Un mozzicone riapre le indagini su un omicidio di 30 anni fa: il caso di Giovanni Caruso, ucciso in un casolare

Nel 1996 Giovanni Caruso, all’epoca 39enne, venne raggiunto da diversi colpi di fucile calibro 12 sparati alle spalle. Ora il cold case viene riaperto grazie a un’analisi scientifica.
A cura di Susanna Picone
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Aveva trentanove anni Giovanni Caruso quando nell’ottobre del 1996 venne ucciso a fucilate mentre s’accingeva ad accendersi una sigaretta, sicuramente ignaro del fatto che qualcuno dietro di lui stava per sparargli. Il cadavere dell’uomo – Caruso venne raggiunto da diversi colpi di fucile calibro 12 – venne ritrovato in un lago di sangue in un casolare di Cittanova (Reggio Calabria), poco distante dal cimitero di cui l’uomo era manutentore.

A trenta anni da quel delitto un’analisi scientifica riapre il cold case. L’omicidio di Giovanni Caruso – come ricordano oggi i carabinieri in un comunicato – avvenne in un periodo storico tumultuoso per la realtà reggina, da poco uscita da una faida tra i Facchineri e il clan Albanese, Raso e Gullace che aveva lasciato dietro una lunga scia di delitti. All’epoca dei fatti, trenta anni fa, chi indagava si era concentrato su più fronti, anche sulla vita privata della vittima, che stava per avviare un frantoio con un socio. Tra le altre ipotesi quella secondo cui Caruso fosse stato avvicinato dalle consorterie criminali per allungare le mani sulla futura attività.

Ora la svolta è arrivata da un dettaglio notato dagli inquirenti che effettuarono i rilievi: vicino al cadavere dell’uomo era stato ritrovato un mozzicone di sigaretta, probabilmente fumato da chi era con lui mentre lui stesso stava estraendo il pacchetto. Le nuove tecnologie hanno consentito ai Carabinieri del Ris di Messina di estrarre da quel mozzicone di sigaretta il corredo genetico di chi si trovava in quel luogo al momento dell’omicidio ed effettuare le comparazioni con i possibili responsabili del reato.

Così ora i Carabinieri della Compagnia di Taurianova sono tornati sul caso irrisolto effettuando una prima comparazione genetica. Le indagini sul caso vanno avanti coordinate dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria.

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