20 novembre 2018. Silvia Romano, cooperante italiana di 24 anni, si trova a Chakama, a pochi passi da Malindi, in Kenya, insieme all'associazione Africa Milele per portare avanti un programma di aiuti umanitari. Quel giorno però improvvisamente Silvia scompare. Ma subito si capisce che è un rapimento: della ragazza si perdono le tracce subito dopo un attacco a suon di kalashnikov nel quale restano ferite 5 persone. Un episodio, questo, non raro qui, in una zona del Paese africano dove gruppi di fondamentalisti islamici con base in Somalia si rendono protagonisti di frequenti incursioni. Da allora, sono passati 365 giorni. Un lungo anno durane il quale le ricerche di Silvia non si sono fermate, hanno proseguito a ritmo serrato sia da parte delle forze dell'ordine locali che delle autorità italiane, con il pm Sergio Colaiocco della Procura di Roma che ha aperto un'inchiesta per indagare sul sequestro della giovane. In mezzo, il dolore e la speranza della sua famiglia e la richiesta da parte della società civile di avere informazioni certe sulla sorte di Silvia.

Cosa sappiamo sul rapimento di Silvia Romano

Nel corso dell'anno trascorso dal rapimento di Silvia Romano, sono state diffuse numerose notizie, molte delle quali spesso si sono rivelate false. Dopo il sequestro della ragazza nel villaggio kenyota di Chakama, si sa di certo è era viva a Natale, grazie alla testimonianza degli abitanti di un villaggio vicino che avrebbero visto Silvia negli attimi immediatamente successivi al sequestro. Tante le ipotesi che sono state fatte nel corso dei mesi, nessuna delle quali però sembra aver trovato conferma. A complicare ulteriormente la vicenda, c'è stato poi anche il silenzio che a lungo ha mantenuto la polizia locale sul caso. Dal 21 gennaio all'estate, in pratica, le notizie a disposizione erano davvero poche e frammentarie, nonostante sia intervenuta anche la magistratura italiana, che aveva inviato una nuova richiesta alle autorità locali per essere autorizzata a mandare un proprio pool di investigatori a Nairobi per indagare sulla vicenda. Qualche novità è arrivata infatti alla fine di agosto, quando in seguito al terzo incontro tra investigatori locali e quelli della procura di Roma, coordinati dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, è stato confermato che la giovane è stata trasferita proprio in quel periodo in Somalia dal Kenya, dove era sparita nel mese di novembre. In particolare, sono emersi contatti telefonici, avvenuti prima e dopo il sequestro, tra chi ha rapito la giovane e alcune persone proprio in Somalia, paese dominato dai mujaeddin di Al Shabab, una tra le fazioni più integraliste della jihad. Intanto, continuano le indagini degli inquirenti locali e dei Ros dei carabinieri sul sequestro della giovane milanese, in attesa di avere notizie più certe sulla sua sorte.

Le ultime notizie sul sequestro di Silvia Romano: "È viva"

Al momento, le notizie sul rapimento di Silvia Romano non sono certe. Lo scorso mese di settembre è stato detto che la ragazza sarebbe potuta essere viva e costretta a sposarsi con un fondamentalista islamico che l'ha ridotta in schiavitù. Ma la Farnesina ha poi spiegato a Fanpage.it che, oltre a non commentare l'informazione, che non ci sono evidenze investigative, come conferma anche la Presidenza del Consiglio e l'Intelligence. Raccomandiamo a tutti la massima prudenza". Una fonte citata dall'Agi già il 30 settembre aveva confermato che "Silvia è viva e si sta facendo tutto il possibile per riportarla a casa". Dall'analisi dei documenti messi a disposizione dalle autorità kenyote la cooperante si troverebbe in una area del Paese dove gravitano milizie locali legate al gruppo terroristico di matrice islamica. Oggi però è arrivata una prima conferma. Gli inquirenti italiani starebbero anche valutando l'ipotesi di inviare una rogatoria internazionale alle autorità somale, dato che quasi sicuramente è lì che si trova la ragazza. Secondo i carabinieri del Ros, infatti, sarebbe viva e tenuta sotto sequestro da un gruppo islamista legato ai jihadisti di Al-Shabaab in Somalia

"Basta mezze verità su Silvia Romano"

Per questo in molti chiedono chiarezza, anche sui social. Come Pippo Civati, segretario di Possibile, e tra i più impegnati nella causa di Silvia. "Credo sia doveroso che a un anno di distanza ci sia una comunicazione ufficiale del nostro esecutivo sulla situazione di Silvia Romano. Troppe le voci ufficiose, troppe le mezze verità, troppi i pettegolezzi", ha scritto su Twitter. A lui si è aggiunto Nino Sergi, fondatore e presidente emerito di Intersos e Policy Advisor di Link 2007, che ha fatto sentire la sua voce inviando una seconda lettera aperta al generale Luciano Carta, direttore dell'Aise, i servizi di intelligence esterni. "Dodici mesi sono tanti – ha scritto Sergi -. A chi attende la sua liberazione sembrano interminabili". Sergi prosegue sottolineando di non "aver nessun titolo per parlare a nome di Silvia, ma quanto le scrivo esprime l'inquietudine di molte persone per la sua liberazione e la sua vita: tante voci che fanno da sottofondo a questa nuova lettera aperta".