma a casa tua a Napoli l'avete il frigorifero?". Era il 1996, sembra passata un'eternità, eppure era solo ieri. Era solo ieri che quel secondo anno di liceo in Canada mi metteva di fronte a tutti gli stereotipi che circondavano gli italiani.

Internet non c'era ancora (o meglio c'era ma era ancora per pochi). L'immagine degli italiani era ancora veicolata, solo, dal cinema o meglio dal "Padrino" (parte prima, seconda o terza fate voi).

L'Italia era il paese antitetico alla tecnologia. I miei compagni di liceo mi ponevano delle domande come se venissi da un altro pianeta. Come se venissi da un luogo senza acqua corrente, senza elettrodomestici. Senza tecnologia.

Era quella l'Italia per i nord americani degli anni 90. E non solo per loro. Napoli poi… Napoli era tutto il peggio. Camorra e rifiuti. Colera, terremoto. Napoli era l'inferno di un paese vecchio.

"Tuo padre è un mafioso?". Tutte queste domande mi venivano ripetute non appena si superava la soglia di una conoscenza superficiale. C'era la voglia di capire. C'era la voglia di scoprire come si viveva in questo paese bello ma arretrato.

Oggi quando vedo il video dei The Jackal in 4k non posso non pensare a quelle parole. Non posso non pensare all'idea che all'estero avevano – e alcuni hanno ancora – di Napoli, dell'Italia. Non posso non pensare che questa città – che esisteva ben prima di Roma – sia capace, al tempo stesso, di tanto orrore e di tanta bellezza. Vorrei mostrar loro questo video. Con l'orgoglio di chi può mostrare non solo la bellezza dei monumenti ma anche l'intelligenza e la tecnologia che Napoli riesce oggi ad esprimere. Vorrei mostrar loro la luce che il fullHD riesce a restituire. Vorrei mostrar loro la volgia di vita che esplode dalle guance di quei bimbi che corrono.

E' una città capace di mettere insieme persone in grado di sviluppare la migliore piattaforma video d'Italia e cineasti che girano in fullHD. E' la città che viene raccontata ogni giorno dalle nostre terribili cronache. Fatte di morti ma anche di grandi sogni.

Una città fatta di persone che ogni giorno si svegliano pronte a gridare tutta la propria voglia di vivere. E' una città fatta di giovani. Che si tuffano a mare e che scrivono codici per piattaforme video avanzate.

Giovani che mettono la rabbia nelle parole che riversano nel giornale, perché, in fondo, sognano che tutto quell'orrore che gli circonda possa essere ancora cambiato.

Giovani di Fanpage ma non solo. Giornalisti ma anche uomini e donne di questa città.

Una città che si risveglia con i colori dell'alba che fanno capolino tra la foschia del mare. Una città che a mezzogiorno ti avvolge di calore. Una città che quando si addormenta ti spaventa ma al tempo stesso ti affascina.

Ti affascina con i suoi colori. Con il suo mare che placido la osserva o che, arrabbiato, se la mangia quando in inverno soffia il vento. Perché tutto quel mare, tutto quel sole si posa sui volti e sulle cose. La salsedine dipinge rughe. Il caldo fa sbiadire il rosso e il giallo dei palazzi.

Tutto a Napoli è fugace. Tutto a Napoli arriva a poi va via. Tutto a Napoli sembra vecchio, sembra uguale a sé stesso ma il suo ventre è capace di produrre innovazioni. Di rinascere.

Perché Napoli muore ogni giorno per poi rinascere il giorno dopo. Da millenni.